lunedì 31 gennaio 2011

Sì al Federalismo ma come Patto Costituzionale e non come strumento di propaganda politica

In tanti mi hanno cercato dopo il faccia a faccia con Sala della Lega Nord sul Federalismo Fiscale. E' risultato evidente che loro non hanno interesse a sedersi al tavolo con noi. Vogliono chiudere subito questa partita ed usarla come strumentalmente per comunicare ai loro elettori il Risultato raggiungo. In questo modo si scaricano sugli Enti Locali tanti problemi e non si fa il vero federalismo fiscale, che può essere messo in campo solo come un Patto Costituzionale che chiarisca una volta per tutte le competenze e le risorse attribuite ai diversi enti.

Evitiamo l'ennesima farsa propagandistica a spese dei cittadini

Antonio

Un governo debole e privo di maggioranza parlamentare continua a scaricare sul sistema delle autonomie il peso delle proprie contraddizioni e i costi di una politica incapace di portare il sistema paese fuori dalla crisi economica e sociale. Si stanno colpendo i livelli di welfare, l’erogazione di servizi indispensabili per le proprie comunità, gli stessi meccanismi di coesione sociale garantiti in prima linea proprio dal sistema degli enti locali. Il drastico ridimensionamento deciso con la manovra finanziaria per il 2011 dei fondi a carattere sociale (-78% tra il 2008 e il 2011) rappresenta una prospettiva decisamente negativa per un paese colpito dalla peggiore crisi sociale e occupazionale dal dopoguerra. Lo stesso processo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale, accanto alle numerose criticità più volte evidenziate, lascia del tutto ai margini ogni riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire uniformemente su tutto il territoric nazionale. Uno dei capisaldi della riforma federalista viene del tutto ignorato dai provvedimenti del governo.

1. La Carta delle autonomie fatta a pezzi

Anche il disegno di riforma dell’ordinamento locale e la definizione delle funzioni fondamentali degli enti locali, appare abbandonato su un binario morto. Il legame tra risorse attribuite, capacità impositiva e sistema delle competenze degli enti locali è sparito dall’orizzonte per far posto a un ordinamento disegnato a brandelli, in maniera parziale e ispirato alla logica dei «costi della politica», piuttosto che a quella dell’organicità e della coerenza col disegno federalista: l’elencazione delle funzioni fondamentali indicata nel disegno di legge sull’ordinamento locale è in contraddizione con quella indicata nel fisco municipale; la previsione dell’obbligatorietà dell’esercizio associato delle funzioni dei piccoli comuni è del tutto scollegata dalla necessità di costruire un adeguato ente locale di base al quale legare crescenti poteri fiscali. È sostanzialmente ignorata ogni concreta capacità di avviare un vero governo delle aree metropolitane; la stessa sorte delle province non è messa al riparo delle insidie di un dibattito ormai solo demagogico circa la loro abrogazione. Non viene risolto a sufficienza il nodo del rapporto tra regioni e sistema dei poteri locali. Vengono infine colpiti gli istituti di democrazia decentrata, le forme di partecipazione e i livelli stessi della rappresentanza democratica nelle assemblee elettive.

2. La scatola vuota del federalismo fiscale

I decreti legislativi di attuazione del federalismo fiscale sono delle scatole ancora vuote. Essi rinviano a successivi studi ed elaborazioni che li sottraggono sostanzialmente ad ogni controllo politico e parlamentare. Gli schemi di decreti sul fisco municipale fin qui presentati contengono molte incognite e sollevano forti perplessità sulla coerenza con lo spirito e la lettera della legge delega n. 42/2009, oltre che sulla reale corrispondenza ai principi di autonomia finanziaria e impositiva. Non sono quantificate le risorse da conferire al sistema degli enti locali e non è colto il legame chiaro e indissolubile tra conferimento delle risorse, finanziamento delle funzioni del governo locale e introduzione del criterio dei fabbisogni standard. Alla base imponibile che dovrebbe costituire la fonte del prelievo fiscale è sottratta quella maggiormente caratteristica del territorio, cioè l’Ici sulla prima casa, che esigenze elettoralistiche hanno demagogicamente sottratto alla disponibilità dei comuni. Lo stesso fondo di riequilibrio altro non è che un ricettacolo centralista consegnato alla gestione del ministero dell’economia. È del tutto assente ogni riferimento al principio del beneficio e quindi della corrispondenza tra imposizione locale e servizi generali e indivisibili erogati a cittadini e imprese. Il governo ha dovuto fare i conti con i gravi limiti della proposta iniziale, evidenziati anche da Legautonomie, impegnandosi a riscrivere il decreto originale, ridimensionando il peso delle imposte sui trasferimenti in favore di una compartecipazione Irpef, rafforzando la clausola di salvaguardia per i comuni, rendendo obbligatoria l’imposta municipale secondaria. Siamo però ancora dentro un assetto della finanza locale rigido e largamente dipendente da scelte centraliste: la compartecipazione Irpef, sebbene meno sperequata rispetto all’imposizione immobiliare è pur sempre finanza derivata e fino al 2014 i sindaci continueranno ad avere le mani legate per quanto riguarda l’autonomia tributaria. Il recupero dell’esenzione dei beni ecclesiastici dall’Imposta municipale propria (inizialmente non prevista) avverrà a discapito degli immobili relativi all’esercizio di attività di impresa, arti e professioni ovvero posseduti da enti non commerciali, che non beneficeranno più della riduzione del 50% dell’Imu disposta nel testo iniziale del decreto e subiranno perciò un pesante aggravio *** rispetto all’attuale regime Iei.

3. I conti non tornano

Inoltre, come Legautonomie aveva già denunciato per prima, vengono consolidati i tagli ai trasferimenti erariali decisi con la manovra estiva e confermato il rischio di un ammanco di risorse superiore al miliardo di euro legato all’introduzione della cedolare secca sugli affitti il cui gettito verrebbe attribuito dal 2011 ai comuni. Ciò rischia di aprire una vera e propria voragine nei bilanci comunali. In termini di competenza la perdita, secondo elaborazioni confermate dagli uffici studi di Montecitorio, è pari a 525 milioni di euro nel 2011. A questa cifra va però aggiunto l’ipotetico recupero di evasione, che la Relazione tecnica del governo quantificava in ben 440 milioni di euro per il 2011.

4. La legge di stabilità: una manovra iniqua e centralista

L’approvazione della Legge di stabilità 2011 non cambia il quadro che si prospetta per gli enti locali, che l’anno venturo dovranno fare i conti con la manovra di bilancio più centralista da molti anni a questa parte. H nodo di fondo rimane la ripartizione dei sacrifici, del tutto squilibrata a danno delle autonomie territoriali. La quota parte di comuni, province e regioni è altissima: il 40% nel 2011 e il 34% nel 2012. E’ una sproporzione evidente rispetto al peso che il comparto degli enti territoriali ha sulla spesa e sul debito pubblico. Anche il decreto del ministero dell’interno con cui vengono stabiliti i criteri di ripartizione dei tagli effettuati con il decreto legge 78 conferma, attraverso la logica dei tagli lineari, il modo di procedere iniquo e distante dalla concreta realtà di questo governo. La riduzione proporzionale uguale per tutti, infatti, è in netta contraddizione con i principi della legge delega sul federalismo fiscale (finanziamento integrale in base al fabbisogno standard delle spese riconducibili alle funzioni fondamentali, premi e sanzioni in relazione alla virtuosità, ecc. poiché penalizza maggiormente gli enti con minori entrate — correnti pro-capite, in cui la finanza derivata ha un peso rilevante e svolge anche una funzione perequativa.

5. Un patto di stabilità a somma zero

Rispetto alle scelte del dl 78/2010, la principale novità introdotta dalla legge di stabilità è il nuovo Patto interno di stabilità che ripartirà diversamente i sacrifici tra i singoli enti, ma con la manovra invariata il gioco sarà a somma zero. Alcuni ci guadagneranno, altri ci perderanno. Rispetto a quello attualmente in vigore, il saldo obiettivo (sempre definito in termini di competenza mista) viene calcolato in percentuale della spesa corrente media del triennio 2006-2008. Per evitare ’salti’ eccessivi rispetto ai saldi obiettivi derivanti dalla vecchia normativa, viene prevista una riduzione del 50 per cento della differenza tra nuovo e vecchio saldo. E’ introdotto un limite assai stringente per l’aumento dello stock di debito, di cui si dispone il blocco se le spese per interessi sono superiori all’8 per cento delle entrate correnti. E una norma eccessiva, che avrà come conseguenza una ulteriore compressione degli investimenti locali e l’inibizione di ogni politica anticiclica e di contrasto alla crisi da parte del sistema delle autonomie. Le poche novità che vanno in direzione di un alleggerimento della manovra 2011 sono largamente insufficienti. La manovra di rientro poteva e doveva essere ripartita in modo diverso, visto che il peggioramento dei conti tra il 2007 e il 2009 è interamente dovuto alle amministrazioni centrali. Sarebbe stata necessaria una coraggiosa assunzione di responsabilità. Si è fatta una scelta diversa, partendo dall’assunto un po’ cinico che ridurre le risorse a comuni, province e regioni è tutto sommato più facile e meno costoso politicamente.

6. Una proposta per un vero federalismo fiscale

Quanto al federalismo fiscale, rimane una chimera o rischia addirittura di trasformarsi in un incubo stando ai numeri e agli attuali contenuti del decreto sul federalismo municipale. Il meccanismo disegnato dalla riforma non ha nulla a che vedere con un vero federalismo fiscale, dove il cittadino vede e paga per i servizi che riceve. Manca una imposizione fiscale sui servizi erogati dai comuni che ricada su tutti i residenti e risponda al criterio del beneficio. Per questo a giudizio di Legautonomie, accanto all’imposizione immobiliare, i cui cespiti dovrebbero però essere completamente gestiti dai comuni, andrebbe invece introdotta una vera e propria tassa sui servizi generali e indivisibili non tariffatili erogati dai comuni, potenziati gli strumenti di autonomia finanziaria e impositiva oltre alla compartecipazione dinamica al gettito di almeno un grande tributo erariale, previsti adeguati fondi di perequazione.

7. Una ripresa dell’iniziativa politica: per i diritti costituzionali di autonomia

Per questo è necessaria una forte ripresa del protagonismo politico del sistema delle autonomie; per affermare i propri diritti costituzionali di autonomia; per la dignità degli amministratori locali; per non vanificare la costruzione di un vero federalismo. Questa politica taglia le gambe al futuro del paese, perché passa dagli enti territoriali la maggior parte degli investimenti pubblici e un pezzo cruciale della rete di welfare e dei servizi pubblici essenziali, esattamente i capitoli di spesa più colpiti dall’impostazio-ne centralista della politica del governo. Un nuovo protagonismo delle autonomie è necessario perché l’Italia, soprattutto, non rimanga ferma al palo. Su questi temi, per valutare le nuove proposte che verranno presentate dal governo, Legautonomie ha convocato per il 14 febbraio p.v. il Consiglio federale dell’associazione, aperto a tutti coloro che vorranno partecipare, per condividere l’impegno a costruire un vero federalismo fiscale. I lavori del Consiglio federale si svolgeranno a Roma, con inizio alle ore 10.30, alla sala del Refettorio, palazzo San Macuto, via del Seminario 76.


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4.000 FIRME PER MANDARE A CASA BERLUSCONI RACCOLTE IN UN WEEKEND IN PROVINCIA DI PISA

Nel primo weekend, in poche ore, nella sola provincia di Pisa sono state raccolte piu di 4000 firme. Un grande risultato che ci dice cosa ne pensano i nostri concittadini di Berlusconi e del suo operato.

Arrivare a 100 mila firme non sarà semplice, ma con l'impegno di tutti sono certo che ce la faremo.
Di seguito gli appuntamenti della prossima settimana dove sarà possibile sottoscrivere la petizione.
Vi terrò informati
Antonio

BIENTINA
sabato 29 e domenica 30 Gennaio sede aperta per il tesseramento e raccolta firme nella piazza del mercato dell'antiquariato
martedì 1 Febbraio ore 10-13 al mercato settimanale
martedì 15 Febbraio ore 10-13 al mercato settimanale
sabato 26 Febbraio cena di autofinanziamento e raccolta delle firme
BUTI

Sabato 5 febbraio in piazza Garibaldi a Buti e in via Sarzanese a Cascine
CALCI
Sabato 5 febbraio ore 10-13 presso la Coop, domenica 6 ore 10-13 in piazza del Comune, mercoledì 9 al mercato
CALCINAIA

Circolo di Calcinaia: sabato 29 gennaio dalle 15 alle 19 in sede (piazza Matteotti 3), domenica 30 dalle 9 alle 12,30 al circolo Arci (via Matteotti), sabato 5 febbraio dalle 15 alle 19 in sede, domenica 6 dalle 9 alle 12,30 al Circolo Arci
Circolo di Fornacette: mercoledì 26 gennaio dalle 18 alle 19,30 in sede (via dell'Argine 5), sabato 29 dalle 16 alle 19 in sede, domenica 30 dalle 10,30 alle 12,30 al circolo Arci in via Tosco-Romagnola, mercoledì 2 febbraio dalle 18 alle 19,30 in sede, sabato 5 dalle 9 alle 12 al mercato in piazza Timisoara e domenica 6 dalle 10,30 alle 12,30 al circolo Arci in via Matteotti
CAPANNOLI
Circolo di Capannoli: dal 29 gennaio al 13 febbraio porta a porta, martedì 1 e 8 febbraio dalle 10 al mercato comunale, sabato 5 e domenica 12 dalle 10 alle 13 e dalle 14,30 alle 19,30 gazebo al centro commerciale in largo Boccaccio
Circolo di S.Pietro Belvedere: dal 28 gennaio al 13 febbraio porta a porta
CASALE
sabato 29 e domenica 30 gennaio, sabato 5 e domenica 6 febbraio, sabato 12 e domenica 13 febbraio: gazebo in Piazza delle mattinate e porta a porta presso tesserati ed elettori del Pd
CASCIANA TERME
CASCINA

Domenica 6 febbraio: al mercato di Cascina
CASTELFRANCO
Sabato 29 e domenica 30 Gennaio al Circolo Arci di Castelfranco
Lunedi 31 Gennaio: in piazza XX Settembre a Castelfranco
CASTELLINA

Venerdì 4 febbraio cena degli iscritti Pd, sabato 12 febbraio porta a porta in Paese e nelle frazioni
CASTELNUOVO

Sabato 29 gennaio in piazza a Castelnuovo e a Sasso Pisano. Mercoledì 2 febbraio gazebo in piazza a Castelnuovo durante il mercato settimanale, sabato 5 febbraio gazebi in piazza a Castelnuovo e Sasso
CHIANNI
CRESPINA
FAUGLIA
GUARDISTALLO
LAJATICO
LARI
Lunedì 31 gennaio dalle 21 in poi al circolo Arci di Lari, mercoledì 9 febbraio dalle 21 in poi al circolo Arci di Perignano, domenica 13 febbraio durante le primarie ai circoli Arci di Perignano, Lavaiano, Cevoli, Lari e al teatro Puccini di Casciana Alta
LORENZANA
MONTECATINI
MONTESCUDAIO
MONTEVERDI
MONTOPOLI
Sabato 5 febbraio gazebo e porta a porta a Marti e Castel del Bosco, sabato 12 a Capanne e Montopoli, sabato 19 a S.Angelica e S.Romano
PALAIA
PECCIOLI
PISA
Sabato 29 gennaio ore 11-13: gazebo in corso Italia davanti a Banca Intesa
Sabato 29 e domenica 30 gennaio, sabato 5 e 12 e domenica 6 e 13 febbraio dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18: raccolta firme al circolo Pisanova in via Galluzzi
POMARANCE
Pomarance: Sabato 29 gennaio ore 10-12 banchetto presso la Coop, giovedì 3 febbraio ore 10-12 banchetto raccolta firme al mercato
Montegemoli, Libbiano e Micciano: porta a porta
San Dalmazio: banchetto al circolo Arci (data da definire)
Montecerboli: banchetto al circolo Arci in via Matteotti (data da definire)
Larderello: banchetto al circolo ricreativo ex Arca in via Fucini (data da definire), lunedì 31 gennaio dalle 7,30 alle 9 banchetto presso lo stabilimento Enel
Serrazzano: banchetto al circolo Arci in via Castello
PONSACCO
Domenica 30 gennaio, domenica 6 e 13 febbraio al circolo Arci Rinascita dalle 10 alle 12, sabato 5 febbraio gazebo davanti alla Coop, mercoledì 9 febbraio dalle 10 alle 12 al mercato
PONTEDERA

Sabato 29 gennaio dalle 15 alle 18 e domenica 30 dalle 10 alle 12 al circolo Fuori del Ponte, sabato 5 febbraio durante l'Assemblea dei lavoratori al Centrum Sete Sois Sete Luas, sabato 12 banchetto in corso Matteotti a Pontedera e dalle 16 alle 20 raccolta firme in tutti i circoli del Comune,
RIPARBELLA
Domenica 6 Febbraio: gazebo e porta a porta
SAN GIULIANO
Circolo di San Giuliano Terme: sabato 29 gennaio ore 15-17 e domenica 30 gennaio ore 10-12 presso il circolo Arci
Circolo di Asciano: sabato 5 febbraio ore 15-17 presso il Circolo Arci
Circolo di Ghezzano: sabato 29 gennaio ore 15-17 e domenica 30 gennaio ore 10-12 presso il Circolo Globo Verde
Circolo del Lungarno: sabato 29 gennaio ore 15-17 presso il Circolo Arci di Campo e domenica 30 gennaio ore 10-12 presso Circolo Arci di Colignola
Circolo di Agnano: sabato 5 febbrario ore 15-17 e domenica 6 febbraio ore 10-12 presso il Circolo Arci
Circolo di Gello: sabato 29 gennaio ore 15-17 e domenica 30 gennaio ore 10-12 presso il Circolo Arci
Circolo di Orzignano: sabato 29 gennaio ore 15-17 e domenica 30 gennaio ore 10-12 presso Circolo Arci
Circolo di S. Martino/Pontasserchio: sabato 5 febbraio ore 15-17 presso il Circolo Arci di Pontasserchio e domenica 6 febbraio ore 15-17 presso il Circolo Arci di San Martino Ulmiano
Circolo di Metato/Madonna Dell'Acqua: sabato 29 gennaio ore 15-17 e domenica 30 gennaio ore 10-12 presso il Circolo Arci di Metato
Circolo di Pappiana: sabato 29 gennaio ore 15-17 e domenica 30 gennaio ore 10-12 presso il Circolo Arci
Circolo del Lungomonte: sabato 5 febbraio ore 15-17 e domenica 6 febbraio ore 10-12 presso il Centro Civico di Ripafratta
SAN MINIATO
Sabato 29 Gennaio dalle 21,30 alle 23 alla Casa Culturale S.Miniato Basso, alla Casa del popolo a Ponte a Egola, alla Casa del popolo a La Scala, alla Casa del Popolo di Corrazzano
SANTA CROCE
Sabato 29 Gennaio dalle 10 alle 13 al mercato e dalle 10 alle 12 al Circolo. Domenica 30 dalle 10 alle 12 al Circolo
SANTA LUCE
SANTA MARIA A MONTE
Sabato 29 e domenica 30 gennaio dalle 9 alle 20 in tutti i circoli Arci del comune
TERRICCIOLA

Domenica 6 febbraio alle 10,30 in piazza XXV Luglio
VECCHIANO

Avane: sabato 29 gennaio dalle 16 alle 18 al circolo Arci di via di Cafaggio
Filettole: sabato 5 febbraio dalle 15 alle 19 al circolo Arci di Piazza Allende
Migliarino: sabato 29 e domenica 30 gennaio dalle 14 alle 16 al circolo Arci di via Mazzini
Nodica: sabato 29 dalle 16 alle 18 e domenica 30 gennaio dalle 9 alle 12 al circolo Arci di via del Serchio
Vecchiano: sabato 29 e domenica 30 gennaio dalle 16,30 alle 19,30 al circolo Arci di via Manin
VICOPISANO
VOLTERRA
Sabato 29 ore 10 a Volterra in via Turrazza angolo piazza dei Priori
Domenica 30 durante la mattina a Villamagna


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BALENOTTERA MORTA, VOGLIAMO VEDERCI CHIARO

“Occorre vederci più chiaro e dare anche indicazioni precise e uniformi di comportamento e di procedure agli enti coinvolti in questi casi”. Ermete Realacci preannuncia una interrogazione parlamentare al Ministero dell’Ambiente sul caso della balenottera che è morta andando ad arenarsi sulla spiaggia di San Rossore (Pisa).

“E’ giustificato porsi la domanda sul perché di questi fenomeni di spiaggiamento che spesso portano alla morte dei cetacei e occorre vedere chiaro su cause e possibili rimedi - argomenta Ermete Realacci - inoltre visto che ogni caso rischia di essere trattato in modo diverso credo che, sotto il profilo istituzionale, sarebbe utile stabilire un protocollo di interventi che standardizzi le azioni sia da un punto scientifico che da un punto di vista delle responsabilità operative e delle modalità di soluzione dei problemi che si innescano a seguito di questi episodi a partire dal tema del corretto smaltimento delle carcasse.

Se ci fosse una azione coordinata di indagini scientifiche e di rilevamento dei dati secondo modalità più uniformi e capillari possibile,- è il ragionamento di Realacci - probabilmente saremmo in grado di cominciare a porre le basi per dare una risposta ad un fenomeno che purtroppo sembra in crescita. E’ importante cercare di capire sopratutto se questi casi sono determinati da cause di natura ambientale e nel caso se possano esserci anche conseguenze per la salute umana oltre che per gli equilibri degli ecosistemi marini.

In quest’ottica potrebbe essere utile pensare ad investire di un ruolo il Consorzio per il Centro Interuniversitario di Biologia Marina ed Ecologia Applicata "G. Bacci" di Livorno cui partecipa anche l’ISPRA l’istituto per le ricerche ambientali del Ministero dell’Ambiente oltre che del Parco naturale di Migliarino Massaciuccoli e San Rossore( con le sue competenze sulla gestione dell’Area Marina Protetta delle Secche della Meloria) e le autorità locali”.

Di seguito il testo integrale dell’interrogazione

Interrogazione scritta

Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare:

Per sapere premesso che
da notizie di stampa nazionale e locale si apprende dello spiaggiamento, nella mattinata del 26 gennaio 2011, di un esemplare maschio di balenottera comune sulla spiaggia del parco di San Rossore in provincia di Pisa. Dalla posizione della carcassa, a pancia all’aria, si deduce che la balena era già morta quando si è piaggiata;

la balenottera comune è il secondo animale del pianeta per dimensioni, dopo la balenottera azzurra. Può raggiungere e superare i 26 m di lunghezza. Attualmente le popolazioni di questo cetaceo sono seriamente compromesse dalla caccia baleniera e dall’inquinamento presente nell’ecosistema marino;

a vederla agonizzare, in mare aperto, sono stati alcuni pescatori di Viareggio. Hanno raccontato che avesse perso l’orientamento e che sembrava respirasse anche a fatica. Per due giorni, “Regina” così è stata soprannominata, ha lottato davanti alle coste della Versilia spiaggiandosi poi sul litorale compreso, tra il fiume Morto e il Serchio, nel comune di San Giuliano Terme, a Pisa;

inoltre, una settimana fa, già a largo del tratto di mare antistante Massa Carrara era stato avvistato un cetaceo di grandi dimensioni. Quest’ultimo presentava una grossa cicatrice sulla pinna dorsale, elemento la cui verifica non è ancora eseguibile sulla balenottera di San Rossore a causa della posizione della balenottera;

tecnici dell’Arpa Toscana, biologi marini dell’Università di Pisa, personale del Parco Regionale di Migliarino - San Rossore – Massaciuccoli sono impegnati, oltre che nella rimozione dell’animale, ad indagare la cause della morte, poiché come spiega il Presidente del Parco dell’ex tenuta presidenziale, Giancarlo Lunardi: "Apparentemente la carcassa non presenta segni evidenti di traumi o malattie";

le ipotesi sulla morte in campo sono però molteplici, si va dalle cause naturali, dal soffocamento a causa delle plastiche (sacchetti ed altri oggetti alla deriva), all’urto con una nave o una malattia;

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda dello spiaggiamento della balena a San Rossore. Se non ritenga utile affiancare ai tecnici e ai biologi già impegnati, anche le strutture specializzate del Ministero dell’Ambiente, come i ricercatori dell’ISPRA, al fine di accertare le cause della morte del cetaceo, che è elemento utile a verificare lo stato di salute della fauna e della flora nel Mar Mediterraneo, azione utile alla tutela dell’ambiente marino; nonché di standardizzare e coordinare le procedure per lo studio scientifico del fenomeno e dei compiti da assegnare alle varie autorità e alle istituzioni coinvolte.


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sabato 29 gennaio 2011

Un team inWINcibile


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PD Pratale: il problema non sono gli stalli blu, ma il parcheggio selvaggio.

Condivido totalmente quanto riportato nella nota di seguito da Francesco.

E voi?



Nel leggere l'articolo di oggi sulla Nazione, stupisce che si continui a demonizzare la soluzione degli stalli blu, oltretutto se pensiamo che ai residenti verrebbero assegnati fino a tre permessi gratuiti di sosta per nucleo familiare. Primo punto da chiarire, non c'è da allarmarsi, perché nessuno ha già deciso per questa soluzione. E' in atto un dibattito per capire qual è per i residenti la soluzione migliore. Per trovare una soluzione all'aggressione quotidiana alle strade del quartiere. Nei giorni scorsi, come riportato, c'è stata una riunione del circolo PD Pratale con l'assessore Gay e Becuzzi della Pisamo proprio per parlare della situazioni e degli strumenti per risolverla. Un fatto è certo, come è emerso anche dal sondaggio svolto dalla Pisamo: non essendo i parcheggi a pagamento, è normale che molti che lavorano in centro o che devono arrivare per motivi diversi in città, vengono a parcheggiare nelle strade del quartiere. Per capire il fenomeno basta venire un giorno qualungue dal lunedì al venerdì e poi venire anche la domenica, per vedere la differenza. Il problema, come segnalano molti cittadini, è che il parcheggio spesso è selvaggio e impedisce a molti residenti, banalmente, di uscire dai propri passi carrabili con le loro autovetture, di camminare sui marciapiedi, di circolare per i vicoli più stretti. C'è chi addirittura ha reagito disegnando per strada, davanti alla propria abitazione, uno stallo di sosta privato. E ditemi se questa non è una reazione esasperata! Di questo stiamo parlando. Non stiamo discutendo di principi astratti.

Come PD pensiamo che gli stalli blu rappresentino una buona soluzione. Non l'unica, ma forse, per i residenti, la migliore. Fino ad ora l'atteggiamento, voluto soprattutto dal centrodestra, è stato di urlare allo scandalo, senza neanche considerare il problema che c'è. Per questo dà fastidio sentir affermare cose non vere, come per esempio che gli stalli blu sono un modo per fare cassa. Il Comune non ha interesse a farli ad ogni costo, soprattutto in un momento come l'attuale di difficoltà a far quadrare i bilanci. Il Comune, come nel caso di San Marco-San Giusto, fa gli stalli blu se i cittadini li vogliono.

A chi ha firmato la petizione dei mesi scorsi, apparsa anche su questo giornale, chiedo: vi era stato detto che i residenti non pagherebbero e che avrebbero più facilità di trovare il parcheggio? A me è stato riferito di no. Allora dico: è facile raccogliere le firme spaventando le persone e senza dare tutte le informazioni!

Concludo dicendo: gli stalli blu potrebbero essere una buona soluzione perché sarebbero controllati e quindi obbligherebbero gli automobilisti tutti, residenti e non, a parcheggiare bene. Che è la cosa più importante.

Francesco Pierotti

Segretario PD Pratale


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Quasi 500 firme raccolte in due ore per chiedere a Berlusconi di dimettersi

Stamani eravamo in tanti in Corso Italia. Tutti i circoli del PD di Pisa hanno aderito alla nostra proposta. Puntuali alle 11 molti militanti e simpatizzanti hanno contribuito a presentare la raccolta firme per chiedere a Berlusconi di dimettersi. Abbiamo organizzato un semplice banchetto riconoscibile dalle bandiere del PD e in 2 ore quasi 500 persone hanno firmato la nostra sottoscrizione. non era mai successo che in cosi poco

tempo si raccogliessero cosi tante firme.

Il messaggio e' chiaro! Ora bisogna raggiungere l'obiettivo che ci siamo dati. Raccogliere 100 mila firme in provincia di Pisa. Non sarà semplice ma ce la metteremo tutta

P.s. grazie a tutti per il grande supporto


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venerdì 28 gennaio 2011

giovedì 27 gennaio 2011

Nel centro storico esercizi di somministrazione devono avere almeno una superficie di 50 mq‏

Una proposta innovativa e che guarda ai cittadini!

“Per l'apertura di nuovi esercizi di cui al comma 3 bis) ricadenti nel perimetro Centro storico, così come individuata dai vigenti strumenti urbanistici, estesa alla zona della stazione ferroviaria Pisa Centrale, contigua al centrostorico ed interessata al flusso turistico, costituita da Via Mascagni, Viale Gramsci e relative gallerie, Via Puccini e Piazza della Stazione è richiesto il seguente requisito aggiuntivo:
d) per gli esercizi di somministrazione, superficie minima di somministrazione di 50 mq, per gli esercizi che effettuano la vendita per il consumo sul posto, superficie complessiva del locale di almeno 50mq."

Potete scaricare qui la delibera completa


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Per non dimenticare mai

Vi segnalo questo splendido articolo scritto da Walter Veltroni sulla rivista on line La Perfetta Letizia. La vicenda di Ferdinando Valletti, ex calciatore del Milan e deportato nel campo di sterminio di Muthausen, dove è riuscito a sopravvivere e ad aiutare molti suoi compagni di prigionia, è emblematica di un fenomeno che ha offeso la dignità dell'uomo, prima ancora che di un popolo.

Riprendo allora le parole di Walter: "Perché osservare, riflettere, ascoltare, mantenere viva la memoria sono gli strumenti più efficaci per prevenire nuove sopraffazioni, per sconfiggere l’esclusione, l’intolleranza, ogni tipo di discriminazione che può presentarsi oggi, sotto altri aspetti, facendo leva su suggestioni e argomenti differenti. E perché la memoria di ciò che è stato, della nostra storia, è parte fondamentale della nostra identità, della nostra unità nazionale."

Impossibile non sottoscrivere questi pensieri e ricordare, nella Giornata della Memoria, questa  terribile tragedia, a monito e insegnamento per le generazioni future. PER NON DIMENTICARE MAI

Antonio


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Obama rilancia sulla Green Economy

E' notizia di ieri che l'energia rinnovabile sarà al centro del progetto di rilancio dell'innovazione e della competitività americana. Nel giorno in cui la portabandiera della politica energetica della Casa Bianca, Carol Browner, ha dato le sue dimissioni dalla carica di "zarina dell'energia", il presidente Obama ha addirittura rilanciato sul fronte energetico con una raffica di proposte per promuovere le rinnovabili e mettere in circolazione un milione di veicoli verdi entro il 2030. Anche dopo lo stop subito al Senato (http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-01-26/rilancio-energia-rinnovabile-131215.shtml?uuid=AalU862C)


Un leader politico deve avere la capacità di immaginarsi il futuro. Di capire come evolvono le nuove e tecnologie e di essere un visionario.
In Italia non abbiamo un vero leader politico (se non per tattica e opportunismo), che sappia guardare al futuro con gli occhi di un bimbo.
Cerchioamolo presto altrimenti Aurevoir SVILUPPO
A


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Trovata la soluzione condivisa per la Sede di Rebeldia

Mi fa piacere leggere che ieri la conferenza dei Servizi abbia trovato una soluzione condivisa per risolvere il problema della sede di Rebeldia. Questo è solo il punto di partenza di un nuovo rapporto tra associazioni e amministrazione Comunale. Un rapporto che parta dal rispetto della legalità, dalla valorizzazione delle attività delle associazioni e da un nuvo rapporto evoluto con i cittadini del quartiere. Un bel risultato che è la dimostrazione dell'impegno dell'amministrazione (Sindaco, Assessorie tutti quei consiglieri comunali che sottotraccia per tanto tempo si sono impegnatiper fluidificare la situazione), che, a differenza di altri, non hanno mai cercato popolarità con le pacche sulle spalle, ma non hanno smesso un attimo di occuparsi seriamente del problema.


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mercoledì 26 gennaio 2011

Sport e Parrocchia - un interessante convegno promosso dal CSI‏

Lo sport e la parrocchia possono camminare di pari passo. Anzi fare sport in parrocchia è il modo migliore per far avvicinare tanti ragazzi alla fede.

Diffondiamo la notizia di questa iniziativa davvero interessante

Grazie al Csi
Antonio



CONVEGNO “ABITARE LA PARROCCHIA”


4 Febbraio 2011 – ore 21,00
Auditorium Opera del Duomo
P.zza Arcivescovado - Pisa


introduce                  

Don Claudio Bullo  Consulente ecclesiastico provinciale CSI Pisa

partecipano  

Pierpaolo Barni       Presidente regionale CSI di Toscana
                                    Don Luca Meacci    Consulente ecclesiastico regionale CSI di Toscana

       “Sport e Parrocchia: pastorale sportiva e progetto del CSI”
                                   Mons. Claudio Paganini  Consulente ecclesiastico nazionale CSI

“Sport in Parrocchia: palestra di vita e di fede”
                                   Marcello Tognoni  Incaricato Cet  per lo Sport - Turismo - Tempo Libero

“L’esperienza: le Olimpiadi interparrocchiali”
                                   Michele Conforti - Fabio Marchetti - Nicola Cozzi - Salvatore Filomena
Commissione  Sport e Parrocchia CSI Pisa

intervento di

S.E.  Mons.  Giovanni  Paolo  Benotto   Arcivescovo  di  Pisa

conclusioni    

Alfonso Nardella    Presidente provinciale CSI Pisa


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Assemblea Regionale PD delle Lavoratrici e dei Lavoratori - Pontedera 5 Febbraio‏



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Aumentiamo gli alloggi per gli studenti

Pisa, fino a qualche anno fa, riusciva a coprire interamente le richieste di posto alloggio per gli aventi diritto. Il contemporaneo innalzamento della soglie Isee, da 15 mila euro a 17 mila euro, e la chiusura della Casa dello studente Paradisa, che disponeva di 522 posti letto, ha portato ad una copertura appena superiore al 58% degli aventi diritto oltre ad un innalzamento del costo medio per posto letto.
Di fronte a questo scenario bisogna evidenziare il fatto che Firenze e Siena, le quali al momento della creazione della Azienda Unica Regionale per il Diritto allo Studio partivano da una situazione peggiore rispetto a quella pisana, potrebbero arrivare a coprire, a fine 2011, rispettivamente il 71% e addirittura il 92% degli aventi diritto.
Le problematiche serie che sta vivendo il Dsu pisano devono essere superate. Perché questo avvenga è necessaria un'attività propositiva da parte della struttura locale e regionale dell' Ardsu e un impegno, sia di tutte le forze politiche sia dell'amministrazione comunale e regionale, nel cercare soluzioni e sinergie in tempi brevi.
Dobbiamo ripartire quindi da una valorizzazione degli stabili della Praticelli e della casa dello studente Paradisa, la quale giace da anni in condizioni di abbandono e il cui recupero sarebbe sicuramente positivo per le esigenze locali.
La previsione di apertura di nuove case dello studente per un totale di 260 posti letto (Via dell'Occhio, San Cataldo, Via da Buti), insieme alla riapertura della Paradisa (522 posti letto) o all’esplorazione di altre possibili opportunità porterebbe ad un aumento significativo dei posti letto a Pisa (si passerebbe dagli attuali 1553 a 2345) così da avvicinarci al numero di richiedenti l'alloggio di quest'anno, circa 2700.
Ma i problemi non sorgono solamente in relazione alla questione alloggi. L'Azienda pisana si era sempre impegnata per favorire la mobilità studentesca attraverso i mezzi pubblici consentendo l'acquisto di abbonamenti a prezzo agevolato. Questa iniziativa, pur con il progressivo aumento dei costi, aveva riscosso un gran successo e portato al Cpt, nell'ultimo anno, circa 15 mila abbonamenti.
Chiediamo che questo tipo di iniziativa non venga a cadere, ma che anzi venga estesa agli altri territori, in modo da sostenere una mobilità – quella con mezzi pubblici – più compatibile ambientalmente e di minor impatto sul traffico urbano ed extraurbano.

Pasqualino Albi
Carmelo Mamone
(Circolo università e ricerca Pd Pisa)


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martedì 25 gennaio 2011

I luoghi del cuore e la Stazione Marconi di Coltano: peccato!

Ci siamo arrivati davvero vicini, ma per circa 500 voti non ce l'abbiamo fatta! La Stazione di Coltano è arrivata sesta nel concorso "I Luoghi del Cuore", che finanziava la ricostruzione dei primi 5 classificati.

Ma la Stazione rimane nel nostro cuore e non la dimentichiamo: cercheremo di farla rinascere in altro modo! Grazie comunque a tutti per l'impegno. Vi terrò aggiornato sui prossimi passi.


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Raccolta 100.000 firme per la campagna "BERLUSCONI DIMETTITI"

Non è semplice raggiungere questo numero di firme... sono quasi gli elettori del PD delle politiche 2010.
Ma ci proveremo e daremo anche in questo caso il nostro contributo

Chiunque di voi voglia darci una mano può contattarmi a:
mazzeo@pdpisa.it
335447979


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Il Coordinamento Territoriale del PD esprime una chiara posizione sul tema dei rifiuti in Provincia di Pisa

Non è un tema semplice. E lo si vede sia dalla lunghezza del documento (che potete scaricare qui), ma anche dalla lunga e articolata discussione avvenuta ieri in Direzione Regionale.

Un partito vivo quello Pisano. Che discute, si confronta e decide. In questo caso anche all’unanimità. Questo è il modello di lavoro scelto dalla nostra segreteria. Incontri frequenti, sui temi (anche quelli piu complessi) e poi azione.

Tornando al tema dei rifiuti. Noi crediamo che la soluzione non possa essere la rinuncia alle opportunità di crescita. Pensiamo che un moderno partito della sinistra riformista debba porsi come obiettivo non già la crescita bensì lo sviluppo, qualificato sotto molteplici aspetti, tra i quali la sostenibilità ambientale, sociale ed economica, dando rappresentanza ai segmenti produttivi della società e sapendo riorientare le dinamiche di crescita secondo un nuovo paradigma di progresso. Serve un cambio di approccio, che incida sul modello di sviluppo e attraverso una adeguata programmazione sappia interpretare più fedelmente la strategia europea e la sua scala di priorità, essendo capace di trasformare quello che oggi è un problema (i rifiuti) in risorse, anche dal punto di vista economico. L'obiettivo è dissociare lo sviluppo dall’aumento della produzione di rifiuti di qualsiasi genere. Lo diciamo con forza e con la speranza che i cittadini possano seguirci in un percorso irto e pieno di ostacoli.

Riteniamo essenziale rispettare in tutti e 5 i punti la direttiva europea 98/2008/CE, recepita poche settimane fa anche dall’Italia. I principi di riduzione, preparazione al riutilizzo, riuso e riciclo, recupero anche energetico (la normativa fissa i requisiti minimi per il riconoscimento di ciò che si può classificare come tale: occorre infatti assicurare il raggiungimento di un fattore minimo di efficienza), mentre si considera ormai marginale il conferimento in discarica. Riteniamo ci sia bisogno di rafforzare questo indirizzo nei piani di prossima redazione: siamo convinti infatti che le discariche siano uno strumento da superare, in quanto costituiscono il modo meno virtuoso e più impattante sull’ambiente di gestire i rifiuti, oltre ad essere la soluzione che disincentiva ogni forma di comportamento consapevole di cittadini, enti pubblici ed imprese rispetto agli obiettivi di differenziazione, riciclo e recupero. Occorre perciò attuare politiche fondate sulla strategia europea puntando in primo luogo alla riduzione dei rifiuti, in quantità e pericolosità, e fissando non solo obiettivi di differenziata bensì anche obiettivi di riciclo, riuso e recupero di ciò che differenziamo.

Al termine della Direzione si è deciso che i principi e gli obiettivi a cui indirizzarsi nella redazione degli strumenti di programmazione siano i seguenti:

· previsione di azioni orientate alla diminuzione della produzione dei rifiuti, al loro riutilizzo o al recupero attraverso la promozione di accordi con il settore della ricerca per la sperimentazione e produzione di materiali meno obsolescenti e riutilizzabili, con la grande distribuzione, le imprese del settore edile, il mondo della produzione, per raggiungere obiettivi di differenziazione e riciclo di materiale;

· previsione di specifici obiettivi di riciclo oltre che di differenziata, con l'impegno degli Enti locali a incrementare la quota di acquisti verdi;

· previsione del superamento del sistema di conferimento in discarica e della graduale chiusura di quelle attualmente presenti sul nostro territorio, individuando le soluzioni ambientalmente, socialmente ed economicamente più sostenibili;

· previsione di una dotazione impiantisca orientata alla massima specializzazione e sicurezza sul piano dell'impatto su ambiente e salute, impiegata anche per il recupero e la valorizzazione energetica dei rifiuti; tale programmazione dovrà evitare soluzioni frammentate, affermando invece il principio della differenziazione territoriale degli impianti, in modo da individuare veri e propri “poli” specializzati nel trattamento di differenti tipologie di rifiuto all'interno della nostra area;

· privilegiare, attraverso i vari strumenti della pianificazione, soluzioni impiantistiche che prevedendo il coinvolgimento dell'attore pubblico possano garantire maggiore trasparenza e controllo dei processi, e potenziare il ruolo, la presenza e gli strumenti a disposizione delle agenzie e degli enti preposti al controllo degli impatti e alla tutela di ambiente e salute.

· in merito all’individuazione del soggetto unico della gestione del ciclo integrato dei rifiuti, si esprime un giudizio positivo sul percorso di riassetto societario di Geofor Spa. E auspichiamo che sia colta ogni possibilità di valorizzazione del patrimonio di esperienze, professionalità e degli stessi livelli occupazionali nel settore, mettendo la società nelle condizioni di poter competere adeguatamente al momento dell’affidamento della gestione.

In questo senso dunque riteniamo che debba essere approvato prima della stesura dei relativi piani interprovinciali – che hanno una tempistica ancora piuttosto lunga, tenuto conto anche del possibile impatto che la promulgazione delle linee guida regionali avranno sulla redazione dei piani interprovinciali – un atto di indirizzo provinciale che orientino le scelte anche in questo periodo di vacatio.

Secondo me si è fatto davvero un bel lavoro. E’ solo l’inizio di un cammino che ci porterà ad un articolato piano provinciale dei rifiuti. La nostra posizione è chiara. Adesso attendiamo quella dei nostri alleti

Antonio


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lunedì 24 gennaio 2011

L'inziativa di Santa Luce - 27 gennaio ore 21.15



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La relazione di Nocchi all'Assemblea Provinciale - sguardo al futuro con attenzione alla nostra identità

Bravo Francesco. La condivido completamente.
A Pisa stiamo lavorando davvero bene. Confrontandoci sui temi e poi decidendo.
Molto bene l'apertura sul senso dell'Unità d'Italia e i passaggi sulle primarie che sono fondative per il nostro Partito, ma che devono partite dalla condivisione dei programmi


RELAZIONE FRANCESCO NOCCHI

Mi sembra particolarmente significativo aprire la nostra discussione di oggi con una riflessione sulle prospettive dell’Italia, a 150 anni dalla costituzione di uno Stato unitario. Dobbiamo vivere i 150 anni dell'Unità d'Italia come una possibilità di riflessione sul Paese e sulle vere ragioni dell'Unità nazionale oggi. Questo alla luce del paradosso e dell'anomalia italiana di avere una coalizione di governo (basata sull'asse Lega-Pdl) che ha fondato gran parte del proprio consenso su una ipotesi di dissoluzione del Paese (continua nel resto del post).

Anche allora il risultato unitario fu il frutto del convergere di strategie estremamente diverse e lasciò irrisolti nodi importanti di integrazione tra le diverse aree territoriali del Paese e di costruzione di un legame organico tra le masse popolari e lo Stato. Ecco: 150 anni dopo le ragioni dello stare insieme degli Italiani appaiono deboli come non mai e il declino del Paese si presenta come un rischio per nulla teorico. I rischi sono di natura politica, culturale e sociale.

Della pericolosa regressione, del rischio declino, ne abbiamo già parlato tante volte. Anche nella mia relazione al Congresso avevo elencato dati e indicato chiavi di lettura che non ripeto. Penso al tema della tenuta degli Enti Locali. Penso a quello che si muove nella società; altre ricerche uscite nei giorni scorsi hanno di nuovo posto l'accento sulla drammaticità della condizione italiana. Faccio riferimenti ai dati del rapporto Istat “Noi Italia” e per la nostra regione ai dati Irpet. Cinque dati.

1) circa il 45% dei disoccupati è in cerca di lavoro da oltre un anno;

2) l'Italia è prima in Europa per numero di ragazzi che abbandonano gli studi e non lavorano tra i 15 e i 30 anni , mentre il tasso di disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) è pari al 25,4%;

3) le donne occupate sono solo il 46,8% contro il 68,6% degli uomini il tasso di occupazione femminile è in costante diminuzione;

4) il lavoro nero è circa il 12% del totale;

5) in Italia ogni 100 giovani ci sono 144 anziani.


Ovviamente tutto questo incide sull'effettività del principio di uguaglianzia, sulla tenuta del sistema di welfare, sul peso gravante sugli enti locali, penso ai servizi sociali e alle politiche per la casa, ecc. Tutto questo avviene nel pieno di una fase di ridefinizione dei rapporti economici a livello delle grandi aree del mondo, e si tratta di una ridefinizione che mette pesanemente a rischio l’avvenire dell’Europa e la tenuta del suo modello sociale. In questo quadro l’Italia si presenta come il Paese che, tra quelli più importanti dell’Ue, è il meno capace di valorizzare le proprie risorse umane e di dare un futuro alle proprie giovani generazioni.

Si presenta come uno dei paesi con il livello di crescita più basso, ed il confronto con la Germania ci fa capire che il nodo non sta certo nel costo del lavoro o peggio nel livello di tutela dei diritti dei lavoratori, ma sta piuttosto nella capacità di legare il lavoro e gli investimenti al sapere, alla ricerca e all’innovazione. Invece il nostro è il solo tra i Paesi avanzati che sta disinvestendo in questi campi non solo in termini economici, ma anche con discutibili scelte legislative (Ddl Gelmini) che noi consideriamo dannose e sbagliate.

L'Italia si presenta come il Paese che ha il debito pubblico più alto dell'UE (120% del Pil, dopo che il governo Prodi, solo 2 anni fa, lo aveva lasciato al 103%). Questo in un momento in cui l'Europa tende a imporre ricette drastiche per il rientro dal debito, e in cui quindi si palesa all’orizzonte, già nel 2011, la necessità di operazioni durissime, che metterebbero a rischio forse irrimediabilmente la coesione sociale del nostro Paese se non fossero condotte secondo criteri di equità. Oppure, e sarebbe ancora peggio, ci condannerebbero a situazioni di tipo greco o irlandese.

Sta qui l’importanza dell’indicazione centrale dei più recenti discorsi del segretario nazionale Bersani: solo una politica che riduca le disuguaglianze (a partire dal prelievo fiscale e dalla necessaria redistribuzione in favore del lavoro e della produzione) e che ridia fiato al reddito e ai consumi dei ceti medi e popolari può consentire all’Italia di combinare l’indispensabile risanamento finanziario con una ripresa della crescita.

Dobbiamo però farci un discorso di verità. Quindici anni di berlusconismo hanno sfibrato il tessuto connettivo del Paese. Hanno accentuato tutti gli egoismi di tipo territoriale, categoriale, corporativo, hanno depresso i sentimenti di solidarietà, il senso civico, la disponibilità a puntare sulla ricerca di soluzioni collettive dei problemi. E tutto questo non è accaduto solo nel centrodestra. Vi pare che il Paese, dal semplice cittadino alla società civile, agli intellettuali, alla classe dirigente, mostri la giusta capacità di reazione e di indignazione rispetto alla desolante situazione in cui ci hanno fatto precipitare? A me pare proprio di no...

A tutto questo si è aggiunta negli ultimi due anni, nonostante Berlusconi disponesse sulla carta della più grande maggioranza della storia della Repubblica, la totale incapacità di concentrarsi su altri problemi che non fossero quelli personali e giudiziari del premier, stravolgendo completamente l’agenda della politica e rendendola sempre più estranea alla vita e ai sentimenti della gente. Cresce soì la disaffezione, la distanza dei cittadini dalla politica. E la situazione, dopo le ultime rivelazioni, rischia di aggravarsi ulteriormente.

Che siano stati commessi reati o meno, quello che emerge dalle carte basta e avanza per dire che il presidente del Consiglio umilia l'Italia e se ne deve andare a casa. Berlusconi deve dimettersi. Facciamo bene a chiederlo con forza. E bene hanno fatto le nostre deputate a manifestare davanti a Palazzo Chigi. Le richieste di dimissioni sarebbero scontate ovunque, in ogni altra democrazia, da parte di alleati e non. E le dimissioni seguirebbero automaticamente. Ma non qui. Ormai, come ha detto un noto editorialista, la restituzione della normalità all'Italia non passa per l'attesa che questa normalità arrivi da sé. Passa piuttosto dal riprendere comportamenti normali.

Eppure, è forte l'impressione che la gran parte degli italiani assista a questo spettacolo senza un minimo scatto di indignazione e nemmeno di riflessione. Serve un sussulto di dignità da parte di tutti. L'ha spiegato bene Rosy Bindi: anziché difendersi con gli spot televisivi, se ha il senso della dignità del ruolo che ricopre, Berlusconi si presenti dai magistrati e usi le sedi proprie per dimostrarsi innocente dal punto di vista della legge e integro da quello etico. Solo così può dimostrare di essere un premier normale. Se c'è qualcosa di anormale in Italia, infatti, citando ancora Rosy Bindi, è il potente e continuo abuso di poteri e funzioni da parte del capo del governo e la sua pretesa di immunità politica e morale. Per questo sosteniamo, già a partire da qui, l'appello delle donne del Pd. E per questo raccoglieremo 10 milioni di firme per chiedere che Berlusconi se ne vada.

Nonostate tutto questo, nonostante questa situazione, la costruzione di un'alternativa credibile al berlusconismo in Italia così come alle politiche di centrodestra in Europa, stenta moltissimo a crescere. Ed è questa la regione per cui c'è in questo momento una fase (ormai lunga) di arretramento di tutte le forme socialdemocratiche in occidente. Mancano totalmente le risposte alla sfide poste dalla globalizzazione, che consistano in un rinnovamento e rilancio del modello sociale europeo, anziché nell'accettazione del suo ridimensionamento in termini meno drastici e meno perentori di quelli proposti dalla destra. È del tutto assente una presenza politica dell'Unione Europea al di là degli aspetti di controllo sulla moneta o sulla finanza.

È del tutto assente una presenza dell'Unione Europea e delle forze progressiste anche di fronte ai pericoli e alle potenzialità enormi di un mondo che si presenta ovunque in ebollizione. Dall'Afghanistan, dove ormai quasi ogni mese si devono contare i morti nel contingente italiano, che vengono accolti (lo dico con grande dolore e dispiacere) con una disattenzione e una freddezza a cui per fortuna non eravamo abituati da un’opinione pubblica che si occupa sempre di altro. Alla Tunisia e al Nordafrica, dove un movimento di giovani che esprimono la rabbia per la loro esclusione dal futuro, dalla libertà, dalla possibilità di una vita libera e dignitosa, mette in crisi regimi corrotti e dittatoriali, e dove, se l’Europa e le forze progressiste non saranno capaci di un’interlocuzione, il rischio è che prendano il sopravvento risposte di tipo integralista.

E anche il caso Fiat ci parla di questo. Se vogliamo affrontarlo correttamente, il caso Fiat pone soprattutto a noi perché la destra non lo vive come tale, il nucleo più scottante dei problemi, quello che verte sul problema del rapporto tra politica (democratica) ed economia. Lo scrive bene Carlo Galli su Repubblica, lo ha scritto anche Pietro Ichino: questo per noi è un passaggio epocale. “E' il momento – ha scritto Galli – in cui nel tessuto della nostra democrazia, fa irruzione la globalizzazione: che si propone come l'aperto predominio delle logiche di mercato sulle logiche politiche democratiche”. È il tema, in sintesi, della globalizzazione e del rapporto tra lavoro e democrazia ed è chiaro che in epoca di globalizzazione esiste un problema di produttività a cui neppure la sinistra e le forze democratiche possono sottrarsi. Ma se il tema della produttività non si coniuga con quello della democrazia, il solo risultato è una regressione dei diritti.

In Germania, alla Volkswagen il tema se lo sono posto e lo hanno affrontato con un accordo che rilancia la produttività ma distribuisce i sacrifici, dai manager agli operai, garantendo occupazione, buoni salari e buoni prodotti. In Italia si è imposto un modello autoritario di relazioni sindacali, basato sulla scelta tra “prendere e lasciare”, tra accettare un progetto unilateralmente predisposto (che avrebbe tenuto aperto lo stabilimento di Mirafiori) e rifiutarlo (assumendosi la responsabilità di non dare un futuro all'industria dell'auto in Italia). Questo passaggio trasformerà le relazioni sociali per come le abbiamo conosciute finora. Perché scardina la strategia della concertazione inaugurata nel 1993 con Ciampi e la sostituisce con un modello autoritario, che non a caso ha effetti non solo nei rapporti tra Fiat e sindacati, ma anche tra Fiat e Confindustria.

Perché cancella l'idea del controllo sociale sull'impresa. Perché indebolisce il modello contrattuale basato sull'articolazione tra Contratto nazionale e Contratto di II° livello. E perché chiama in causa il ruolo della politica che non viene più chiamata a dare equilibrio ad una situazione complessa, a gestire le contingenze e le crisi guardando alla molteplicità degli interessi in gioco, quanto piuttosto a schierarsi, a prendere o lasciare, ad appoggiare o rifiutare una strategia, una proposta preconfezionata in nome della potenza inesorabile della globalizzazione.

Il Governo è ben contento, non ha avuto difficoltà: nessun capo di Stato o di governo al mondo avrebbe detto che la più grande azienda del Paese bene faceva a spostarsi all'estero. Berlusconi lo ha fatto in modo irresponsabile senza curarsi del danno agli interessi nazionali. E da quando è stata proposta Fabbrica Italia, si è rifiutato di aprire su questo un confronto. Anzi: prima ha negato alla Fiat quegli incentivi che ogni altro Paese del mondo ha garantito all'industria nazionale dell'auto in epoca di crisi globale. Poi ha evitato di porre in essere qualunque forma di politica industriale che tutelasse i settori strategici dell'economia nazionale di fronte alla crisi. Ha ovviamente rifiutato di svolgere una funzione di mediatore di interessi, sostenendo la Fiat per ricavare un qualche guadagno dall'isolamento della Fiom e dalle difficoltà di Confindustria.

Tutto questo conferma drammaticamente che l'economia nazionale si ritrova a fronteggiare disarmata, “sguarnita della minima tutela politica”, la contesa globale. E il peso di questa scelta, con tutto quello che significa in questo contesto globale, l'abbiamo lasciato sostanzialmente sulle spalle dei 5.000 lavoratori dello stabilimento di Mirafiori. Noi dobbiamo rispettare il voto del referendum e ringraziare quei lavoratori, tutti, quelli del sì e quelli del no. Perché con il voto di Mirafiori si sono coraggiosamente assunti tutto il peso della sopravvivenza e del rilancio dell'azienda e dello stabilimento. L'accordo, come testimonia la maggioranza finale risicata, è stato giudicato irrinunciabile ma non positivo, soprattutto là dove dispiegava pesantemente i propri effetti.

Questo risultato tiene aperto il confronto su tre punti: gli investimenti, le condizioni di lavoro e la rappresentanza (per cui è davvero necessaria una legge). I temi sono questi e il Pd deve fare la sua parte anche per aiutare le parti sociali a riallacciare un filo unitario sui nodi che il referendum lascia aperti. Con la vittoria del sì, si apre una pagina nuova che deve chiarire (finora non lo si è fatto) l'elemento di scambio tra la crescita dell'utilizzo degli impianti e della produttività del lavoro e la certezza degli investimenti (visto che su 18,8 miliardi di euro del Piano Fabbrica Italia conosciamo il destino soltanto di 2,4), dei nuovi modelli da produrre, dell'occupazione da garantire e delle scelte di non delocalizzare.

Io non so quale sarà l'effetto di questo ulteriore passaggio della vicenda Fiat sul complesso delle relazioni industriali del Paese. Vedo però che anche nel nostro territorio abbiamo un fronte, una grande questione ancora aperta (parlo della Piaggio) sulla quale dobbiamo proseguire nel percorso che ci siamo dati, anche dopo il Consiglio comunale aperto svoltosi a Pontedera, e che riguarda il tema degli investimenti, del Piano industriale, del ruolo degli stabilimenti di Pontedera, dei nuovi modelli, della centralità delle meccaniche e dell'opportunità di un investimento nella logistica.

Su questa vicenda si deve sentire il peso della politica e delle istituzioni, perché essa chiama in causa tutto il nostro territorio e che non può più essere lasciato solo sulle spalle delle organizzazioni sindacali, che hanno ripreso un positivo rapporto unitario, o peggio dei lavoratori. Io credo che molto rapidamente dobbiamo ricostituire il circolo del Pd Piaggio e indotto come luogo di confronto ed elaborazione e credo anche che si debba aprire un confronto con l'azienda in tempi rapidi.

La discussione sulla Fiat ci ripropone il tema del partito: noi siamo da tempo l’unica forza che cerca di mettere al centro dell’agenda politica il fisco, i problemi del lavoro e dell’impresa, le politiche sociali, il sapere. E non siamo mai riusciti in questi due anni a bucare il muro di gomma mediatico che Berlusconi è riuscito a creare. Indubbiamente scontiamo una difficoltà di sintesi al nostro interno che fa sì che qualunque posizione assumiamo venga sommersa dal rumore delle posizioni diverse e contrastanti che vengono immediatamente espresse dall’interno stesso del nostro partito.

Ad esempio sulla questione Fiat si è sviluppato un dibattito, come è normale che avvenga. Però quello che invece credo non sia normale è il fatto di non saper arrivare una posizione di sintesi riconosciuta. Su un tema come questo la Direzione nazionale deve esprimersi definendo il proprio giudizio sui contenuti dell'intesa, sul rispetto dell'esito del referendum e sulle cose da fare ora. Invece nel Pd non funziona così su quasi tutto. Ciascun esponente si sente autorizzato ad esprimere le proprie opinioni al di fuori delle sedi appropriate dimenticando la necessità di trovare sempre e comunque una sintesi.

In queste settimane (lo ricordava Cesare Damiano) abbiamo assistito alle più svariate prese di posizione: una richiesta di congresso anticipato, poi smentita; la convocazione di una Direzione “parallela”, promossa dai cosiddetti rottamatori; l'annuncio preventivo di un voto in dissenso rispetto al Partito sul tema del biotestamento prima ancora che se ne discutesse (Beppe Fioroni). Ma come pensiamo di andare avanti così? È una follia.

Io vedo un unico modo per uscire da questa situazione. Anzitutto valorizzare di più le esperienze del territorio, penso agli amministratori locali, per rompere quel circuito impazzito e ripiegato su sé stesso che c'è nel nostro gruppo dirigente nazionale. E poi valorizzare fino in fondo il ruolo degli organismi di discussione e di decisione istituzionalmente previsti, e cioè degli organi dirigenti del nostro partito a tutti i livelli. Questi organi devono diventare per davvero le sedi in cui si discute, senza temere il pluralismo delle posizioni, e, al tempo stesso, le sedi in cui si assumono delle decisioni, unitariamente, quando si riesce a costruire una sintesi, oppure a maggioranza, che è comunque meglio di quell’inaccettabile indistinzione che deriva dalla costante ricerca di mediazioni al minimo comune denominatore. E le posizioni che restano in minoranza avranno quella tutela che lo statuto riconosce alle minoranze, ma saranno chiaramente identificabili come tali.

La sintesi è essenziale per l'azione politica di un partito pluralista ma richiede risponibilità al confronto. “Il Pd – cito di nuovo Damiano – non deve tacere il confronto, anzi lo deve ricercare. Lo scontro è benefico se porta ad una sintesi di maggioranza da tutti riconosciuta come vincolante”. Il nemico è l'ambiguità, l'indeterminatezza, la fumosità delle schermaglie, il falso unanimismo di facciata. Tutto questo opacizza il nostro profilo. Tra l'altro, sia a livello nazionale che locale, rispetto agli schieramenti congressuali abbiamo fatto un grosso e positivo passo in avanti che consenta una vera discussione di merito e non astratta. Noi abbiamo bisogno di impegnarci in una riflessione che abbia al centro non formule astratte ma temi concreti: prima della discussione sulle alleanze (estenuante quanto inutile) è necessaria quella sui contenuti. Su questo punto io credo che oltre all'importante lavoro tematico che stiamo facendo con le Assemblee nazionali (che stiamo però socializzando poco...) si dovranno istituzionalizzare e praticare anche, su alcuni temi (penso alla questione del testamento biologico) forme nuove di partecipazione come ad esempio il referendum tra gli iscritti.

Per quanto riguarda le primarie, credo che anche qui dobbiamo riflettere. La discussione sul farle o non farle mi sembra sciocca: sono nello statuto, le abbiamo inventate noi. Però dobbiamo riformarle per preservarle. Dobbiamo riflettere sulle primarie di coalizione e su come il Pd ci partecipa: non farle diventare un terreno per incursioni altrui nel nostro campo; personalmente penso che in primarie di questo tipo il candidato del Pd possa essere uno e uno solo e debba essere il frutto di una discussione vera e di forme di verifica anche estremamente impegnative tra gli iscritti.

L'esistenza delle primarie non può però diventare, dentro il partito, l'alibi per azzerare il confronto e la discussione politica e la possibilità di ricercare candidature unitarie. Non possiamo non vedere come le primarie, non solo a livello nazionale, rischiano di degenerare diventando sempre di più un fine utile solo per l'affermazione dei singoli anziché uno strumento di democrazia. Credo che con questa legge elettorale la questione delle primarie per la scelta dei candidati al Parlamento sia ineludibile, perché solo così avremo parlamentari legati al territorio e davvero rappresentativi; questo chiama in causa inoltre l'impellenza di un cambiamento della legge elettorale regionale.

La situazione politica nazionale ci impone una scelta nettissima di strategia: se è vero che quella dell’Italia è una condizione di emergenza; se è vero che i fatti tanto sconvolgenti quanto sconfortanti di questi giorni sembrano dimostrare ulteriormente che non è più possibile mantenere un’agenda politica centrata sui problemi di Berlusconi e totalmente cieca di fonte ai problemi dell’Italia; se è vero che Berlusconi non è un avversario qualsiasi, ma propone un modello di potere plebiscitario che inquina la qualità della nostra democrazia: se tutto questo è vero, dobbiamo prenderne atto e non rispondere con l’ordinaria amministrazione.

È ordinaria amministrazione continuare a dividerci tra chi preferisce alleanze a sinistra e chi guarda al centro. Anche perché entrambe le prospettive sono inadeguate ai compiti che ci si propongono e ai rischi che corriamo. Sono pienamente possibili sia scenari di elezione anticipata, di cui non dobbiamo avere alcun timore, sia soluzioni transitorie (certo più difficili dopo il voto del 14) che puntino ad un allargamento della maggioranza alle forze del Terzo Polo: questa soluzione è possibile però solo se Berlusconi si fa da parte e non è una variabile di poco conto. In ogni caso noi dovremo riuscire a presentarci come portatori degli interessi nazionali, a giocare parallelamente con intelligenza, proprio perché lo spazio di iniziativa politica e parlamentare per le opposizioni è infinitamente maggiore dopo il voto di dicembre sulla sfiducia.

Da oggi intanto dobbiamo rispondere a quel richiamo alla mobilitazione fatto dal segretario Bersani: 10.000 gazebo, 10 milioni di firme per dire basta, per chiedergli di andarsene. Sono maturi i tempi per chiamare i cittadini e le forze politiche ad una proposta di unità nazionale: dobbiamo farla, abbiamo il dovere di farla, e di vedere chi ci sta. Non credo che questa proposta sia in contrasto con la strategia del cosiddetto “Nuovo Ulivo”, perché, a mio avviso, noi dovremmo prima costruire una solida alleanza di centrosinistra e dopo cercare di allargarla a quelle forze politiche e sociali che vogliono uscire dall'emergenza democratica. Partendo da temi concreti e da un'operazione di chiarezza con i nostro alleati naturali, Italia dei Valori e Sel.

Prima di qualsiasi discorso sulla leadership e sul modo di sceglierla bisogna sciogliere un nodo di strategia. Perché dal riconoscimento del carattere di emergenza della situazione discendono infatti precise conseguenze sulla dimensione e la natura degli schieramenti che si intendono costruire. E siccome noi siamo un soggetto politico e non un campo aperto alle incursioni e alle conquiste di chicchessia, prima si concorda con noi un programma, su questa base si costruisce una coalizione, poi si discute della leadership, da selezionare anche eventualmente con lo strumento delle primarie. Questo vale a livello nazionale come a livello locale: è inaccettabile pensare che prima si facciano le primarie, poi, a seconda di chi vince, si decide se coalizzarsi o meno e poi chi vince detta le condizioni del programma e della coalizione.

Il programma deve per forza essere innovativo. Essere oggi la forza politica che mette al centro il tema dell’eguaglianza vuol dire affrontare i temi della riforma del welfare, degli ammortizzatori sociali, delle politiche per il lavoro e della contrattazione in termini che non possono assolutamente essere la ripetizione di quello che c’era scritto nel programma dell’Unione. Vendola (figuriamoci Di Pietro) non dice nulla sui nodi programmatici, non per incapacità, ma perché se dicesse qualcosa, o perderebbe metà dei suoi fans o si precluderebbe la possibilità di qualsiasi alleanza.

Per questo si limita a ripetere in modo stanco la propria preghiera laica basata sull'invocazione delle elezioni anticipate e delle primarie come soluzione miracolistica ai problemi degli italiani. Qui c'è un punto che riguarda anche le elezioni amministrative nella nostra provincia. Noi dobbiamo prima di tutto pretendere chiarezza sui programmi, coerenza per la definizione delle alleanze con le linee strategiche di governo che ci siamo dati in questi anni, e un giudizio chiaro sulle esperienze amministrative uscenti: ci vuole un giudizio politico netto e non l'idea di un eterno nuovo inizio.

Chiedo ai segretari delle Unioni comunali davvero grande attenzione su questo, così come chiedo a tutti, a prescindere dalla scelta fatta localmente di svolgere le primarie o meno, grande solidarietà ed uno spirito profondamente unitario; nei Comuni dove ancora siamo più indietro nella definizione delle candidature chiedo uno sforzo a ricercare soluzioni unitarie privilegiando soluzioni condivise, senza arrendersi in modo notarile alla inesorabilità delle primarie.

Questo è proprio il momento in cui si deve investire al massimo sul ruolo e l’identità del Partito Democratico, sul suo profilo di forza non moderata ma riformista, sul suo ruolo di cerniera tra la sinistra e una più ampia area di forze politiche e di elettori interessati alla ripresa della crescita e alla salvaguardia della condizione di democrazia occidentale, sulla sua capacità di rappresentare, insieme al mondo del lavoro in tutte le sue componenti, settori ampi del mondo dell’impresa, delle professioni e della cultura.

Senza alcuna pretesa di autosufficienza, ma anche senza alcuna subalternità, perché è con noi, che siamo la forza più grande dell’opposizione, che si deve discutere delle condizioni politiche e programmatiche di un'alternativa, e senza imporre, o accettare insuperabili preclusioni e giochi di reciproca esclusione.
Per questo anche a Pisa proponiamo due grandi terreni di iniziativa e di lavoro a tutte le nostre organizzazioni.

Primo: una prospettiva di crescita fondata sulla qualità e l’innovazione delle produzioni, sull’equità e l’inclusione sociale, sull’affermazione dei diritti dei lavoratori anche nelle nuove condizioni di mercato, cercando di essere noi il soggetto che riesce a tenere insieme il mondo del lavoro e dell'impresa, che sono le forze davvero produttive. Il primo appuntamento è la Conferenza regionale delle lavoratrici e dei lavoratori di Pontedera del 5 febbraio.

Il secondo punto d'iniziativa è una politica per dare rappresentanza e inclusione sociale a una generazione che oggi è esclusa da tutti i meccanismi di protezione sociale e che manifesta in varie forme un'insofferenza e un disagio profondo cui noi dobbiamo dare uno sbocco politico. Forti del monito di Napolitano nel messaggio di fine anno e dell'intuizione che la Regione ha avuto con il cosiddetto “Progetto Giovani”. Su questo c'è bisogno di una iniziativa forte insieme ai Giovani Democratici.

Voglio in ultimo soffermarmi sulla situazione di grande difficoltà degli Enti locali: la legge Finanziaria e poi il Milleproroghe hanno ulteriormente aggravato una condizione di difficoltà che già avevamo denunciato al Congresso; c'è difficoltà a chiudere i bilanci dei Comuni, strozzati dal Governo a chiacchiere più federalista della storia, difficoltà con cui si inquina il rapporto tra sindaci ed elettori esponendo i primi alle pressioni crescenti delle proprie collettività, lasciandoli però privi di strumenti di intervento.

Su questo abbiamo lavorato molto, sia in termini di iniziativa pubblica che di discussione interna, sulle finalità che ci poniamo e le scelte dolorose che siamo chiamati a compiere: è deludente che qualcuno pensi di aggirare questi problemi instaurando un rapporto privilegiato con il presidente Berlusconi, eludendo il tema politico più generale e una questione minima di solidarietà.

Stiamo cominciando con il presidente ed il gruppo una discussione sul bilancio della Provincia, messa anch'essa a dura prova da tagli pesanti e da una politica di investimenti forte che abbiamo fatto negli anni; in condizioni come queste è necessario, come ha fatto la Regione, fare scelte in cui sia chiara la strategia di fondo, proprio perché le risorse sono sempre meno.

Nel gruppo abbiamo cominciato a discutere di alcune priorità:
1)Viabilità, infrastrutture, salvaguardia del territorio,
2)Edilizia scolastica,
3)Cultura e teatri,
4)Sviluppo economico e lavoro.

Il presidente si è giustamente posto l'obiettivo di trovare risorse nuove, attraverso la lotta all'evasione e la valorizzazione del patrimonio; penso che si debbano anche cercare risparmi negli Enti strumentali e nella possibilità di valorizzazione del personale interno: seguendo la linea di sobrietà e rigore tracciata dalla Regione Toscana.

Credo che si debba anche proseguire sulla strada delle gestioni associate e giocare la sfida delle Unioni dei Comuni cominciando a ragionarne seriamente nelle diverse zone della Provincia, anche alla luce delle scelte fatte dalla Regione con il bilancio.

A noi non deve far paura questa sfida, così come quella di cui si sta discutendo da un po' di una maggiore integrazione tra gli scali aeroportuali toscani.

Primo: perché la mole di investimenti messi in campo da Regione, Enti locali e dalla stessa SAT dimostrano nei fatti la forza della nostra iniziativa ed il sostegno concreto allo scalo pisano.

Secondo: perché le scelte dell'attuale management e del Patto di Sindacato che governano Sat hanno portato Pisa lì dove è oggi: una realtà da oltre 4 milioni di passeggeri, capace di accumulare un enorme vantaggio competitivo che peserà nei passaggi successivi e che è confermato dal Piano di investimenti del Galilei.

Terzo: l'adeguamento di Peretola è un'esigenza naturale, dobbiamo evitare che uno scalo che con quell'adeguamento acquisirebbe maggiore competitività, costruisca (seguendo l'interesse dei soci privati) una più stretta alleanza con Bologna spostando il baricentro del traffico aereo.

Quarto: la scelta dell'integrazione è quella che può garantire allo scalo pisano e al nostro territorio un futuro nel lungo periodo ed è una sfida che dobbiamo raccogliere perché ha una sua logica ed una sua forza industriale e non può essere affrontata con logiche di campanile. Di questo, naturalmente, continueremo a discuterne anche nella Direzione provinciale.

Noi dobbiamo essere quell'avanguardia democratica di cui oggi il Paese ha bisogno; dobbiamo lavorare per il Paese facendo le cose ho indicato e lavorare su di noi:

1) Sul tesseramento per l'anno 2011 e su una campagna seria di autofinanziamento;

2) Sulla convocazione di assemblee degli iscritti dei Circoli e degli elettori sulla situazione politica nazionale e su quelle priorità che ho provato a indicare;

3) Sulla costituzione della Conferenza delle donne;

4) Sul rafforzamento e il radicamento dei Giovani Democratici;

5) Sulla valorizzazione dei nostri Circoli e sulla costituzione di specifici Forum tematici;

6) Sulla mobilitazione proposta in modo straordinario dal segretario nazionale nelle prossime settimane.

Concludo ringraziandovi, ringraziando i componenti dell'Esecutivo provinciale e i segretari delle Unioni comunali per questi primi mesi di lavoro insieme


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