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mercoledì 4 maggio 2011

Stasera 4 maggio ore 20.45 parteciperò su Telecentro2 per discutere di "Sicurezza, Commercio, 1°Maggio"

Stasera (mercoledì 4 maggio) potete seguirmi in tv alle 20.45 su TeleCentro, oppure anche on line a questo link, argomento "Sicurezza, Commercio, 1° Maggio"

Insieme a me, saranno ospiti della trasmissione Gianfranco Francese, Segretario Generale CGIL Pisa, Alessandro Trolese, Presidente Provinciale del Sindacato Locali da Ballo (Silb) di Confcommercio, Susanna Ceccardi, Lega Nord.

Vi aspetto

Antonio


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mercoledì 19 gennaio 2011

E' necessaria la fusione tra l'aeroporto di Pisa e quello di Firenze?

Mentre scrivo questa nota in consiglio Comunale stiamo discutendo, alla presenza del Presidente della Regione, del Presidente della Provincia, dei vertici della SAT e dei consiglieri regionali eletti in provincia di Pisa, del futuro del nostro Aeroporto, ponendo particolare attenzione anche ad una eventuale fusione con lo scalo di Firenze.

Dare una risposta alla domanda iniziale non è semplice. Mi sembra, a pochi giorni di distanza dal caso FIAT, che si approcci, anche in questo caso, al problema in maniera “calcistica”. Si tifa per una soluzione, piuttosto che per un'altra, senza porre attenzione al territorio, alle sue dinamiche economiche ed al mercato (una parola che spaventa ancora molti).

Invece bisogna partire da un dato di fatto. E’ necessario migliorare la sicurezza dell’Aeroporto di Peretola e quindi pensare ad una nuova pista, che potrebbe aprire nuovo mercato all’aeroporto di Firenze. Ma non bisogna avere paura della concorrenza e del mercato. La buona politica (e questo sta facendo la Regione) deve avere la capacità di creare le condizioni migliori, nel rispetto delle regole (parliamo di due Società per Azioni), di creare un polo Aeroportuale Toscano che miri a valorizzare le competenze acquisite dalle singole aziende attraverso la differenziazione dell’offerta dei voli. E’ inutile dire che le compagnie low cost vanno al Galilei e quelle di Bandiera a Peretola. Tanto alla fine decideranno sempre e solo le Società di Aeromobili. Ricordiamecolo!

Il modello dell’Aeroporto di Pisa e la capacità del suo Management (come dimostrano anche gli interventi in aula), i risultati conseguiti e la coesione dei governi locali e delle categorie economiche,sono un primo marchio di garanzia per chi volesse investire su questo territorio. Le strategie e le scelte che stiamo facendo (People Mover, allungamento pista e raccordino, canale dei Navicelli) sottolineano,infine, l’attenzione che la Regione mette verso la nostra città e la crescita del suo sistema aeroportuale. In questo quadro sono certo che abbiamo le carte in regola, pronti del tutto a questa nuova sfida.

La discussione in aula si sta facendo intensa, ed alcuni passaggi vanno anche in una direzione non totalmente concorde rispetto a quanto da me ipotizzato. Ma siamo solo all’inizio di una lunga fase di discussione. Che sono certo vedrà la città di Pisa protagonista.

A breve interverrà il Presidente Rossi…e chissà se mi smentirà!

Antonio


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lunedì 14 settembre 2009

Zavoli: "Sostengo Franceschini per un partito riformista e aperto"



tratto dal sito http://pisaperfranceschini.blogspot.com/


'Carissimo, poche righe per informarti che la mia scelta tra i candidati alla segreteria del Partito Democratico ricade sul tuo nome''.

Comincia cosi' la lettera che Sergio Zavoli ha inviato al segretario del Partito Democratico Dario Franceschini per comunicargli l'adesione alla sua candidatura...

''Mi lega alla tua persona e all'esperienza politica che rappresenti, oltre alla qualita' civile, umana, intellettuale che essa esprime, una sostanziale discriminante: il riformismo, cioe' la piu' declamata e disattesa tra le promesse storiche del centro sinistra''.
Zavoli scrive di ''non voler venire meno a cio' in cui gran parte del Paese non ha mai smesso di sperare: una forza-partito che non smetta di porsi il problema di un centro sinistra da strutturare e far vivere sulla base di tre brevi e fondanti premesse: chi siamo, con chi stiamo, che cosa vogliamo''.

Zavoli conclude con l'augurio di ''realizzare finalmente il massimo di apertura e concordia, trasparenza e risolutezza'' con la convinzione che si " debba rispondere alle domande di un popolo che crede in cio' che la politica puo' fare e percio' stesso va fatto. Con un linguaggio coraggioso e semplice, perche' ognuno ascolta, diceva Goethe, solo cio' che capisce''.



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Franceschini la scelta giusta per guidare il PD

Oltre ottocentomila persone, gli iscritti al Partito Democratico, il più grande partito progressista europeo, stanno partecipando nei congressi dei circoli alla scelta del segretario nazionale e della linea politica per i prossimi anni. Una grande festa democratica, un grande segno di fiducia. Il PD ne esce fortemente rinsaldato perché è evidente la grande consonanza di valori e di strategie all’interno di un partito che è riuscito in brevissimo tempo ad amalgamare le culture politiche riformiste del Novecento italiano pur non rinnegandone radici e memorie. Altro che le scissioni previste (auspicate?) dagli avversari!

Tre candidati di alto valore si contendono la segreteria nazionale: Dario Franceschini, Pierluigi Bersani, Ignazio Marino. Ciascuno di loro può e vuole vincere, nessuno vuole sconfiggere gli altri due. Il giorno dopo le primarie del 25 ottobre, che affideranno agli elettori del PD la scelta definitiva del segretario, tutti e tre saranno al lavoro, con la guida di uno di loro, per riportare il PD al governo. Un metodo democratico limpido e vero. A differenza di altre stagioni politiche, stavolta nessuno è davvero in grado di dire chi vincerà. La parola è agli iscritti prima e agli elettori poi.

Franceschini e Bersani sono abilissimi uomini politici di lunga militanza e di grande esperienza, Marino ha una storia politica più breve ma un meritato prestigio personale. Stupisce che l’amico Paolo Fontanelli valuti come un’opportuna discontinuità politica l’eventuale vittoria di Bersani, come se lo schieramento che lo sostiene non fosse formato in gran parte – a livello nazionale, toscano e pisano – da dirigenti di lunghissima data.

Leggano piuttosto gli elettori e i simpatizzanti del PD le mozioni presentate dai candidati. Si sentano liberi di valutare, secondo coscienza e senza pregiudizi di schieramenti, quale linea politica e quale persona preferiscono. Puntando al futuro, non al passato, o, come scrive Franceschini, “guardando non da dove viene ma dove vuole andare”.

Franceschini è l’attuale segretario nazionale e, in soli sei mesi, ha realizzato una grande svolta nell’azione del PD. Come ha scritto Piero Fassino, coordinatore nazionale della mozione, “ha dimostrato di essere un dirigente capace di scegliere, decidere e agire”. Basti pensare alla determinazione con cui ha valorizzato nella segreteria nazionale i dirigenti radicati con successo nei territori. Con cui, da cattolico, ha tenuto diritta la barra della laicità. Con cui ha affrontato la difficile campagna elettorale europea in un momento di gravissima crisi economica, sociale e persino morale, sottovalutata o addirittura indotta dall’attuale governo.

Fiducia, regole, uguaglianza, merito, qualità sono le cinque parole chiave della proposta di Franceschini. La scuola, la formazione, la ricerca, la cultura sono l’investimento primario. Il riconoscimento del merito personale è lo strumento per attivare la mobilità sociale e il ruolo delle donne. Disegnano un’Italia diversa e soprattutto fiduciosa nel futuro, mai più impaurita. Danno risposte nette sia ai duri problemi del presente che agli scenari del mondo in cui vivranno i nostri figli. La grande casa di tutti i riformisti italiani è pronta, chi ne ha voglia venga nel PD per costruire una nuova alleanza per governare durevolmente il Paese, non solo per vincere le prossime elezioni. Un’alleanza con tutti i cittadini per i quali un futuro diverso vale la pena viverlo.


Luciano Modica – Coordinatore provinciale della Mozione Franceschini


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lunedì 31 agosto 2009

Giù le mani dalle primarie: L'Unità intervista Agostino Fragai‏

Cari tutti/e,vi segnalo questa intervista di Agostino Fragai, candidato alla Segreteria regionale del Partito Democratico pubblicata domenica 30 agosto su L'Unità. Davvero molto interessante... cosa ne pensate?


IO LA CONDIVIDO TOTALMENTE....Agostino continua cosi e vedrai che rovesceremo i pronostici!

Antonio


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sabato 29 agosto 2009

Sto con Franceschini perche'...

di Stefano Antonelli (Circolo Pd Putignano,Sant'ermete,Coltano,Ospedaletto)

Lui e' stato l'unico a prendere in mano un partito che rischiava di scomparire soffocato nella culla
Lui ha dato finalmente quello che al partito mancava..una voce unica con la quale si mostrasse all'esterno e questo e' avvenuto almeno fino alle elezioni europee.
Lui mi da piu' fiducia verso quello che io immagino un nuovo partito riformista e aperto verso l'esterno,che sappia avere il coraggio di aprire le discussioni e le decisioni del partito anche a quelli che non sono solo iscritti ma che si sono mobilitati e si mobiliteranno per creare un paese piu' equo e giusto
Lui ha preso posizioni chiare e coraggiose e senza falsi giri di parole verso quello che Veronica Lario ha chiamato ciarpame
Lui mi da piu' fiducia per creare un partito che punti a vincere e a governare bene ..non piu' aggregazioni disomogenee che segano il ramo dove si e' seduti
Lui e' piu' legato a quella che e' la mia visione dell'Italia e di un partito riformista moderno europeo che questo paese deve avere contenuto nel discorso di Walter Veltroni al Lingotto
Lui e Fassino sono riusciti in quello dove tutti immaginavo non ci sarebbe stata soluzione...creare un nuovo gruppo politico nel parlamento europeo.Gli stesse giornalisti e critici che pensavano che il partito democratico si sarebbe dileguato sul dilemma su quale gruppo iscriversi al parlamento europeo si sono essi stessi dileguati quando dovevano parlare del contrario.
Lui mi da piu' fiducia nella volonta' di incidere nel rinnovare la classe dirigente del Pd secondo logiche meritocratiche e non di appartenenza
Lui si merita di continuare il lavoro svolto fino ad ora supportato da un grande consenso delle primarie


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giovedì 27 agosto 2009

Se i socialisti francesi imitano il Pd sulle primarie, difese dalla mozione Franceschini

Tratto dal sito di Stefano Ceccanti

L'inizio della campagna congressuale del Pd a luglio era stato caratterizzato da varie critiche ed ironie di esponenti autorevolissimi della mozione Bersani sull'uso delle primarie in sé o, in subordine, sulle modalità troppo facili di partecipazione alle stesse, sia per l'elettorato attivo che passivo, che avrebbero costituito un'anomalia rispetto ai partiti conosciuti.
La notizia di oggi è che il Partito Socialista francese (attraverso la segretaria Martine Aubry in un aricolo su "Le Monde", per uscire dalla sua crisi) propone un rilancio attraverso lo strumento di primarie aperte ai propri elettori, con bassa quota di partecipazione e con maggiore facilità di presentare candidature.
L'apertura segue a uno studio della fondazione Terra Nova che si ispira esplicitamente per molti aspetti all'esperienza del Pd e che la ritiene meritevole di apportare risultati migliori rispetto a quella che incoronò Segolene Royal.
Bene ha fatto quindi la mozione Franceschini a difendere con intransigenza sin dall'inizio queste modalità più allargate di partecipazione che possono certo essere sempre migliorate, ma dentro una visione di partito estroverso a vocazione maggioritaria, non certo di un partito che per le proprie forme organizzative dovrebbe riprendere Gramsci (come sostenuto nei giorni scorsi da un altro autorevole sostenitore della mozione Bersani) e che dovrebbe poi fatalmente appaltare ad altri possibili alleati la conquista dell'elettorato non tradizionale.

L'articolo di Le Monde si trova all'indirizzo:

http://www.lemonde.fr/politique/article/2009/08/27/au-ps-le-principe-des-primaires-est-desormais-acquis_1232302_823448.html

Il lavoro di ricerca della Fondazione Terra Nova si trova all'indirizzo

http://www.tnova.fr/index.php?option=com_content&view=article&id=908


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mercoledì 26 agosto 2009

Perché Dario

di Maurizio Sereni (Esecutivo Comunale PD Pisa)
Mai come adesso, in questa delicata fase di grave crisi economica mondiale, si rende necessario affermare una forma di governance politica più alta, che guardi in primo luogo, a costruire le opportunità di sviluppo per le prossime generazioni.
Nei periodi negativi, due sono i possibili atteggiamenti che una società e la classe politica che la governa decidono di adottare: il primo è quello della chiusura su se stessi, sui propri convincimenti, sulle proprie storie, sulla difesa dei propri recinti, con la conseguente difficoltà di cogliere le opportunità di ripresa quando queste, inevitabilmente, si presenteranno.
Il secondo, è quello di assumere responsabilmente una visione del futuro nella quale il confronto aperto, la gestione corretta e trasparente del “bene comune”, la partecipazione più forte e qualificata dei cittadini, la legalità diffusa e percepita, permettono di far crescere una cultura ed una coscienza civile più elevata per la stragrande maggioranza degli strati sociali, al fine di inserirsi a pieno titolo nella scia della ripresa economica con elementi accresciuti di stabilità e di forza.
La prima Convenzione del Partito Democratico si colloca in questo scenario; il 26 ottobre, qualunque sia il candidato delle tre mozioni in corsa che risulterà vincente, avrà l’onere e l’onore di guidare il più grande Partito d’opposizione europeo alla riconquista del governo dell’Italia, ma in ogni caso, dovrà fare i conti con la più importante delle missioni che questo Partito si è dato dall’atto della sua fondazione: portare democraticamente il Paese nel suo complesso (istituzioni, economia, informazione, sapere, diritti) verso il futuro, verso la modernità.
Sostenere la mozione di Dario Franceschini rappresenta, a mio modo di vedere, l’opportunità migliore per il futuro dell’Italia.
Elenco solo alcune delle sue proposte che mi trovano pienamente d’accordo:
- piena consapevolezza che la crescita ed il conseguente benessere di oggi, non deve più essere scaricato sulle spalle delle prossime generazioni.
- lucidità nella costruzione di un progetto alternativo di Paese rispetto alle destre, nella quale l’affermazione capillare di una serie di valori opposti a quelli imperanti è decisiva.
- l’ambizione e la necessità storica di porre l’Europa al centro delle politiche innovative di sviluppo del pianeta, attraverso l’azione del gruppo “Alleanza Progressista” nella quale è confluita la delegazione del PD alle recenti europee.
- diffusione delle pratiche di legalità in ogni sua dimensione.
- mercati economici con il massimo del libero accesso ma all’interno di un quadro di regole chiare ed inderogabili.
- modernizzazione degli apparati e dei servizi dello Stato.
- una sola Camera legislativa, un Senato federale espressione dei territori, dimezzamento del numero dei Parlamentari, riforma dei regolamenti parlamentari per garantire più azione di Governo e più riconoscimento del ruolo del Parlamento, riforma elettorale con le garanzie del bipolarismo, dell’alternanza, con l’elezione dei candidati attraverso collegi uninominali e senza liste bloccate.
- l’affermazione del concetto di uguaglianza, inteso come riequilibrio di situazioni molto sbilanciate che sono concausa dell’arretramento strutturale del sistema Italia ( i redditi da lavoro dipendente enormemente difformi da quelli da rendita finanziaria o manageriale, le opportunità di sviluppo del Sud rispetto al resto dei territori, il mercato del lavoro delle donne e la possibilità di studio e di accrescimento culturale dei giovani studenti rispetto agli standard medi europei).
- introduzione di un salario minimo per ogni tipo di lavoro.
- il concetto di Qualità e di Unicità (degli standard di vita, dei saperi, dell’informazione, dell’arte, energetica, enogastronomia ecc.) alla base di tutte le nostre produzioni, ribaltando lo status di omologazione culturale imposto dai media televisivi e dalle abitudini di 15 anni di berlusconismo.
- la Green Economy come reale e concreto motore di sviluppo economico, civico e culturale per il futuro, così come lo è stata la rivoluzione informatica negli anni ’80.
- garanzia di una gestione del Partito Democratico collegiale, ma con tutte le innovazioni politiche indispensabili ad un allargamento della base (certezza delle Primarie fra gli elettori come strumento di scelta di candidati per tutte le consultazioni elettorali e per gli organi dirigenti, consultazione fra gli iscritti su temi di grande interesse per incidere sulle scelte politiche del Partito, decisioni dei gruppi dirigenti discusse in profondità ma con un espressione di voto finale a maggioranza che determina la linea politica del Partito).
La fase congressuale, auspicata e richiesta da molti e da molto tempo, pur con tutte le difficoltà procedurali previste dallo Statuto, è una occasione impedibile (mi verrebbe da dire l’ultima occasione) per il PD di definire la linea politica di alternativa alla destra e le modalità di gestione dell’organizzazione. L’augurio e l’auspicio di Franceschini, per il quale chiunque sarà il Segretario Nazionale dovrà avere garantito il sostegno di tutti perché legittimamente vincitore di una competizione sana e leale, spero possa essere apprezzato e condiviso da tutti quelli che credono nella forza positiva di questo Partito Democratico.



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lunedì 24 agosto 2009

Congresso PD, primo dibattito tra le mozioni - l’unità al centro del confronto -

Dopo quindici giorni di meritate vacanze ritorno a scrivere sul blog per iniziare a raccontarvi un lungo percorso, quello congressuale, in cui ci confronteremo su identità, forma ed organizzazione del Partito Democratico. Venerdi scorso ho partecipato ad un animato e interessante dibattito (veramente colma la saletta del circolo di Riglione) con Paolo Fontanelli e Marco Bani. Diversi sono stati i temi trattati, molti i punti in comune, alcune (forma partito, legge elettorale, alleanze) le differenze. Dal dibattito è emerso chiaramente che anche se vi sono alcune piccole differenze queste non mineranno l’unità del partito, ma saranno la base di partenza per trovare la sintesi politica che ci consentirà tra 4 anni di governare l’Italia.

Da oggi sul blog riporterò tutti gli appuntamenti congressuali… con l’occhio però sempre rivolto alle attività amministrative.

Un caro saluto e ben rientrati (almeno a chi già è operativo)

Antonio

P.s. di seguito allego la cronaca dell’iniziativa riportata sul sito pisanotizie.it

Riparte da Riglione la stagione politica pisana. Almeno per il Partito Democratico: che, alla fine della pausa estiva, ha organizzato un dibattito tra le tre mozioni congressuali che si confronteranno, dal prossimo Autunno, per la guida del partito a livello nazionale e locale.

La saletta allestita a Riglione dalla "Festa dell'Unità" - da queste parti la chiamano ancora così, non senza una punta di orgoglio - è stracolma di gente: una partecipazione generosa, che stupisce gli stessi organizzatori. «Segno che il circolo PD di Riglione è profondamente radicato nel quartiere, e riscuote la fiducia dei cittadini», chiosa la giovane segretaria del circolo in apertura dei lavori.

A rappresentare i tre schieramenti congressuali intervengono Marco Bani (mozione Marino), Antonio Mazzeo (mozione Franceschini) e Paolo Fontanelli (mozione Bersani).

I "valori comuni" del PD

A coordinare il dibattito è stato chiamato Francesco Paletti, giovane giornalista della Nazione. Che apre i lavori sollecitando i tre "rivali" a definire ciò che accomuna le mozioni congressuali: non ciò che divide, dunque, ma ciò che unisce e tiene insieme prospettive pure diverse e in contrasto tra loro.
«È vero», esordisce Mazzeo, sostenitore di Franceschini, «il dibattito congressuale è stato troppo aspro: ma il nostro approccio deve essere unitario». Per Mazzeo, un terreno comune esiste: «per la prima volta stiamo costruendo un amalgama vero tra storie ed esperienze diverse», spiega, «e per questo dobbiamo lavorare per cancellare la parola "ex" dal nostro vocabolario. Non devono più esistere gli ex Margherita o gli ex DS, siamo tutti democratici».

Sul valore dell'unità concorda anche Marco Bani, della mozione Marino. Che individua alcuni punti concreti di accordo: il lavoro («tutti proponiamo il contratto unico di lavoro col salario minimo garantito»), la legalità (intesa come «lotta alla criminalità organizzata») e la necessità di una legge sul conflitto di interesse. Su questi temi, Bani lancia la provocazione: «su queste cose siamo tutti d'accordo: e allora lanciamo una grande campagna nel paese, anche prima del congresso».

Fontanelli, per la mozione Bersani, si sofferma invece sulla necessità di una forte opposizione contro il governo Berlusconi. «L'opposizione la facciamo già nelle aule parlamentari», spiega, «ma questo non basta. Occorre costruire una lotta politica nel paese. E su questo dobbiamo riconoscere che siamo indietro». Fontanelli sollecita tutto il partito a una riflessione "impietosa": «Il progetto del PD finora non è decollato: nel giro di un anno abbiamo perso quattro milioni di voti, e non riusciamo a costruire un'opposizione forte nel paese. Il congresso dovrebbe servire a discutere innanzitutto di questo».


Il modello di partito

La discussione passa poi al "modello di partito". Ed è Fontanelli ad aprire il dibattito su questo tema. «Non dobbiamo nasconderlo», spiega il deputato pisano, «tra noi ci sono due idee diverse. C'è il modello di "partito degli elettori", quello delle primarie, e il "partito degli iscritti", che valorizza la partecipazione attiva». E Fontanelli rilancia l'idea cara a Bersani: «l'idea di un partito fondato sul leader è debole, rappresenta una introiezione del modello Berlusconi: noi abbiamo bisogno invece di una organizzazione forte, solida, radicata nei quartieri e nelle città, con un gruppo dirigente diffuso».

Per Bani, invece, il partito non deve essere «né solido né liquido: deve essere un partito intelligente, che sa valorizzare forme diverse di impegno, da quello della militanza classica a quello delle primarie». Un concetto simile è espresso da Mazzeo: «noi vogliamo un partito strutturato, radicato nei territori: ma al contempo dobbiamo saper valorizzare forme diverse di adesione al partito».

Una "provocazione" arriva dalla platea, sollecitata ad intervenire dal moderatore Paletti. Chiede la parola Massimo Baldacci, dirigente "storico" del PCI e del PDS a Pisa: il quale senza mezzi termini attacca Veltroni. "La segreteria di Veltroni", dice, "è stata la peggiore che abbiamo avuto: fatta di leaderismo senza democrazia. Il veltronismo è il parente povero del berlusconismo". La provocazione accende la platea: c'è chi applaude fragorosamente, e chi invece si indigna.


Le alleanze, i nodi locali: l'apertura alla sinistra

La discussione si conclude con un terzo giro "a ruota libera", su vari argomenti. A tenere banco sono stavolta i nodi locali, che riguardano il governo di Pisa e provincia, e la questione della legge elettorale.
Mazzeo attacca proprio su quest'ultimo punto. «D'Alema ha proposto il modello tedesco, cioè la reintroduzione del proporzionale. Noi non siamo d'accordo. Serve una legge elettorale maggioritaria: e le alleanze vanno fatte per governare, non per vincere le elezioni. I cittadini devono sapere chi governerà e su quale programma: non possiamo tornare indietro su questo».

Fontanelli risponde facendo appello a quello che definisce "un dato di realtà": «personalmente», spiega, «preferirei un sistema a collegi uninominali con doppio turno alla francese, come ha proposto recentemente Cuperlo. Ma per una legge del genere non c'è la maggioranza parlamentare. Se vogliamo cambiare la legge l'unico accordo possibile in parlamento è il modello tedesco. Altrimenti dobbiamo tenerci la legge elettorale che c'è ora: che di fatto consegna la sovranità alle segreterie dei partiti».

Poi, la discussione scivola sui temi locali. E dalle mozioni Marino e Franceschini arriva un inatteso "assist" a Sinistra e Libertà. «Per governare il Comune va trovato un punto di incontro con questa forza politica», dice Mazzeo. E Bani incalza: «in consiglio comunale Sinistra e Libertà ha mostrato un atteggiamento maturo e responsabile, che dobbiamo saper valorizzare».

Più cauto è invece Fontanelli. «Le ultime elezioni», spiega il deputato, «ci hanno consegnato un rilevante fenomeno di astensionismo: ed è soprattutto l'elettorato di sinistra a non aver votato. Noi dobbiamo saper recuperare il consenso a sinistra». Ma poi aggiunge: «recuperare consenso non significa necessariamente fare accordi con la sinistra radicale. Il confronto va fatto sui programmi».


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mercoledì 5 agosto 2009

Pensierino prima delle vacanze - Il PD pisano non è spaccato come i giornali vogliono rappresentare‏

Care/i tutti,

da domani per una decina di giorni non vi tedierò con i miei post. Vado a godermi le meritate vacanze.

I primi 6 mesi del 2009 sono stati intensi e come avrete potuto leggere pieni si risultati significativi (rinascita circoscrizioni – Consigli Territoriali di Partecipazione, approvazioni varianti al Regolamento Urbanistico, Atti di indirizzo per la qualità della vita in città, etc). negli ultimi giorni la stampa locale ci ha disegnato come un partito totalmente diviso in correnti, una somma tra ex ds ed ex margherita.
Invece dalla mia esperienza e dal vissuto quotidiano devo dirvi che siamo crescituti molto come gruppo e come spirito di appartenza ad un progetto comune. Tutti i gli obiettivi fissati dal Programma di Mandato del Sindaco sono stati raggiunti. Qualche piccolo problemino c’è stato quando si è votato sui “nomi”. Errori di “gioventù”, frutto di percorsi che potevano essere maggiormente partecipati e di scelte di singoli che con troppa superficialità hanno perseguito obiettivi diversi e poco condivisibili. Sono certo, però, che quanto accaduto ulteriamente servirà a rafforzarci e renderci piu coesi anche nelle votazioni a scrutinio segreto. Dagli “errori” si impara a crescere piu velocemente.

I prossimi due mesi saranno importanti per il nostro partito. Avrà luogo il primo vero Congresso che ci farà confrontare su mozioni diverse e che servirà per tracciare il prossimo quadriennio per tornare a governare l’Italia. Come sapete io supporterò a livello Nazionale la mozione di DARIO FRANCESCHINI (attuale Segretario Nazionale) e a livello Regionale la candidatura di Agostino Fragai, in quanto rappresentano la mia stessa visione di un Partito Democratico aperto, riformista, laico e partecipato.

Pur rispettando le idee che sono alla base del progetto politico degli altri candidati alla segreteria nazionale e regionale, credo che sostenendo Franceschini e Fragai si possa proseguire nel modo migliore il percorso di costruzione di un grande partito riformista iniziato con le primarie del 14 ottobre 2007.

Con questo breve post auguro Buone vacanze a tutti voi…che servano come momento di relax e di riflessione. Al mio rientro vi aggiornerò sul percorso congressuale

A presto

Antonio


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giovedì 25 giugno 2009

Stazione Leopolda: Sarà il caso di ripensare la modalità di gestione?

Caso Stazione Leopolda, tutto confermato. In un senso e nell’altro. L’attuale cartello di associazioni che gestisce la struttura di piazza Guerrazzi (la Casa della Città Leopolda) terrà effettivamente domani le elezioni per il rinnovo dell’ufficio di presidenza. E l’Arci ha deciso di non presentare in questa fase propri candidati. In ogni caso il punto focale dell’intera vicenda resta il bando che l’amministrazione comunale lancerà in autunno per individuare il futuro gestore della Leopolda.
Venerdì sera scorso si è tenuta la prevista riunione tra le associazioni alla presenza dell’assessore Maria Paola Ciccone, che ha la delega alle politiche giovanili. Le parti hanno mantenuto le loro posizioni. In estrema sintesi, la Casa della Città Leopolda ha scelto di andare alle elezioni, allargando l’ufficio di presidenza da 4 a 7 componenti, per essere interlocutore più autorevole verso il Comune in vista del bando. L’Arci ha ribadito invece la convinzione di restare alla finestra, proprio in attesa che venga emanato il bando stesso e dunque con le nuove regole già scritte.
L’assessore Ciccone ha inteso soprattutto rimarcare come la scelta di andare all’emissione del bando pubblico sia la soluzione che meglio risponde alle esigenze di trasparenza, rinnovamento ed arricchimento della compagine destinata a gestire la Leopolda, auspicando l’ingresso di ulteriori associazioni. Tra l’altro, questa scelta s’inquadra anche nel percorso individuato dal consiglio comunale, che d’ora in avanti svolgerà un ruolo di controllo verso la struttura.
Il Comune nel frattempo ha ufficializzato la decisione di prorogare l’incarico alla Casa della Città Leopolda, in scadenza il 30 giugno. La proroga arriverà fino all’autunno, quando sarà emanato il bando. Le procedure sono state avviate.
«Bisognerà tener conto - anticipa l’assessore Ciccone - di due esigenze: da un lato una gestione sociale della struttura, sempre più aperta alla città, in attuazione del mandato del sindaco; dall’altro, garantire una gestione virtuosa come l’attuale, che è sempre arrivata al pareggio di bilancio».
Dal Comune non saranno destinate risorse economiche alla Leopolda, che dovrà provvedere all’autofinanziamento. «Devo dire - aggiunge l’assessore Ciccone - che il confronto si è svolto in un clima comunque positivo e costruttivo, al di là delle posizioni in campo».


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lunedì 27 aprile 2009

25 aprile: per non dimenticare

Da tempo occasione di riflessioni e bilanci, il 25 aprile 2009 si candida a divenire il primo post-25 aprile. Una data che ovviamente ha attraversato tutti i tempi della nostra Repubblica - quelli del sacrificio e della ricostruzione, quelli della rinascita economica e civile ma anche della rivalità senza frontiere tra democristiani e comunisti, la drammatica stagione del terrorismo, la nebulosa degli anni ’80, così come il collasso dei primi ’90 e la lenta, aggrovigliata, per molti versi infinita, transizione verso una modernità sempre a venire. Un 25 aprile, quello di oggi, che potrebbe sancire la fine di un’era geologico-antropologica della nostra Repubblica perché registra e racconta - come un telescopio la luce di stelle lontane e spente da tempo - la fine della supremazia culturale della sinistra che, più di ogni altra corrente ideologica, ad eccezione di quella cattolica, ha dominato l’orizzonte della vita politica e sociale permeando di sé l’edificio delle regole e delle istituzioni democratiche.

Ovviamente, non che questa primazia finisce oggi, ma oggi si celebra una nuova sorta di 25 aprile, un 25 aprile non più unilaterale, anche se non ancora (e forse non lo sarà mai) bi-partisan; un 25 aprile post-ideologico, un post-25 aprile. Una celebrazione della liberazione dalla guerra e dall’oppressione nazi-fascista che, pur lasciando intatti i suoi caratteri fondanti, l’immutabile imprinting genetico di valori e aspirazioni che sono divenuti un tutt’uno con il paradigma della scelta democratica compiuta sulla macerie della guerra, si apre all’innesto di quel blocco popolar-conservatore che dinnanzi all’orgoglio della sinistra aveva sempre fatto un passo indietro o a lato.
Il primo 25 aprile di Berlusconi, lungi dal segnare una riconciliazione o una pacificazione nazionale (perché, come è stato giustamente scritto, il paese non è in guerra con se stesso e quindi non ha bisogno di essere pacificato), lasciando, come ha scritto Walter Barberis, alla memoria gli steccati delle sue tracce individuali e particolari che il tempo non può modificare, e alla storia i suoi percorsi d’incessante indagine e riscrittura, apre ad una nuova stagione nella quale il presente non è più forzatamente ipotecato dal passato ma naturalmente ingaggiato dal futuro.
Io stamani sono stato per la prima volta come Consigliere Comunale alle manifestazioni del 25 Aprile organizzate dal Comune di Pisa e devo essere sincero mi sono commosso riflettendo su quello che è stata questa data per il popolo italiano. Le belle parole pronunciate dal Sindaco Marco Filippeschi e il video registrato di Teresa Mattei in cui racconto il ruolo dei costituenti ed il valore della Costuzione in maniera semplice e toccante…con la voce flebile di chi non ha bisogno di urlare per farsi ascoltare… devono essere per tutti stimolo per vivere il nostro impegno istituzionale con passione e rispetto civico, ringraziando giorno dopo giorno chi ci ha dato la possibilità di vivere in uno Stato Democratico.



Buon 25 Aprile
Antonio


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giovedì 5 marzo 2009

Articolo che vi consiglio di leggere‏

Ciao a tutti,
vi invio di seguito un bellissimo articolo di Curzio Maltese che rappresenta benissimo il nostro percorso comune. Cosa ne pensate? Vi ci rivedete?
Un abbraccio e grazie per il continuo supporto

Antonio


Ricorrono i termini "Bisogna", "fare" e "politica", oltre che "destra" e "Stato"
di CURZIO MALTESE


Le crisi storiche dei grandi partiti occidentali si sono quasi sempre concluse con l'avvento di una nuova generazione di trentenni e quarantenni. E' successo al Labour inglese e ai socialisti spagnoli, come ai loro avversari, poi ai democratici americani, oggi accade ai socialdemocratici tedeschi e svedesi.Tutti partiti che si chiamano così da oltre un secolo. Il centrosinistra italiano, dopo ogni sconfitta, ha cambiato marchio e simboli, conservando linguaggio e nomenklatura. Veltroni e D'Alema litigano da vent'anni e da quattro partiti (Pci, Pds, Ds e Pd), ha scritto Ezio Mauro.

Questa finzione gattopardesca è ormai intollerabile all'elettorato che reclama il ricambio del gruppo dirigente nei sondaggi e nelle primarie. A volte senza neppure conoscere i nuovi, soltanto per esclusione. Siamo andati alla ricerca dei giovani democratici e abbiamo scoperto, per cominciare, che esistono. Non è vero che dietro l'oligarchia c'è il nulla. Al Nord, Centro e Sud s'incontrano donne e uomini di venti, trenta o quarant'anni, animati di passione politica, con le loro storie, professioni, idee. Da domani potrebbero prendere il posto dei vecchi senza farli rimpiangere troppo. E forse per nulla.

Migliori o peggiori dei Veltroni e D'Alema, Rutelli e Parisi, Bersani e Letta, Bindi e Marini? Giudicheranno i cittadini. Di certo, diversi. Più curiosi del futuro che del passato. Più simili ai cittadini che dovrebbero votarli. Non è soltanto questione di età, piuttosto di cultura e linguaggio. Mentre i vecchi leader litigavano sulle rispettive appartenenze, è cresciuta una generazione per la quale le categorie novecentesche hanno perso senso. A cominciare dalla questione dominante del secolo scorso, il comunismo. Che per l'Italia continua a essere un'ossessione. Ex e post comunisti, dialoganti con ex democristiani, in lotta con anticomunisti, a loro volte spesso ex comunisti, come se il muro non fosse mai caduto, in un delirio passatista di revisionismo rancoroso.


Questi altri, i giovani, non sono ex di nulla. Hanno votato Ulivo già a diciott'anni, sono cresciuti in una casa riformista comune, dove non è difficile trovarsi d'accordo sui valori fondanti. Cattolici e non cattolici, difensori della laicità dello stato. Moderati e radicali, convinti che il conflitto d'interessi (di Berlusconi, di Pincopallo o del governatore di una regione "rossa") sia un cancro della vita pubblica nazionale. Milanesi o siciliani, fieri europeisti, con esperienze di studio e lavoro all'estero, contatti quotidiani con coetanei che fanno politica a Berlino o Parigi, Londra o Madrid. In una specie di permanente Erasmus via Internet, dove ci si scambiano idee e informazioni sui temi del qui e dell'oggi, l'ambiente, l'energia, la crisi, i nuovi lavori, l'immigrazione. Assai più di quanto facciano con i colleghi europei i nostri parlamentari in villeggiatura politica a Strasburgo e Bruxelles, indipendentemente dal gruppo europeo al quale sono iscritti.

Hanno tutti vite che si possono raccontare oltre la sezione di un partito, non sono figli di dirigenti e funzionari, considerano la politica un impegno a termine, almeno per ora. E dalle esperienze di vita quotidiana hanno maturato quello che forse è mancato in tutti questi anni alle leadership di centrosinistra. Una visione della società italiana nei fatti alternativa a quella della destra di Berlusconi. Un'Italia più aperta e tollerante, ben disposta al merito e alla creatività, assai più integrata nel resto d'Europa, meno anomala e autarchica, familista e obbediente ai vescovi. Ma anche una sinistra meno autarchica e difensiva. E' una visione dove il coraggio si mescola con l'ingenuità. Ma forse è di coraggio e ingenuità che la sinistra ha bisogno.
Nel suo primo anno di vita il Pd non si è concentrato sulla più grave crisi economica dagli anni Trenta ma sull'annosa questione del dialogo con Berlusconi. Dialogo sì, dialogo no, a prescindere, come stile politico. Senza neppure capire che, visto il risultato elettorale, Berlusconi non ha più bisogno di dialogo. Il temuto o sperato (da Veltroni) pareggio elettorale non c'è stato. Al massimo il premier ha oggi bisogno di un'opposizione che lo aiuti a far ingoiare all'opinione pubblica irriducibilmente democratica un certo numero di leggi razziali impensabili nel resto del continente, il regolamento di conti finale con la magistratura e qualche raffica di nomine di basso livello alla Rai o negli enti pubblici. Tutte operazioni alle quali procederà in ogni caso, anche senza la benedizione degli avversari. A questo brutale stravolgimento delle garanzie costituzionali, il centrosinistra ha offerto in questi anni soltanto una resistenza trattabile e poco convinta. Fino alla resa ideologica di contrapporre la ronda di sinistra a quella di destra, la caccia al lavavetri democratica contro quella leghista, il buon portatore di conflitto d'interessi (Soru) contro il cattivo. In cambio della concessione da parte del sovrano di qualche riserva indiana, di un piccolo statuto albertino in materia di sindacato o televisioni, e ancor di più in cambio della sopravvivenza del centrosinistra come ceto politico. Il tempo di questi giochi da seconda repubblica è ora scaduto. I cittadini chiedono che la politica non si occupi della propria sopravvivenza ma della loro, minacciata dalla crisi.


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mercoledì 18 febbraio 2009

Sono d'accordo con Matteo "Ci salviamo se il partito si svecchia"

In questi giorni tante critiche ha ricevuto Matteo Renzi e i suo rapporti con elettori di “pseudo destra”. Io credo che Matteo abbia raccolto consenso perché parla il linguaggio che la gente comprende, perché in questi anni di Presidenza della Provincia ha provato ad innovare la macchina comunale, perchè ha saputo dare concretezza a quanto presentato in campagna elettorale, perché ha avuto il coraggio di rischiare. Quel coraggio che hai reggenti del PD (ma anche a noi iscritti e amministratori) è mancato negli scorsi mesi!!!!! Io credo che il “sogno” proposto da Veltroni al Lingotto non sia defunto…ma debba essere ravvivato da forze fresche …che riescano a parlare alla gente un linguaggio nuovo.

Non abbiamo paura di dircelo…se non lo faremo il progetto finirà definitivamente. Vogliamo questo?? Io NO

Antonio

Lo sa chi mi ha convinto a rischiare tutto?». Chi? «D’Alema. Dopo l’assemblea nazionale, a cena ci prende e ci fa, con quell’aria che ha lui, ha presente, tra sfida e sfottò, "voi trenta quarantenni dite sempre che volete più spazio, no? Prendételo. Abbiate il coraggio di una lotta in campo aperto". Voleva la sfida? Eccola. Io non dico che sarò il leader nazionale del Pd, sarei stupido, ora la mia battaglia è semplicemente vincere Firenze, ridare alla città un ruolo nazionale che con Domenici non ha mai avuto. Questa vittoria dimostra però che li possiamo affrontare, loro, con le loro logiche antiche, e battere. E se l’ho fatto io possono farlo anche altri, spero che lo facciano. Basta far capire alla gente che sei fuori dagli apparati, e giocarsi tutto: se perdevo l’ho detto, sarei tornato a lavorare in azienda.

Questo è piaciuto. Ho tifato per Soru, anche se molti amici di sinistra erano delusi da lui, mi hanno detto che stavolta non l’avrebbero più votato...». Matteo Renzi, trentaquattrenne, grande tifoso viola, che ha vinto domenica notte le primarie del centrosinistra fiorentino, è estroverso, ambizioso, cosa che in Italia volentieri ti fanno pagare, specie se hai più talento degli altri. Dunque dovrà stare attento, la sua gara comincia ora. Riceverà batoste. Proveranno ad arginarlo. Ma non sempre lo prenderanno. Chi, è chiaro. La mattina dopo la vittoria in quel disastro che è il Pd libanesizzato di Firenze, è stata un susseguirsi di telefonate, figuratevi quanto felici, di tutto quell’apparato del Pd che, piuttosto che vederlo candidato sindaco, si sarebbe dato una martellata sugli zebedei. «Ore otto, preceduto da una telefonata di Gentiloni mi chiama Veltroni. Mi fa "dai Matteo, complimenti, ora lavoriamo insieme". Magari credeva che io adesso mi sarei barricato col mi gruppo... Non farò così, stia tranquillo, gliel’ho detto. Poi fa un po’ l’imbronciato per certe cose che avevo detto alle Invasioni barbariche». In sostanza: i capi del partito la smettano di evocare la lesa maestà ogni volta che qualcosa non viene deciso nelle loro stanze. «Loro» - sostantivo e aggettivo - è l’espressione che Matteo usa per marcare la sua estraneità. Che è reale ma è, anche, una trovata di marketing. «E io vengo appunto dal marketing...», sorride nel suo studio sventolando il programma, «i miei cento punti».

Indossa una camicia bianca, i pantaloni slim fit, alla sua sinistra, alla parete, una Madonna di scuola raffaellita, alla destra una foto in cui si produce in un compito baciamano a Ratzinger, sul tavolo una copia del libro che ha scritto, "Tra De Gasperi e gli U2". Ultima passione letteraria, Dave Eggers; scrittore classico più amato, Antoine de Saint-Exupéry («ma non "Il piccolo principe", non sia mai, lo scriva; "Terra degli uomini"»); ultimo film visto, a San Valentino, The Millionaire. Renzi è sposato e ha tre figli. E’ cattolico, il suo mito è De Gasperi, ma sul testamento biologico può anche citare Andreotti: «La sua intervista alla Stampa conteneva la posizione più giusta, lasciare una possibilità di scelta. Napolitano ha fatto benissimo a non firmare il decreto. Io che farei se mi capitasse? Uff... che sofferenza solo pensarci... Certo non mi piacerebbe interrompere il cibo e far morire così una persona, a quel punto meglio farle un’iniezione. Ma sono materie su cui non può valere un’ortodossia di partito. E sa perché cito Andreotti? La Dc in fondo era più laica del Pd». E però il Pd alle cozze di Firenze, paradosso, potrebbe essere un’occasione. «Questa città avrebbe bisogno di tre cose, innanzitutto di esser riordinata, rimessa a lucido, quanto sarebbe bello ridare ai fiorentini le Cascine, il nostro parco più bello. Poi bisogna puntare sullo sviluppo, è vero, abbiamo l’eccellenza General Electric, ma la città langue, va rilanciata. La Cassa di risparmio è entrata in San Paolo Intesa, la Banca Toscana chiude e i dipendenti verranno presi dal Nonte dei Paschi...».

Renzi è stato discretamente sostenuto da uomini come Wanda Ferragamo, Bona Frescobaldi, Stefano Ricci. «E m’hanno dato del destro, del berlusconiano. Siamo a questo, nella sinistra di Firenze». La cultura sia anche un po’ paracula. «Nel 2004 per i 500 anni del David l’unica cosa che ha saputo fare Domenici è stato un convegno. Nel 2012 ci sarà l’anniversario della morte di Vespucci. Firenze è la città più americana d’Italia, ha 32 università Usa, più di Londra, più di Parigi. Perché non fare un grande anno americano? Voglio portare Obama in città a celebrarlo. Lui e Michelle hanno nominato una sola città italiana, Firenze». Altro caso-non caso: un suo grande sponsor è stato Paolo Fresco, l’ha introdotto agli ambienti americani della città. Domenici? «Sulla sua onestà personale scommetto. Ma il suo secondo mandato è stato deludente. Cioni? Io credo che dall’inchiesta su Castello non verrà fuori niente su di lui. Vedremo». Sì, vedremo anche se i tanti Crono del Pd lo inghiottiranno; Renzi ha dalla sua financo la forza della preghiera e, al piano terra del palazzo della Provincia di Firenze, l’aiuto della Madonna del Cardellino di Raffaello, che finora ha posato su di lui materno sguardo. «L’avevo pregata, però».


Tratto dalla Stampa del 17/02/09


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lunedì 26 gennaio 2009

Emanata ordinanza contenente misure a tutela della vivibilità,del decoro e della sicurezza urbana - Alcune mie proposte‏


Care/i amiche/i,

come promesso in campagna elettorale, il Sindaco di Pisa Marco Filippeschi (a cui faccio i complimenti per l’assiduità con cui ha seguito personalmente il tema) ha firmato l’ordinanza antidegrado. Si tratta di un atto molto atteso in città, stimolato da numerosi cittadini, comitati, organizzazioni e associazioni di categoria. L’ordinanza rappresenta un nuovo strumento di contrasto verso comportamenti che ledono la civile convivenza e l’uso corretto degli spazi pubblici cittadini.

Questa ordinanza segue quelle già firmate nelle scorse settimane dal Sindaco e che hanno riguardato il divieto di accampamento abusivo, il contrasto alla prostituzione, la regolamentazione della vendita di alcolici. A queste seguirà quella sul contrasto all’abusivismo commerciale rispetto al quale è al lavoro un tavolo tecnico, coordinato dalla Prefettura, per programmare gli interventi da effettuarsi immediatamente dopo l’emanazione dell’ordinanza.

Nell’ordinanza firmata oggi vengono elencati i comportamenti vietati e stabilite sanzioni più elevate e conseguenze più pesanti rispetto al passato. A chi attua comportamenti vietati verranno comminate multe da un minimo di 250 ad un massimo 500 euro, oltre al pagamento delle spese di ripristino dei luoghi e fatte salve eventuali altre sanzioni penali o amministrative previste da Leggi o regolamenti. Inoltre se i comportamenti sono riconducibili ad associazioni o loro referenti (come nel caso di affissioni abusive), si prevede l’esclusione di tali organizzazioni da successivi patrocini o collaborazioni con l’amministrazione comunale.

Questo atto ci permette di proseguire sulla strada di offrire una città più vivibile a misura di bimbi ed anziani. Per fare ciò però dobbiamo INTENSIFICARE I CONTROLLI. Come ho più volte detto, anche in riunioni interne alla maggioranza, provvedimenti di questo genere suscitano grandi aspettative nella cittadinanza: non dobbiamo deludere non controllando con attenzione ed in maniera oggettiva. Io mi impegnerò a farlo in prima persona e a segnalarlo in maniera continua e precisa agli organismi competenti.

Vi lascio con una proposta che farò all’assessore Forte ed al Sindaco: perché non istituiamo un numero verde a disposizione dei cittadini per segnalare il non rispetto di questa ed altre ordinanze del sindaco? Perché non creiamo un sistema di CRM (Customer Relationship Management) per valutare tempi di risposta degli operatori della Polizia Municipale alle segnalazioni dei cittadini? Io sono disposto a collaborare per offrire una Pisa sempre più vivibile... e voi?

Fatemi sapere
Antonio





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giovedì 22 gennaio 2009

IL PD apre all'edilizia sostenibile - lunedi 24 gennaio ore 18 in Via Fratti discussione sul tema‏


A testimonianza di un'attenzione sempre più crescente verso le questioni ambientali, la 1a Commisione Consiliare Permanente del Comune di Pisa ha iniziato la discussione in merito alla bozza del nuovo Regolamento di Edilizia Sostenibile, la cui approvazione definitiva in Consiglio Comunale è prevista per i primi di febbraio.

La regolamentazione di questa materia ha delle ricadute importanti sia per le imprese e per i professionisti che operano nei settori della progettazione architettonica, dell'edilizia, dell'impiantistica civile e soprattutto, per chi fruirà delle abitazioni concepite con questi nuovi criteri.

Parliamo infatti di una serie di norme volte alla ricerca di una migliore qualità urbanistica-edilizia, dove una serie di fattori tecnici concorrono alla determinazione di un Indice di Sostenibilità, il quale tanto più alto è, tanto maggiore sarà l'incentivo economico a cui si potrà accedere.

L'introduzione di criteri da seguire per i costruttori, determinerà una serie di risparmi energetici, di efficenza idrica e la possibiltà di utilizzare, dove possibile, pannelli solari termici o fotovoltaici per produrre energia a basso impatto ambientale.

L'occasione di diffondere informazioni e discutere di questi innovativi e importanti temi per le spese e i consumi delle famiglie, è stata colta dal Partito Democratico di Pisa, che fa delle politiche ambientali, uno dei propri punti strategici per il rilancio del Paese.

Lunedì 26 gennaio, ore 18, presso la sede del PD di Via Fratti si terrà infatti un incontro alla presenza dell'Assessore all'Urbanistica Fabrizio Cerri e ai membri della 1a CCP, per illustrare più nel dettaglio le novità contenute in questo testo e discuterne con chiunque ne fosse interessato.

In attesa dell'incontro, allego il testo della bozza in discussione per coloro che volessero iniziare a farsi un'idea della tematica.



Maurizio Sereni


















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sabato 29 novembre 2008

Come puo' l'apertura di una strada avere un valore politico‏

Ricevo e volentieri pubblico la mail ricevuta dal mio amico Stefano, che l’impegno che ci mette nel migliorare la vivibilità del suo quartiere. Io faccio quello che posso!!!

Un abbraccio

A

Finalmente a Putignano abbiamo l'apertura dell'ultimo tratto di Via Scornigiana,la strada dell'Unieuro,della Vodafone e della Metro.

Per noi abitanti di Putignano e' stata un'apertura tanto attesa e molti si chiederanno...come puo' una strada a uso prettamente di una zona artigianale interessare un quartiere abitativo seppur a confine con suddetta Zona?

Cerco di rispondere sperando di essere chiaro...


Putignano e' un quartiere che dire martoriato( forse e' un termine troppo forte ma serve per rendere l'idea)da un punto di vista urnabistico e di mobilita' e' dir poco...

Il quartiere e' attraversato a meta' dalla linea ferroviaria per Firenze,ad un lato dalla Superstrada Fi-Pi-Li e dall'altro dalla Via Tosco Romagnola,una strada con volume di traffico molto elevato...ma e' anche un quartiere dove ci sono molti servizi,dalla circoscrizione fino a tutte le scuole dal nido alle scuole medie,e con la presenza del Circolo Arci che svolge funzioni di valore sociale e di aggregazione assolutamente da sottolineare.

A fine giugno e' stato completato il nuovo marciapiede di Via Putignano e finalmente il 21 novembre e' stato aperto al transito Via Scornigiana.

Questa strada offre l'opportunita a tutto il quartiere di pensare ad una nuova mobilita',una mobilita' dove le auto possono avere percorsi molto piu' razionali,il servizio pubblico del pulman puo' servire una zona di grande interesse con la zona artigianale e il centro del quartiere un percorso con meno auto piu' sicuro per i pedoni e i ciclisti...

Ecco perche' l'apertura di una strada non e' solo un fatto amministrativo ma anche politico,diamo una mobilita' piu' coerente e da taluni chiamata sostenibile, con quelle che sono le esigenze di tutti...automobilistico,pedonale e ciclistico.

Sottilineo l'impegno del circolo Pd di Putignano,di Antonio e dell'amministrazione Comunale per completare questa e future opere pubbliche nel nostro e negli altri qaurtieri della nostra citta'..

Ciao a tutti

Stefano



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venerdì 14 novembre 2008

OBAMA IL PRESIDENTE DEI GIOVANI‏


Si è molto scritto che la vittoria di Obama è stata facilitata da un grande entusiasmo giovanile, ma non si è ancora approfondito quale sia stato esattamente il contributo dei giovani al successo della nuova coalizione democratica. Partiamo da questo dato: il 66% dei votanti fra i 18 e i 29 anni si sono espressi per Barack Obama. Questo risultato chiude un lungo periodo in cui la partecipazione al voto dei giovani era stata molto bassa: appena il 37% nel 1996, il 41% nel 2000; già nel 2004 c’era stato un aumento sostanziale (48%) e la Tufts University stima che quest’anno si è finalmente superato il 50%, toccando il 52% (si noti che anche in questo caso, il distacco dalla partecipazione al voto globale dell’elettorato, circa il 62%, rimane molto consistente).
L’importanza numerica del plebiscito per Obama è semplice: questa tranche di età costituiva il 18% dei votanti, quindi circa 23 milioni di elettori (3.400.000 più che nel 2004). Obama ha ottenuto il suffragio di circa due terzi di loro, quindi 15,2 milioni, mentre a McCain sono andati gli altri 7,8 milioni, con un margine di 7,4 milioni di voti a favore del candidato democratico, corrispondente quasi esattamente alla differenza complessiva nel voto tra Obama e McCain (8 milioni di voti). Questo ci dice che senza i giovani il candidato democratico avrebbe avuto una grande difficoltà ad essere eletto; i margini di vittoria sarebbero semplicemente svaniti negli stati dove ha prevalso di stretta misura (Florida, Ohio, North Carolina, Indiana, Virginia). Questi cinque stati da soli gli avrebbero tolto 86 voti elettorali, riducendo la sua maggioranza da un ampio vantaggio (365 a 162) a un ben più modesto 279-259, o meglio 278-260 perché la seconda circoscrizione del Nebraska, dove pure Obama ha prevalso, conquistando uno dei cinque voti elettorali dello stato, gli sarebbe ugualmente sfuggita.
Un altro elemento che riguarda il contributo dei giovani alla vittoria del candidato democratico è il fatto che il risultato finale delle elezioni americane dipende fortemente da quanto i due partiti maggiori riescono a mobilitare gli elettori “pigri” e portarli a votare: l’iscrizione alle liste elettorali non è automatica e la percentuale di votanti sulla popolazione adulta ha superato il 60% solo nel 2004 e nel 2008. Questa mobilitazione, che avviene attraverso la propaganda porta a porta (canvassing) e attraverso telefonate agli elettori, ha coinvolto quest’anno milioni di volontari, in gran parte giovani. Ora, l’effetto di una superiore mobilitazione sul territorio è stato ampiamente analizzato dagli studiosi e sappiamo che, in tutti gli 11 stati “incerti” della vigilia dove ha poi vinto Obama, i contatti con i cittadini da parte della campagna di Obama sono stati più frequenti e intensi di quelli avuti dalla campagna di McCain.
Non solo: dove i collaboratori di Obama e McCain sono stati ugualmente efficienti nel contattare i potenziali elettori, nel voto Obama ha ottenuto circa 3 punti percentuali in meno di quanto gli attribuissero i sondaggi, probabilmente perché l’elettorato democratico è composto prevalentemente da giovani, minoranze etniche e cittadini a basso reddito, tutti gruppi che votano meno degli anziani, dei bianchi e dei cittadini di reddito medio-alto, se non stimolati da un’azione capillare sul territorio.
Tradotta in cifre, questa analisi significa che, senza il contributo dei giovani volontari, Obama non avrebbe probabilmente vinto neppure in stati come Colorado, Nevada e Pennsylvania, che sono quelli che gli hanno permesso di costruire la sua maggioranza nel collegio elettorale. Se dalla risicata maggioranza di 278 voti elettorali che avrebbe ottenuto senza Florida, Ohio, North Carolina, Indiana, Virginia togliamo inoltre Colorado e Nevada (14 voti) otteniamo 264 voti, contro i 274 a McCain che sarebbe diventato presidente.

Antonio


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giovedì 13 novembre 2008

Proposta innovativa per la mobilità‏


Ricevo e volentieri pubblico la proposta ricevuta da Stefano…che ringrazio per gli stimoli intelligenti e puntuali che ci propone

Un abbraccio

A

Ciao Antonio,

vorrei sottoporre all’Amministrazione Comunale una mia proposta sul trasporto pubblico da sperimentare in questo periodo natalizio e eventualmente adottare in pianta stabile cercando di sviluppare il trasporto pubblico.
Parto da questa considerazione:se io e la mia famiglia(2 figli + moglie) volessimo utilizzare il trasporto pubblico da per andare in centro citta spenderemmo 8 biglietti(4 all'andata +4 al ritorno) con una spesa complessiva di 7.2€.
Chiaramente la mia ipotesi di spesa e' ipotizzata in caso di utilizzo spot del servizio senza eventuali abbonamenti che presuppongono un utilizzo piu' costante.

Se andassi sempre con la mia famiglia in centro con la ia macchina spenderei di parcheggio se ho fortuna 0.50 € /h ma mi accontento anche di 1€77h,considerando una permanenza di un pomeriggio penso che e' sicuramente piu' conveniente andare in macchina.

Dal momento che ho letto nell'approvazione del documento del bilancio 2009 comunale che si intende incentivare l'utilizzo del mezzo pubblico anche per giuste questioni di traffico e di inquinamento,perche' non pensare ad una sorta di biglietto famiglia tale da includere un nucleo di 4 /5persone ad un costo fisso settimanale che sia chiaramente molto piu' concorrenziale con il costo del parcheggio? tipo di 5€?

Penso a questo proprio in questo periodo natalizio poiche' negli anni passati dalla scorsa amministrazione e' stata promossa l'iniziativa di parcheggi gratuiti nel periodo natalizio che pero' ha un duplice effetto...mancato introito per le casse comunali/aumento del traffico.

Chiaramente va valutato l'impatto economico ma sicuramente a titolo di sperimentazione e' un provvedimento che potrebbe essere adottato,specificatamente anche al fatto che aumentando i volumi di utenti del servizio pubblico locale si andrebbero anche a abbassare i costi del servizio.

Fiducioso di un riscontro,

Stefano



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lunedì 10 novembre 2008

Intervento odierno in consiglio comunale sul tema della Sicurezza urbana‏

Approvate in Consiglio Comunale Linee Guida sulla sicurezza urbana



Care amiche e cari amici,

vi riporto di seguito l’intervento che ho fatto, in qualità di Presidente della IV Commissione, durante il Consiglio comunale in cui discutevamo delle Linee Guida sulla Sicurezza Urbana. Per me sono stati giorni intensi, in quanto ho provato, insieme a molti altri consiglieri (ed alla fine ci siamo riusciti) a redarre un documento congiunto che sintetizzasse le azioni necesarie per migliorare la qualità della vita in città e indicasse le linee guida al Sindaco ed alla Giunta per firmare un PATTO PER PISA SICURA condiviso da gran parte delle forze politiche presenti. Il documento votato dal Consiglio Comunale, prende spunto dal programma di mandato del Sindaco, e definisce gli indirizzi in materia di sicurezza urbana sviluppati lungo l’asse indissolubile tra il sistema delle regole e la certezza della loro applicazione, politiche di convivenza e di integrazione. Il testo base utilizzato nel lavoro preparatorio è stato predisposto dalla Giunta e fatto proprio dalla maggioranza e si basa secondo le seguenti tre direttrici:

- contrasto alla illegalità, presidio del territorio, coordinamento con le forze dell’ordine;

- vivibilità dei quartieri e del centro storico;

- politiche del Comune per la prevenzione del disagio, la coesione sociale, l’integrazione culturale.

Al testo sono state apportate alcune modifiche, in linea con il nostro programma di mandato, da parte degli altri gruppi consiliari che hanno poi votato il documento.

Questo rappresenta per noi un segnale importante poiché è il segno che la nostra proposta era impegnativa e ben calibrata e che nei primi mesi di governo siamo stati chiari ed affidabili.



Mi auguro che da oggi e nei prossimi mesi su questo tema si lavori in maniera unitaria e non per logiche di contrapposizione, per il bene della città e dei suoi cittadini



A presto Antonio


Intervento sulla sicurezza



Cari colleghi stiamo avviandoci al termine di un percorso intenso in cui ci siamo confrontati in maniera propositiva sui temi della sicurezza. Fino ad oggi il percorso ha visto, finalmente ,lavorare il consiglio comunale in maniera unitaria e non per logiche di contrapposizione, mi auguro che il lavoro della nostra commissione si possa concludere su questa linea per il bene della città e dei suoi cittadini. Gli incontri delle scorse settimane ci hanno permesso di analizzare in maniera approfondita le situazioni in essere e ci danno la possibilità di progettare un percorso di costruzione di una città più sicura….spero a misura di bimbi ed anziani. La sicurezza è, sicuramente, uno dei temi più presenti sull’agenda politica. Condivido con chi mi ha preceduto che solo una città viva, pulita e con controlli costanti può essere più sicura, perché la microcriminalità si annida meglio in un ambiente poco vissuto, sporco e degradato. Ma vorremmo anche che questo tema venisse trattato nel senso più ampio, cioè non con la sola identificazione della sicurezza personale, ma con l’implicazione di una visione più generale della vita cittadina e della convivenza tra persone. Sicurezza significa allora coesistenza civile, integrazione, accesso ai servizi, diritto alla cultura. Secondo noi la sicurezza è anche la conseguenza di una programmazione sociale, che presuppone lo sviluppo del senso civico e della partecipazione. Tanto più in una realtà, come quella pisana, contraddistinta dalla presenza di decine di migliaia di studenti fuori sede, e un numero crescente di lavoratori immigrati, nella quale è essenziale trovare punti comuni di confronto e di aggregazione.
Garantire la sicurezza, come avrete notato nei primi mesi del nostro governo cittadino, è una priorità, è un dovere che richiede il massimo impegno, su versanti diversi, tutti essenziali. Siamo convinti che per garantire una migliore qualità della vita dei cittadini è necessaria una situazione di vivibilità caratterizzata da un decoro urbano significativo capace di favorire la socializazione anzichè l'esclusione, la serenità anzichè l'insicurezza
Serve prevenire con politiche di integrazione e contrastando il degrado urbano. Si devono colpire con decisione la microcriminalità, il vandalismo, con una pianificazione ed una azione coordinata tra le forze dell’ordine, per le quali il sindaco e la giunta, nel rispetto delle diverse competenze devono continuare a svolgere un ruolo attivo, siglando nel piu breve tempo possibile un Patto Organico e partecipato con la Prefettura, per l’integrazione di tutte le azioni di sicurezza urbana, coerente con il Patto per la sicurezza sottoscritto tra il Ministero degli Interni e l’ANCI. Ciò a partire dal contenimento dei fenomeni di disordine nelle aree che già si segnalano come critiche, incidendo per parte dell’amministrazione comunale, sulla qualità dei luoghi, sull’illuminazione, sulla sorveglianza degli spazi pubblici con le nuove tecnologie a disposizione.
Si tratta secondo noi di realizzare delle strategie politiche e sociali nuove, basate sul coinvolgimento attivo delle comunità immigrate, riaffermando la vitalità dei luoghi cittadini come garanzia di sicurezza, operando per il contenimento dei campi nomadi, contrastando l’abusivismo, evitando che si creino zone franche sottratte alle regole
Occorre inoltrare rilanciare con forza una idea di tolleranza e di società civile contro quella dell’incivile intolleranza alle regole. Emergono, infatti, sempre più problemi di convivenza tra cittadini: non tanto o non solo con i cittadini stranieri comunitari e non , ma tra cittadini con bisogni diversi, giovani, anziani, studenti, lavoratori. Allora al patto per la sicurezza è necessario affiancare nei prossimi mesi un patto sociale di convivenza civile che consenta di realizzare una migliore qualità della vita di tutti, nell’ottica di creare equilibrio policentrico, mettendo al primo posto i diritti ed i doveri di ciascuno, calando l’azione politica e amministrativa del comune sul suo territorio,sviluppando le politiche di sicurezza e di convivenza secondo i principi della partecipazione, del decentramento e della presenza fisica in città. E’ evidente che l’Amministrazione Pubblica da sola non può fronteggiare un problema cosi profondo, che riguarda diverse zone della città e diversi fenomeni. Ed occorre, tra tutti ed in maniera non strumentale individuare e definire le competenze e le responsabilità sul territorio da parte dell’Amministrazione Comunale al fine di non creare equivoci ed aspettative sbagliate. Deve essere chiaro in particolare che la competenza in materia di ordine e sicurezza pubblica e di contrasto della criminalità, anche a seguito della Legge del 24 luglio 2008, n.125, appartiene allo Stato, che la esercita attraverso il Prefetto, quale autorità di Pubblica sicurezza, mentre è compito dell’Amministrazione Comunale rappresentare le istanze di sicurezza della collettività che vive sul proprio territorio ed assumere tutte le iniziative di prevenzione sociale e di qualificazione dei luoghi di vita che possono concorrere a rendere più difficoltoso il manifestarsi di disagio sociale e di comportamenti devianti. Siamo per ciò preoccupati per il provvedimento del Governo che contiene decisioni (riduzione per il triennio 2009/2011 per oltre tre miliardi di euro sui capitoli di spesa della “sicurezza” e della “difesa” delle Amministrazione dello Stato, riduzione dell’organico delle forze armate di circa 40.000 unità, riduzione del 50% annuo degli stanziamenti per remunerare le indennità direttamente sul territorio, etc), che vanno in netta controtendenza con l’obiettivo dichiarato di collocare la sicurezza in cima alle priorità dell’azione di Governo, quale indispensabile premessa della possibilità di sviluppo di questo Paese
Ed è altrettanto evidente che bisogna prevedere un forte coordinamento nelle politiche di sicurezza tra territori confinanti ed in particolare tra i comuni confinanti, per affrontare la questione della sicurezza in maniera coordinata e condivisa, in modo da sostenere in modo organico e radicale la risoluzione dei problemi esposti dai cittadini e rendere efficaci le politiche di integrazione attivate dai singoli comuni.
In particolare, cosi come in larga parte riassunto nel documento presentato dall’Ass. Gay, le nostre proposte prevedono:
- il riconoscimento della “specialità” di Pisa quale polo di attrazione, ben oltre la sua dimensione in termini di residenti, e a fornire, di conseguenza, le risorse necessarie per una risposta adeguata ai problemi di accoglienza e di sicurezza;
- l’incremento del numero dei vigili urbani e la realizzazione di un sistema integrato di videosorveglianza;
- la creazione di un fondo per la sicurezza in cui far confluire anche finanziamenti privati
- l’emanazione di ordinanze utili a ridurre gli effetti delle principali priorità presentate (degrado urbano, abusivismo commerciale, accampamenti ed insediamenti abusivi, lo sfruttamento della prostituzione, il fenomeno della tossicodipendenza e della devianza giovanile) e la revisione di alcuni regolamenti necessari all’ausilio delle azioni di contrasto;
- Parallelamente all’avvio dei processi di riqualificazione è necessaria la definizione di un “metodo più accurato” di monitoraggio dei contratti di servizio e dei bisogni di vivibilità nei quartieri, attraverso una riorganizzazione della macchina comunale
- Continuare il percorso di dialogo con tutte le parti sociali/economiche/istituzionali che guardi ad azioni sinergiche per affermare la cultura della legalità. Questo sarà possibile solo se prevederà due fasi parallele: una di controllo del territorio e contrasto della microcriminalità o comunque del non rispetto delle regole e l’altro di progettazione di una concertazione sociale che metta al primo posto i diritti ed i doveri di ciascun cittadino.

Su queste basi continueremo con forza un lavoro condiviso che non deve essere di slogan elettorali…ma di politiche della sicurezza che consentano di separare nettamente l’illegalità dalla marginalità sociale e ci consentano di costruire un tessuto urbano in cui affermare la cultura della legalità.


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