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venerdì 21 gennaio 2011
Il PD pisano e le prossime iniziative -ecco dove sarò presente
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giovedì 20 gennaio 2011
Al via il tesseramento 2011- Obiettivo raggiungere il 35% degli iscritti 2010 nei prossimi due weekend
Apertura del tesseramento, riunione dell'Assemblea Provinciale e prossimi incontri in programma sul territorio: sono i punti da cui riprendono le attività del Partito Democratico nel nuovo anno. Ma partire dall'attualità politica nazionale è doveroso. “In questi giorni – commenta il segretario provinciale Pd Francesco Nocchi – il mondo ci osserva e vede uno spettacolo penoso: il declino del Sultano ridicolizza le istituzioni e umilia l'Italia, a partire, come al solito, dalle donne. Di fronte ai dettagli che emergono dalle “notti di Arcore” chiunque farebbe un passo indietro. E anche noi da Pisa chiediamo a Berlusconi di farlo un passo indietro, di dimettersi, di porre fine a questa infinita epopea al contrario che ci sta trascinando tutti a fondo. Se lo facesse, per la prima volta penserebbe al bene dell'Italia, quello che oggi è un “Paese senza”: senza guida, senza regole democratiche condivise, senza rispetto per le istituzioni, senza ripresa economica, senza strategie anticrisi, senza politiche per i giovani, e per di più costretto ad assistere a tutto questo. Noi – aggiunge Nocchi – crediamo che la politica sia un'altra cosa ed è con questo spirito che apriamo il tesseramento e chiediamo a chi crede in un'Italia diversa di farsi avanti, perché la nostra riscossa può e deve partire dal Partito Democratico e dal suo rafforzamento”. Tesseramento. “Non ti farà entrare in luoghi esclusivi. Ma aiuta a difendere chi è sempre escluso”: è uno degli slogan scelti dal Pd pisano per lanciare la campagna di tesseramento 2011, che prende il via in questi giorni con i circoli aperti per i prossimi due fine settimana. “Con queste aperture straordinarie – spiega il responsabile Organizzazione Antonio Mazzeo – vogliamo coinvolgere i nostri militanti e raggiungere subito il 35% del tesseramento 2010. La tessera è un valore aggiunto, un segno tangibile che chiediamo per rendere più forte il Pd”. Assemblea Provinciale. L'Assemblea provinciale del Pd si riunirà, per la prima volta dopo il Congresso, domani dalle 17 al Polo tecnologico di Navacchio. Ai lavori dell'Assemblea, che è composta da 380 persone in rappresentanza di tutti i territori della provincia, parteciperanno il presidente della Regione Enrico Rossi e il deputato Paolo Fontanelli. “Il Pd – osserva ancora Mazzeo – è l'unico partito davvero democratico, che offre questi spazi di discussione. Tanti ci fanno la morale, ma nessuno ha il coraggio di aprire un confronto pubblico e trasparente al proprio interno”. Appuntamenti. Nei prossimi giorni, infine, prenderà il via una serie di dibattiti pubblici con cui il Pd intende spiegare il Piano regionale di Sviluppo e il Bilancio di previsione 2011, con particolare attenzione al cosiddetto “Progetto giovani”, il pacchetto di provvedimenti a sostegno delle nuove generazioni varato dalla Regione. Appuntamento a Santa Croce il 25 gennaio, a Santa Luce il 27, a Lari il 2 febbraio, a Cascina il 3 e a Volterra il 4.
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Cosa pensa il consigliere Regionale Donzelli sulla situazione aeroporti toscani?
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mercoledì 19 gennaio 2011
10-16 febbraio: una lunga settimana LUCANA a PISA
- 10 dicembre: alle ore 17.00, presso l’Auditorium del Liceo Classico “Galilei” di Pisa presentazione del romanzo di Michele Battaglino (Genzano di Lucania) "La scomparsa della luna"
- 11 febbraio: alle ore 17 presso l'Aula Magna della Sapienza a Pisa presentazione del libro "Carmine Crocco. Un brigante nella grande storia" di Ettore Cinnella (Miglionico)
- 13 febbraio: presso il Parco di San Rossore GP di Ippica patrocinato dall'Associazione dei Lucani a Pisa con allestimenti di prodotti tipici lucani
- 16 febbraio alle ore 21 presso il Circolo Pisanova (via Frascani 8) "Storie di Scorie", il grande spettacolo di denuncia di Ulderico Pesce
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E' necessaria la fusione tra l'aeroporto di Pisa e quello di Firenze?
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martedì 18 gennaio 2011
Come ci vede il mondo dopo l'affaire Berlusconi-Ruby-prostituzione?
Leggendo stamani i giornali stranieri c'è solo da vergognarsi (basta leggere il resto del post). "In mano ad un puttaniere", "Le scelte dell'Italia le fanno le ballerine", " Berlusconi indagato per un caso di prostituzione". Il Presidente della Repubblica e perfino il Vaticano hanno detto che questa situazione crea turbamento.Berlusconi indagato in un caso di prostituzione”. La notizia dell’iscrizione, da parte della procura di Milano, del nome del presidente del Consiglio nel registro degli indagati per i reati di concussione e prostituzione minorile per l’inchiesta nata dal fermo dell’allora minorenne Karima “Ruby” el Mahroug fa il giro del mondo in una manciata di ore e balza sulle prime pagine dei principali siti di informazione stranieri.
In Gran Bretagna, Sky News riporta la notizia come una “Breaking News” e titola ”Il premier italiano indagato per prostituzione”. La Bbc online titola ”Berlusconi indagato per il caso della ballerina minorenne Ruby” mentre il quotidiano The Guardian già nel sottotitolo specifica che il premier ”è sospettato anche di abuso della sua posizione e di aver effettuato pressioni sulla polizia”. Anche il Financial Times, il Daily Mail e il Daily Telegraph si soffermano sulle indagini della procura milanese. E il Telegraph ricorda che la notizia giunge “il giorno dopo che la Corte costituzionale italiano ha parzialmente respinto una legge che forniva al premier l’immunità da tre processi in corso nei suoi confronti per corruzione e frode”.
In Spagna la notizia rimbalza sui principali siti di informazione nazionale. El Pais ricorda che proprio questa mattina Berlusconi ”ha affermato in tv di essere un perseguitato politico”. Il quotidiano si sofferma anche sulle pene previste per i reati per i quali è indagato il premier. Anche il sito della Abc, di El Mundo e di Publico riportano la notizia in prima pagina.
In Francia è il sito de L’Express a puntare sulle indagini nei confronti del premier mentre in Germania la notizia fa il giro del Paese e viene ripresa, tra gli altri, dal tabloid Bild, dallo Spiegel Online e dal Financial Times Deutschland, che titola: ”Indagini contro Berlusconi per l’affare ‘Bunga-bunga”’.
Negli Stati Uniti, infine, è il sito dell’Associated Press a riportare la notizia, mentre il Wall Street Journal – che si sofferma anche sulle prime reazioni dei legali del premier – titola nella sua edizione europea: ”Berlusconi indagato per un caso di prostituzione”.
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lunedì 17 gennaio 2011
Politica e Riformismo - Una bella Nota di Fabiano Corsini
Il punto di forza della posizione riformista sta certamente nella sua capacità di aderire al “movimento che cambia lo stato di cose esistente”. Di essere dunque quella più adeguata all’obbiettivo di incidere sul presente per modificarlo, per renderlo più simile all’idea di un futuro migliore. All’esaurirsi del fascino dei modelli chiavi in mano di società ideali, i riformisti aggiungono la diffidenza per parole magiche che inglobano ricette miracolose, come liberismo, fiducia nel mercato, flessibilità del lavoro. Ma anche merito, competitività, ricambio generazionale: tutte parole al fine prive di significato ultimo, che troppo facilmente si prestano a divenire tasselli di raffinate e pericolose ideologie di adesione critica all’esistente e al suo movimento spontaneo.
Dieci anni fa all’ordine del giorno della agenda del cambiamento nel nostro Paese c’era la necessità di introdurre robuste iniezioni di liberalismo: svecchiare la politica; dare flessibilità al mercato del lavoro; liberare le risorse immobilizzate nelle rendite di posizione della pubblica amministrazione, degli ordini professionali, delle corporazioni. Il sindacato poteva apparire a sua volta una corporazione tra le altre, e la battaglia per la riforma del mercato del lavoro e delle relazioni sindacali pareva una battaglia importante per dare forza a tutte le altre liberalizzazioni. I partiti della sinistra, il PDS prima e poi i DS, parevano troppo lenti nel cogliere queste nuove necessità, poco permeati di cultura liberale, poco disposti ad affrancarsi dalle casamatte che costituivano le basi del consenso,ideologico, culturale, ma anche finanziario del partito e del suo sistema di alleanze.
Dieci anni fa si doveva essere riformisti, per cambiare lo stato di cose esistente; a sinistra, un vasto movimento di componenti socialiste liberali , per lo più osteggiate dalla maggioranza storica dei partiti, sostenevano un riformismo che prevedeva di introdurre contratti di lavoro più flessibili, di pari passo con la costruzione di un nuovo welfare capace di sostenere i diritti dei giovani e delle persone alle prese con “la società dei lavori”; di consegnare al mercato la gestione di servizi pubblici sempre più onerosi e meno efficienti, di pari passo con la costruzione di un sistema di “protezione” dei consumatori e di strumenti di governo (controllo e valutazione) di questi stessi servizi. Di valorizzare la funzione formativa, passando dal risultato storico del 900, la scuola di tutti, a una scuola capace di promuovere tutti, valorizzando il merito e le differenze. Di pari passo con una battaglia decisa contro la dispersione scolastica e la selezione, la nuova selezione di classe sempre in agguato.
Queste spinte riformiste in questi anni sono state respinte o gestite malamente; non interessano le colpe. Interessa oggi prendere atto ci come la situazione italiana sia profondamente mutata. Il lavoro è stato destrutturato, e i diritti dei lavoratori non hanno più luoghi fisici; i giovani sono disoccupati e senza speranza; i precari; le collaborazioni a progetto, i lavoratori interinali che nelle fabbriche fanno i bad jobs e non ne parla neppure la fiom. La fine del sindacato. La Pubblica Amministrazione allo sfascio e i servizi pubblici compressi, esternalizzati e fuori controllo. Oppure scomparsi. Una scuola che è tornata ad essere selettiva, emarginante e senza una spina dorsale che ne giustifichi la sopravvivenza. La parola merito, in queste condizioni, ha una sinistra accezione, una sorta di ghigno rivolto a persone che cercano una ragione per studiare.
Come si fa a riproporre oggi l’agenda riformista di dieci anni fa? Non c’è nessuna delle parole che erano all’ordine del giorno della nostra agenda di cambiamento che oggi,m in questa nuova situazione, non assuma un significato sinistro, impopolare, regressivo: Flessibilità? Merito? Competitività? Successo? E che dire della parola “crescita”, che è il nuovo idolum di certi progressisti che, stanchi di Carlo Marx, non hanno voglia di attardarsi neppure con Amartya Sen, certo non comunista, per il quale lo sviluppo è prima di tutto libertà?
Viviamo oggi un’epoca in cui i testimoni più anziani della vicenda politica assistono con sconcerto alla afasia della politica. Dietro la babele dei protagonismi, quello che realmente appare è una sostanziale incapacità di esprimere proposte di cambiamento; sembra abbiano avuto ragione quelli che temevano l’avvento del pensiero unico, il supermento del conflitto tramite l’annessione della critica alla ragione dominante. Che cosa altro è , se non questo, la dichiarazione di impotenza che in questi giorni ha accomunato dirigenti di destra e di sinistra davanti a un Marchionne interprete delle supreme leggi della della globalizzazione?
Fortunatamente le cose non stanno così. Il pensiero unico sta vincendo, ma non sarà la fine della storia. Tutto si muove, tutto cambia, anche nelle acque stagnanti di questo putridume. Anche nel nostro Paese.
Certo, una soluzione “in positivo” non è scritta nei destini della storia; e soprattutto, non è scritto che dalla crisi possano uscire le generazioni che vivono ora. Tutto dipenderà da noi: dalla politica. Certo, dalla politica, che deve tornare ad avere consapevolezza di essere il principale strumento con il quale gli uomini cambiano il proprio destino.
Alla FIAT ora si dovrà costruire il nuovo progetto con operai che non sono stati sconfitti; e saranno meno soli. E se ci sarà l’investimento (se la politica riuscirà a far rispettare le promesse, non illudiamoci che la FIAT le rispetti da sé), tra qualche mese gli operai saranno fortissimi; perché un miliardo investito a Torino renderà quella città e quei lavoratori più liberi di quanto non lo siano oggi. Se nel frattempo avremo ben lavorato, dalla politica potranno venire proposte di politica industriale, con le quali anche il ruolo del nostro Paese nella globalizzazione potrà essere ridisegnato.
Per costruire questi nuovi scenari, bisogna mettere in campo proposte capaci di modificare lo stato di cose esistente. E oggi, quelli tra noi che propugnano idee di socialismo liberale, non devono temere di portare l’attenzione a quella componente che in questi anni ha peso colpi. Si, la componente socialista.
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venerdì 14 gennaio 2011
Corso Socio Politico Pastorale Giovanile Pisa - un buon modo di approcciare alla politica
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giovedì 13 gennaio 2011
L'Arsenale non può chiudere - la posizione del PD di Pisa
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Piu controlli sugli affitti a Pisa
L'affitto ai fuorisede è uno dei grandi motori dell'economia cittadina, un business da 60 milioni di euro, in cui i grandi proprietari fanno la parte del leone, imponendo affitti fuori mercato e molte volte non contrattualizzando i rapporti di locazione.
Potremmo recuperare diverse centinaia di migliaia di euro da riutilizzare per valorizzare spazi di aggregazione giovanile e nuovi investimenti sull'edilizia studentesca pubbliva
Poche ore dopo la proposta ho ricevuto segnali discordanti sulla proposta. Questo vuol dire che stiamo facendo davvero bene!
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mercoledì 12 gennaio 2011
150 dell'Unità d'Italia - Qual è la parola che meglio la rappresenta?
Io non ho dubbi. Scelgo la parola Costituzione, anche se Tricolore non mi dispiacerebbe. Quella costituzione e quel tricolore che prima Ciampi ed ora Napolitano stanno difendendo con tutte le loro forze dagli attacchi della Lega e della politica Berlusconiana e che invece devono sempre rappresentare i pilastri su cui poggia la nostra identità nazionaleLeggi il resto del post...
martedì 11 gennaio 2011
No alle selezioni di Miss Padania a San Miniato
La Lega è "malvenuta", ecco perché
Ci sono almeno cinque motivi per cui il Pd non pensa che il territorio di San Miniato possa sentirsi orgoglioso di essere stato scelto dalla Lega per organizzarvi le selezioni di Miss Padania.
Il primo è che noi ci sentiamo toscani, italiani, europei, cittadini del mondo, tutto fuorché padani, e pensiamo che la Padania non esista, e che, anche se esistesse, non comprenderebbe la Toscana. Il territorio del comune di San Miniato ha contribuito ai processi che hanno costruito la nazione e lo Stato unitario italiano, di cui ricorre il 150esimo anniversario: il movimento culturale con cui dall’età dei Comuni all’Illuminismo l’Italia, e in particolare la Toscana hanno avuto un ruolo primario nella costruzione dell’identità europea; il Risorgimento; la resistenza antifascista. Noi ci sentiamo eredi orgogliosi di questa storia, e intendiamo valorizzarla, anche con iniziative di dibattito culturale e politico.
Il secondo è che noi pensiamo che migliorare la condizione degli ultimi sia la condizione imprescindibile per andare avanti tutti, e le posizioni di razzismo, xenofobia, esclusione sociale ci sono totalmente estranee.
Il terzo è che noi siamo davvero per dare più poteri e più risorse alle Regioni e ai Comuni, e invece Regioni e Comuni non sono mai stati così male come da quando i cosiddetti federalisti della Lega sono al governo nazionale.
Il quarto è che il ruolo della donna che manifestazioni come Miss Padania delineano, e che è perfettamente coerente con quello in cui crede Berlusconi e che comincia a stare stretto anche ad alcune ministre di questo governo, è l’esatto contrario delle idee di rispetto e valorizzazione dei diritti di ogni individuo e di eguaglianza delle opportunità tra uomo e donna in tutti i campi, a partire dalla politica, che ci animano.
Il quinto è che non ci piace il nepotismo e non abbiamo ancora capito per quali meriti non derivanti dall’ereditarietà dei geni Renzo Bossi detto “Il Trota” faccia il Consigliere Regionale in Lombardia e svolga ruoli di direzione politica nazionale in nome dei quali viene anche chiamato a presiedere questa manifestazione.
Ovviamente, per noi, essere democratici significa anche non impedire a nessuno di svolgere le proprie manifestazioni, e quindi non assumeremo e non condivideremo iniziative di boicottaggio.
Ma la nostra posizione di dissenso è chiara, netta e, crediamo, condivisa dalla maggioranza dei sanminiatesi, e abbiamo voluto esprimerla chiaramente, proprio perché non sottovalutiamo il pericolo leghista, anche se per ora non ci pare che dalle nostre parti ci siano stati sfondamenti, e intendiamo combatterlo a viso aperto, con la presenza sociale e con la battaglia ideale e culturale.
Massimo Baldacci (Segretario UC San Miniato)
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CHE SUCCEDE A ROMA? Ne parliamo a Pisa il 14 Gennaio
INIZIATIVA CHE SUCCEDE A ROMA?
La situazione politica nazionale e le prospettive della crisi: i parlamentari pisani del PD incontrano iscritti e simpatizzanti
Coordina
Andrea Ferrante, segretario Unione Comunale di Pisa
Intervengono
On. Paolo Fontanelli
On. Ermete Realacci
Venerdl 14 gennaio 2011, ore 21,30
Auditorium di Santa Croce in Fossabanda
Piazza Santa Croce, 5
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lunedì 10 gennaio 2011
No ai titoli di coda dell'Arsenale
La mia prima tessera, persa in uno dei tanti traslochi della mia vita, risale al 1993: 15 anni, pieno liceo classico, e la gioia carbonara di sottrarre ore alla versione di latino per correre allo spettacolo delle sei e mezzo con la mia amica Laura. È lì che è maturato il mio amore per il cinema, in quella piccola sala accogliente, con quell’ingresso angusto, in quel vicoletto un po’ nascosto: una nicchia in cui ogni volta si consumava un piccolo rito di visione collettiva che non aveva niente a che spartire con la confusione delle altre sale pisane, quelle che frequentavamo con la famiglia o con i compagni di scuola.
Lì dentro sono diventata una studentessa di storia del cinema, prima ancora di entrare all’università. Lì mi rifugiavo il pomeriggio dopo aver passato la giornata a studiare in biblioteca, ritrovando le facce che avevo lasciato poco prima sugli appunti. Lì poi ho lavorato, cassiera volontaria e molto altro, innamorata del mio Arsenale e fiera di farne parte.
I cineclub indipendenti in Italia non esistono più. Negli anni gli esperimenti più importanti, come a Roma, Milano, Bologna, sono stati assorbiti dalle Cineteche o hanno chiuso. Oggi tutta l’industria cinematografica è in crisi e le monosala cittadine, spesso molto grandi perché costruite per altri flussi di pubblico, magari chiuse nel perimetro delle zone a traffico limitato dei centri storici, negli ultimi anni hanno subito una costante emorragia di spettatori.
Ma quello che è più triste è accorgersi che non sono cambiate solo le abitudini di visione degli spettatori (più bisognosi di certe comodità, impigriti dall’offerta di cinema delle tv satellitari e da schermi televisivi casalinghi sempre più mastodontici): si è irreversibilmente spenta una cultura. Quella che mi ha insegnato ad amare la visione in sala, il buio, l’esperienza collettiva, la grana della pellicola, il suono avvolgente, i volti, i corpi e i paesaggi che si facevano carne viva ben prima che il 3D ce li facesse piombare addosso. La stessa cultura che mi fa amare anche lo splendore degli effetti speciali, se goduti su un grande schermo, e che ha insegnato alla mia generazione di studenti e di spettatori che, banalmente, il cinema è bello perché è vario, perché impasta come nessun altro medium l’intrattenimento e il pensiero, perché è un’esperienza emozionale che puoi ritagliarti e cucirti addosso ogni volta che vuoi. Guardo con un po’ di tristezza agli spettatori seriali, massificati, che consumano il cinema come un qualsiasi altro rito impersonale di una società che crede di poter scegliere tutto, e invece è sempre più incanalata.
Bene. Questo pistolotto un po’ retorico e un po’ nostalgico per arrivare alla sostanza. L’Arsenale rischia seriamente di chiudere, per la prima volta in 29 anni di vita. Meno spettatori, costi vivi sempre più alti, studenti evaporati: tante cause con una sola conseguenza. Nei prossimi due mesi gli amici che gestiscono l’associazione dovranno far fronte ad una serie di scadenze fiscali e bancarie che non hanno possibilità di rinvio. Mi rifiuto di credere che possa finire così, quindi ho scelto di dare una mano, con i mezzi che conosco meglio, che sono quelli della comunicazione.
La prima cosa che potete fare, se vi siete rivisti almeno un pochino nelle mie parole, è continuare a venire al cinema, anzi, venirci una volta di più. Con questo gruppo e con altre iniziative stiamo lanciando una libera sottoscrizioneper l’Arsenale: se non avete rinnovato la tessera vi invito a farlo, sapendo che avete la possibilità di lasciare liberamente un contributo più alto, a partire dal prezzo standard di 5 euro. Fate la tessera, regalate una tessera agli amici cinefili, se ne avete.
Poi c’è la tessera "Socio sostenitore", che abbiamo pensato per chi sente di poter dare un contributo economico più sostanzioso, e che ovviamente dà grandi vantaggi: con una sottoscrizione a partire da 200 euro si ha il diritto all’ingresso gratuito illimitato, per tutto il 2011, sia all’Arsenale che al Giardino Scotto.
Se la crisi vi impedisce di dare anche un piccolo contributo economico, vi chiediamo allora un piccolo favore: passate parola. Ne abbiamo bisogno. Stiamo organizzando una festa per l’Arsenale a febbraio e anche lì partecipare, con la presenza e con il cuore più che con il portafoglio, sarà un segno molto molto gradito.
Non lasciamo che muoia uno dei presidi culturali di questa città. Io non ho ancora voglia di veder scorrere i titoli di coda. E voi?
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domenica 9 gennaio 2011
Hotel Continental, preoccupazione e contrarietà del PD di Pisa
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mercoledì 5 gennaio 2011
L'Ass. dei Lucani a Pisa: una grande realtà di cui vado molto fiero!
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domenica 2 gennaio 2011
Risposta all'Editoriale della Nazione - Pisa o New Bronx?
Nuovo anno, nuovi editoriali, stesso vecchio sistema. E’ domenica ed è tempo di commenti. Su “La Nazione” la responsabile della cronaca locale, Valeria Caldelli, attacca nuovamente il PD pisano. Un copione già visto. Una linea di fuoco continua, costante, che colpisce indistintamente partito e amministrazione. Capisco che i giornali ormai siano per la maggior parte ramificazioni di un disegno politico, ma la delusione è ancora forte. E’ straziante vedere come la stampa sia sempre libera, ma non più “serena”, perchè sempre pronta a commentare e spesso a fomentare l’odio, i pettegolezzi e i sentimenti più negativi.
Nell’editoriale di oggi si parla di una Pisa ormai allo sbando, trasformata in una deserta località del Far West, dove le pistole e i coltelli regnano sovrani. I malfattori sono dietro ogni angolo, pronti a colpire anche alla luce del sole. L’anarchia è padrona, il mercato delle armi non è mai stato così fiorente. Attento te, temerario che vuoi andare in Corso Italia a fare shopping, ricordati di levarti anello e orologio, per non incorrere in sicuri accoltellamenti. E te, madre che devi comprare il latte al negozio di alimentari sottocasa, desisti dall’intento, non vorrai mica subire delle violenze? Pisani, state in casa, non uscite scaldatevi sopra le vostre poltrone guardando della sana televisione, nella sicurezza delle vostre pareti domestiche. Ma non scordatevi di tenere il ferro a portata di mano, l’irruzione da parte di rapinatori assassini può avvenire in ogni momento. Turisti, non venite a Pisa, dove accanto all’Arno, scorrono fiumi di cocaina, eroina e altre droghe sintetiche dalle sigle più strane. Scappate, e non dire che non vi avevamo avvisato. All’ingresso della città campeggiano nuovi cartelli: ”Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Lasciate ogni speranza o voi che entrate”.
Io questa Pisa sinceramente non la conosco. Mi domando se la Nazione ha dei dati recenti sul reale numero dei crimini effettuati a Pisa, perchè mi risulta che gli ultimi dati rilasciati dalla Questura sono del 2009, dove denunce (-3,4%), furti in casa (-18%) e i borseggi (-19%) erano in numero ridotto rispetto all’anno precedente. Se ci sono dati recenti vi prego smentitemi, altrimenti potrei pensare che tutta questa descrizione di Pisa novella Gomorra sia realizzata sulla percezione piuttosto che da dati empirici. Ma può un giornale, che dovrebbe disegnarci la realtà, basarsi sulle sensazioni e impressioni, soprattutto quando esprime giudizi?
Mi domando inoltre se la giornalista legge il suo stesso giornale perchè, prendendo in giro il sondaggio commissionato dal Pd pisano, dice “qualcosa che non torna deve pur esserci se nell’arco del 2009 tutti le città toscane hanno visto incrementare i propri abitanti, mente Pisa è stata l’unica a registare la significativa riduzione di 1742 unità (dati Wikipedia segnalati da un lettore)”. Ma come? Solamente due settimane fa, sulle pagine di quello stesso giornale, a firma di Antonia Casini, un articolo sottolineava come Pisa stia recuperando gli abitanti (saliti a quota 91.069 nel 2009 rispetto ai 90.709 del 2008). Può un giornale basarsi su notizie fornite da un lettore, senza nemmeno verificarne l’attendibilità o la fonte?
Per costruire la sicurezza occorrerebbe agire con una visione lunga. Disporre di valori forti. Servirebbero attori politici e sociali disposti a lavorare insieme. In nome del “bene comune”. Pronti a investire sul futuro. Mentre ora domina il marketing. Trionfa il mercato della paura. La percezione come strumento politico per attaccare e terrorizzare. Come strumento per far aumentare le vendite.
Che l’angoscia sia con voi, io me ne esco fuori. E sono così coraggioso da lasciare il giubbotto antiproiettili a casa.
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sabato 1 gennaio 2011
Buon Anno a tutti - Grazie Presidente Napolitano
Il testo integrale del messaggio
di fine anno del Presidente
Buona sera e Buon Anno a voi tutti, italiane e italiani di ogni generazione. Non vi stupirete, credo, se dedico questo messaggio soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un'occupazione, cercano una strada. Dedico loro questo messaggio, perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell'Italia.
Incontrando di recente, per gli auguri natalizi, i rappresentanti del Parlamento e del governo, delle istituzioni e dei corpi dello Stato, ho espresso la mia preoccupazione per il malessere diffuso tra i giovani e per un distacco ormai allarmante tra la politica, tra le stesse istituzioni democratiche e la società, le forze sociali, in modo particolare le giovani generazioni. Ma non intendo tornare questa sera su tutti i temi di quell'incontro. Ribadisco solo l'esigenza di uno spirito di condivisione - da parte delle forze politiche e sociali - delle sfide che l'Italia è chiamata ad affrontare; e l'esigenza di un salto di qualità della politica, essendone in giuoco la dignità, la moralità, la capacità di offrire un riferimento e una guida.
Ma a questo riguardo voi che mi ascoltate non siete semplici spettatori, perché la politica siete anche voi, in quanto potete animarla e rinnovarla con le vostre sollecitazioni e i vostri comportamenti, partendo dalle situazioni che concretamente vivete, dai problemi che vi premono.
Siamo stati anche nel corso di quest'anno 2010 dominati
dalle condizioni di persistente crisi e incertezza dell'economia e del tessuto sociale, e ormai da qualche tempo si è diffusa l'ansia del non poterci più aspettare - nella parte del mondo in cui viviamo - un ulteriore avanzamento e progresso di generazione in generazione come nel passato. Ma non possiamo farci paralizzare da quest'ansia : non potete farvene paralizzare voi giovani. Dobbiamo saper guardare in positivo al mondo com'è cambiato, e all'impegno, allo sforzo che ci richiede. Che esso richiede specificamente e in modo più pressante a noi italiani, ma non solo a noi: all'Europa, agli Stati Uniti. Se il sogno di un continuo progredire nel benessere, ai ritmi e nei modi del passato, è per noi occidentali non più perseguibile, ciò non significa che si debba rinunciare al desiderio e alla speranza di nuovi e più degni traguardi da raggiungere nel mondo segnato dalla globalizzazione.
E innanzitutto è conquista anche nostra, è conquista della nostra comune umanità il rinascere di antiche civiltà, il travolgente sviluppo di economie emergenti, in Asia, in America Latina, in altre regioni - anche in Africa ci si è messi in cammino - rimaste a lungo ai margini della modernizzazione. E' conquista della nostra comune umanità il sollevarsi dall'arretratezza, dalla povertà, dalla fame di centinaia di milioni di uomini e donne nel primo decennio di questo nuovo millennio. Paesi e popoli con i quali condividere lo slancio verso un mondo globale più giusto, più comprensivo dell'apporto di tutti, più riconciliato nella pace e in uno sviluppo davvero sostenibile.
E' in effetti possibile un impegno comune senza precedenti per fronteggiare le sfide e cogliere le opportunità di questo grande tornante storico. Siamo tutti chiamati a far fronte ancora alla sfida della pace, sempre messa a dura prova da persistenti e ricorrenti conflitti e da cieche trame terroristiche : della pace e della sicurezza collettiva, che esigono tra l'altro una nuova assunzione di responsabilità nella Comunità Internazionale da parte delle grandi potenze emergenti. Siamo chiamati a cogliere le opportunità di un processo di globalizzazione tuttora ambiguo nelle sue ricadute sul terreno dei diritti democratici e delle diversità culturali, ed estremamente impegnativo per continenti e paesi - l'Europa, l'Italia - che tendono a perdere terreno nell'intensità e qualità dello sviluppo.
Ecco, da questo scenario non possono prescindere i giovani nel porsi domande sul futuro. Non possono porsele senza associare strettamente il discorso sull'Italia e quello sull'Europa, senza ragionare da italiani e da europei. Molto dipenderà infatti per noi dalla capacità dell'Europa di agire davvero come Unione: Unione di Stati e di popoli, ricca della sua pluralità, e forte di istituzioni che sempre meglio le consentano di agire all'unisono, di integrarsi più decisamente. Solo così si potrà non solo superare l'attacco all'Euro e una insidiosa crisi finanziaria nell'Eurozona, ma aprire una nuova prospettiva di sviluppo dell'economia e dell'occupazione nel nostro continente, ed evitare il rischio della sua irrilevanza o marginalità in un mondo globale che cresca lontano da noi. Sono convinto che questa sia una verità destinata a farsi strada anche in quei paesi europei in cui può serpeggiare l'illusione del fare da soli, l'illusione dell'autosufficienza.
Pensare con positivo realismo in termini europei equivale a non illuderci, in Italia, di poter sfuggire agli imperativi sia della sostenibilità della finanza pubblica sia della produttività e competitività dell'economia e più in generale del sistema-paese. D'altronde, sono convinto che quando i giovani denunciano un vuoto e sollecitano risposte sanno bene di non poter chiedere un futuro di certezze, magari garantite dallo Stato, ma di aver piuttosto diritto a un futuro di possibilità reali, di opportunità cui accedere nell'eguaglianza dei punti di partenza secondo lo spirito della nostra Costituzione.
Nelle condizioni dell'Europa e del mondo di oggi e di domani, non si danno certezze e nemmeno prospettive tranquillizzanti per le nuove generazioni se vacilla la nostra capacità individuale e collettiva di superare le prove che già ci incalzano. Tanto meno, ho detto, si può aspirare a certezze che siano garantite dallo Stato a prezzo del trascinarsi o dell'aggravarsi di un abnorme debito pubblico. Quel peso non possiamo lasciarlo sulle spalle delle generazioni future senza macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale.Trovare la via per abbattere il debito pubblico accumulato nei decenni ; e quindi sottoporre alla più severa rassegna i capitoli della spesa pubblica corrente, rendere operante per tutti il dovere del pagamento delle imposte, a qualunque livello le si voglia assestare. Questo dovrebbe essere l'oggetto di un confronto serio, costruttivo, responsabile, tra le forze politiche e sociali, fuori dall'abituale frastuono e da ogni calcolo tattico.
Ma affrontare il problema della riduzione del debito pubblico e della spesa corrente, così come mettere mano a una profonda riforma fiscale, vuol dire compiere scelte significative anche se difficili. Si debbono o no, ad esempio, fare salve risorse adeguate, a partire dai prossimi anni, per la cultura, per la ricerca e la formazione, per l'Università? Che questa scelta sia da fare, lo ha detto il Senato accogliendo espliciti ordini del giorno in tal senso prima di approvare la legge di riforma universitaria. Una legge il cui processo attuativo - colgo l'occasione per dirlo a coloro che l'hanno contestata - consentirà ulteriori confronti in vista di più condivise soluzioni specifiche, e potrà essere integrato da nuove decisioni come quelle auspicate dallo stesso Senato.
Occorre in generale individuare priorità che siano riferibili a quella strategia di più sostenuta crescita economico-sociale che per l'Italia è divenuta - dopo un decennio di crescita bassa e squilibrata - condizione tassativa per combattere il rischio del declino anche all'interno dell'Unione Europea.
Vorrei fosse chiaro che sto ragionando sul da farsi nei prossimi anni ; giudizi sulle politiche di governo non competono al Capo dello Stato, ma appartengono alle sedi istituzionali di confronto tra maggioranza e opposizione, in primo luogo al Parlamento.
E vorrei fosse chiaro che parlo di una strategia, e parlo di priorità, da far valere non solo attraverso l'azione diretta dello Stato e di tutti i poteri pubblici, ma anche attraverso la sollecitazione di comportamenti corrispondenti da parte dei soggetti privati. Abbiamo, così, bisogno non solo di più investimenti pubblici nella ricerca, ma di una crescente disponibilità delle imprese a investire nella ricerca e nell'innovazione. Passa anche di qui l'indispensabile elevamento della produttività del lavoro : tema, oggi, di un difficile confronto - che mi auguro evolva in modo costruttivo - in materia di relazioni industriali e organizzazione del lavoro.
Reggere la competizione in Europa e nel mondo, accrescere la competitività del sistema-paese, comporta per l'Italia il superamento di molti ritardi, di evidenti fragilità, comporta lo scioglimento di molti nodi, riconducibili a riforme finora mancate. E richiede coraggio politico e sociale, per liberarci di vecchie e nuove rendite di posizione, così come per riconoscere e affrontare il fenomeno di disuguaglianze e acuti disagi sociali che hanno sempre più accompagnato la bassa crescita economica almeno nell'ultimo decennio.
Disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Impoverimento di ceti operai e di ceti medi, specie nelle famiglie con più figli e un solo reddito. E ripresa della disoccupazione, sotto l'urto della crisi globale scoppiata nel 2008.
Gli ultimi dati ci dicono che le persone in cerca di occupazione sono tornate a superare i due milioni, di cui quasi uno nel Mezzogiorno ; e che il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 anni e i 24 - ecco di nuovo il discorso sui giovani, nel suo aspetto più drammatico - ha raggiunto il 24,7 per cento nel paese, il 35,2 nel Mezzogiorno e ancor più tra le giovani donne. Sono dati che debbono diventare l'assillo comune della Nazione. Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l'Italia : ed è in scacco la democrazia.
Proprio perché non solo speriamo, ma crediamo nell'Italia, e vogliamo che ci credano le nuove generazioni, non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo. C'è troppa difficoltà di vita quotidiana in diverse sfere sociali, troppo malessere tra i giovani. Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare : proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volontà, capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialità di cui siamo ricchi. Quelle che abbiamo accumulato nella nostra storia di centocinquant'anni di Italia unita.
Celebrare quell'anniversario, come abbiamo cominciato a fare e ancor più faremo nel 2011, non è perciò un rito retorico. Non possiamo come Nazione pensare il futuro senza memoria e coscienza del passato. Ci serve, ci aiuta, ripercorrere nelle sue asprezze e contraddizioni il cammino che ci portò nel 1861 a diventare Stato nazionale unitario, ed egualmente il cammino che abbiamo successivamente battuto, anche fra tragedie sanguinose ed eventi altamente drammatici. Vogliamo e possiamo recuperare innanzitutto la generosità e la grandezza del moto unitario : e penso in particolare a una sua componente decisiva, quella dei volontari. Quanti furono i giovani e giovanissimi combattenti ed eroi che risposero, anche sacrificando la vita, a quegli appelli per la libertà e l'Unità dell'Italia! Dovremmo forse tacerne, e rinunciare a trarne ispirazione? Ma quello resta un patrimonio vivo, cui ben si può attingere per ricavarne fiducia nelle virtù degli italiani, nel loro senso del dovere comune e dell'unità, e nella forza degli ideali.
Ed è patrimonio vivo quello del superamento di prove meno remote e già durissime, come il liberarci dalla dittatura fascista, il risollevarci dalla sconfitta e dalle distruzioni dell'ultima guerra, ricostruendo il paese e trovando l'intesa su una Costituzione animata da luminosi principi. No, nulla può oscurare il complessivo bilancio della profonda trasformazione, del decisivo avanzamento che l'Unità, la nascita dello Stato nazionale e la sua rinascita su basi democratiche hanno consentito all'Italia. Di quel faticoso cammino è stato parte il ricercare e stabilire - come ha voluto sottolineare ancora di recente il Pontefice, indirizzandoci un pensiero augurale che sentitamente ricambio - "giuste forme di collaborazione fra la comunità civile e quella religiosa".
Sono convinto che nelle nuove generazioni sia radicato il valore dell'unità nazionale, e insieme il valore dello Stato unitario come presidio irrinunciabile nell'era del mondo globale. Uno Stato, peraltro, in via di ulteriore rinnovamento secondo un disegno di riforma già concretizzatosi nella legge sul federalismo fiscale. Sarà essenziale attuare quest'ultima in piena aderenza ai principi di "solidarietà e coesione sociale" cui è stata ancorata.
Sarà essenziale operare su tutti i piani per sanare la storica ferita di quel divario tra Nord e Sud che si va facendo perfino più grave, mentre risulta obbiettivamente innegabile che una crescita più dinamica dell'economia e della società nazionale richiede uno sviluppo congiunto, basato sulla valorizzazione delle risorse disponibili in tutte le aree del paese.
Il futuro da costruire - guardando soprattutto all'universo giovanile - richiede un impegno generalizzato. Quell'universo è ben più vasto e vario del mondo studentesco. A tutti rivolgo ancora la più netta messa in guardia contro ogni cedimento alla tentazione fuorviante e perdente del ricorso alla violenza. In particolare, poi, invito ogni ragazza e ragazzo delle nostre Università a impegnarsi fino in fondo, a compiere ogni sforzo per massimizzare il valore della propria esperienza di studio, e li invito a rendersi protagonisti, con spirito critico e seria capacità propositiva, dell'indispensabile rinnovamento dell'istituzione Università e del suo concreto modo di funzionare.
Investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità. Che questa sia la strada giusta, ho potuto verificarlo in tante occasioni. Dall'incontro, nel gennaio scorso, con gli studenti di Reggio Calabria impegnati sul tema della legalità, a quello, in novembre, con i giovani volontari di Vicenza mobilitatisi per far fronte all'emergenza alluvione ; e via via potendo apprezzare realtà altamente significative. Penso ai giovani che con grandissima consapevolezza e abnegazione fanno la loro parte nelle missioni militari in aree di crisi : alle famiglie di quelli tra loro che sono caduti - purtroppo ancora oggi - e di tutti gli altri che compiono il loro dovere esponendosi a ogni rischio, desidero rinnovare stasera la mia, la nostra gratitudine e vicinanza. Penso ai giovani magistrati e ai giovani appartenenti alle forze di polizia, che contribuiscono in modo determinante al crescente successo nella lotta per liberare l'Italia da uno dei suoi gravi condizionamenti negativi, la presenza aggressiva e inquinante della criminalità organizzata.
Sì, possiamo ben aprirci la strada verso un futuro degno del grande patrimonio storico, universalmente riconosciuto, della Nazione italiana. Facciano tutti la loro parte : quanti hanno maggiori responsabilità - e ne debbono rispondere - nella politica e nelle istituzioni, nell'economia e nella società, ma in pari tempo ogni comunità, ogni cittadino. Dovunque, anche a Napoli : lasciatemi rivolgere queste parole di incitamento a una città per la cui condizione attuale provo sofferenza come molti in Italia. Faccia anche a Napoli la sua parte ogni istituzione, ogni cittadino, nello spirito di un impegno comune, senza cedere al fatalismo e senza tirarsi indietro.
Sentire l'Italia, volerla più unita e migliore, significa anche questo, sentire come proprio il travaglio di ogni sua parte, così come il travaglio di ogni sua generazione, dalle più anziane alle più giovani. A tutti, dunque, agli italiani e agli stranieri che sono tra noi condividendo doveri e speranze, il mio augurio affettuoso, il mio caloroso buon 2011.
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giovedì 30 dicembre 2010
Una fotografia del nostro Paese. Che fa molto male! - AUGURI ITALIA
Un disperato qualunquismo
DITE LA VERITA' AL PAESE
Un disperato qualunquismo
Non vanno bene le cose per l'Italia. Prima che ce lo dicano le statistiche - comunicandoci per esempio un dato lugubre: che nel 2010 il reddito pro capite degli italiani sarà in termini reali inferiore a quello del 2000 - ce lo dice una sensazione che ormai sta dentro ciascuno di noi e ogni giorno si rafforza.
Basta che ci guardiamo intorno per scorgere un panorama sconfortante: abbiamo un sistema d'istruzione dal rendimento assai basso; una burocrazia sia centrale che locale pletorica e inefficientissima; una giustizia tardigrada e approssimativa; una delinquenza organizzata che altrove non ha eguali; le nostre grandi città, con le periferie tra le più brutte del mondo, sono largamente invivibili e quasi sempre prive di trasporti urbani moderni (metropolitane); la rete stradale e autostradale è largamente inadeguata e quella ferroviaria, appena ci si allontana dall'Alta velocità, è da Terzo mondo; la rete degli acquedotti è un colabrodo; il nostro paesaggio è sconvolto da frane e alluvioni rovinose ad ogni pioggia intensa, mentre musei, siti archeologici e biblioteche versano in condizioni semplicemente penose. Per finire, tutto ciò che è pubblico, dai concorsi agli appalti, è preda di una corruzione capillare e indomabile. C'è poi la nostra condizione economica: abbiamo contemporaneamente le tasse e l'evasione fiscale fra le più alte d'Europa, mentre gli operai italiani ricevono salari ben più bassi della media dell'area-euro; il nostro sistema pensionistico è fra i più costosi d'Europa malgrado le numerose riforme già fatte e siamo strangolati da un debito pubblico il pagamento dei cui interessi c'impedisce d'intraprendere qualunque politica di sviluppo. Ancora: nessuno dall'estero viene a fare nuovi investimenti in Italia, ma gruppi stranieri mettono gli occhi (e sempre più spesso le mani) su quanto resta di meglio del nostro apparato economico-produttivo; nel frattempo il processo di deindustrializzazione non si arresta e la disoccupazione, specie giovanile, resta assai alta.
Nessuno di questi mali ha un'origine recente, lo sappiamo bene. Non paghiamo cioè per errori di oggi o di ieri: o almeno non solo per quelli. È piuttosto un intero passato, il nostro passato, che ci sta presentando il conto. Oggi cominciamo a capire, infatti, che qualche tempo fa - quando? nel '92-'93? un decennio dopo con l'adozione dell'euro? - si è chiuso un lungo capitolo della nostra storia. Nel quale siamo diventati sì una società moderna (qualunque cosa significhi questa parola), ma pagando prezzi sempre più elevati, accendendo ipoteche sempre più rischiose sul futuro, chiudendo gli occhi davanti ad ogni problema, rinviando ed eludendo. Prezzi, stratagemmi, rinvii, che negli Anni 70-80 hanno cominciato a trasformarsi in quel cappio al collo che oggi sta lentamente strangolando il Paese.
Lo sappiamo che le cose stanno così. Ce ne accorgiamo ogni giorno che l'Italia perde colpi, non ha alcuna idea di sé e del suo futuro. Ma ci limitiamo a pensarlo tra noi e noi, a confidarcelo nelle conversazioni private. Avvertiamo con chiarezza che avremmo bisogno di bilanci sinceri e impietosi fatti in pubblico, di un grande esame di coscienza, di poterci specchiare finalmente e collettivamente nella verità. Che ci servirebbero terapie radicali. Invece sulla scena italiana continua a non accadere nulla di tutto ciò.
Chi dovrebbe parlare resta in silenzio. Resta in silenzio il discorso pubblico della società italiana su se stessa, consegnato ad una miseria che diviene ogni giorno meno sopportabile. Ma soprattutto resta in silenzio la politica, divisa tra lo sciropposo ottimismo di Berlusconi, il suo patetico «ghe pensi mi» da un lato, e la vacuità dei suoi oppositori dall'altro. Bersani, La Russa, Bossi, Fini, Bondi, Vendola, Verdini, Di Pietro, Casini, e chi più ne ha più ne metta credono di parlare al Paese con le loro dichiarazioni, le loro interviste, i loro attacchi a questo o a quello, i loro progetti di alleanze, di controalleanze e di governi: non sanno che in realtà se ne stanno guadagnando solo un disprezzo crescente, ne stanno solo accrescendo la distanza dal loro traballante palcoscenico. Sempre più, infatti, la loro produzione quotidiana di parole suona eguale a se stessa: ripetitiva, irreale, ridicola. Mai una volta che uno di essi proponga al Paese una soluzione concreta per qualche problema concreto: chessò, come eliminare la spazzatura a Napoli, come attrarre investimenti esteri in Italia, come finire la Salerno-Reggio Calabria prima del 3000, come iniziare a risanare il debito pubblico. Mai: anche se a loro scusante va detto che nel solcare quotidianamente l'oceano del nulla sono aiutati da un sistema dell'informazione anch'esso perlopiù perduto dietro la chiacchiera, il «retroscena», il titolo orribilmente confidenziale su «Tonino» o «Gianfri», il mortifero articolo di «costume».
Nelle pagine e pagine dedicate dai giornali alla politica diventa sempre più difficile distinguere il vero dal falso, scorgere qualche spicchio di realtà tra i fumi dell'aria fritta. È così che alla fine siamo condannati a questo necessario, disperato, qualunquismo. Agli italiani non sta restando altro. Disperato perché frutto dell'attesa vana che finalmente da dove può e deve, cioè dalla politica, venga una parola di verità sul nostro oggi e sul nostro ieri. Una parola che non ci esorti - e a che cosa poi? A credere in un ennesimo partito, in un'ennesima combinazione governativa? - ma che ci sfidi: ricordandoci gli errori che abbiamo tutti commesso, i sacrifici che sono ora necessari, le speranze che ancora possiamo avere. Per l'Italia è forse iniziata una corsa contro il tempo, ma non è affatto sicuro che ce ne resti ancora molto.
Ernesto Galli della Loggia
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mercoledì 29 dicembre 2010
Sono fiero di fare politica nel PD Toscano: Progetto SI' GIOVANI -Regione Toscana
SCHEDA PROGETTO / GIOVANI, SÌ!
1. PERCHÉ UN PROGETTO DEDICATO AI GIOVANI
Per la prima volta dal dopoguerra i figli rischiano di vivere peggio dei loro padri, di essere più poveri delle generazioni precedenti… e questo non lo possiamo permettere….almeno in Toscana.
Come fa un grande Paese a concepire che la prossima generazione sia priva di reddito e di un lavoro stabile? Significa scialacquare il più prezioso dei capitali, quello umano..
Altro che “ascensore sociale”…qui se va bene ci sono le scale che portano sui tetti…dai quali i giovani urlano la loro rabbia…
Draghi ad Ancona, il 5 novembre 2010 – “L’Italia è davanti a un bivio e, se non si agisce presto, saranno i giovani a rischiare di subire le conseguenze peggiori del declino economico”.
2. SCUOLA E GIOVANI: INVESTIREMO DI PIÙ
Nonostante il Governo Berlusconi ci abbia tagliato le gambe, la Toscana vuole andare avanti. E vara il Progetto per l’autonomia dei giovani
Nel 2011 sarà questa la nostra priorità (insieme alla scuola) su cui investiremo di più rispetto al 2010 !
Dal 2011 al 2013 investiremo 295,7 milioni di euro.
Raddoppiano le risorse dedicate alle giovani generazioni.
Il progetto, accanto al rafforzamento di interventi già esistenti:
• servizio civile, borse di studio, imprenditoria giovanile nel manifatturiero, servizi e agricoltura, assunzione giovani laureati, e lavoratori atipici
prevede l’avvio interventi innovativi, come:
• contributi per la casa (affitto e acquisti), programma regionale di stages renumerati, il prestito d’onore e il microcredito.
3. OBIETTIVO DEL PROGETTO: GIOVANI SÌ!
Vogliamo intervenire sulle difficoltà che impediscono l’emancipazione dalla famiglia di origine e una partecipazione attiva alla società civile.
I giovani escono sempre più tardi da casa:
- In Toscana vive con i propri genitori l’85% dei 20-24 enni (57% in Italia) ed il 59% per i 25-29 enni (60% il dato nazionale).
- Anche fra i 30-34enni, la percentuale è più alta, seppure di poco, rispetto alla media italiana: 29% contro 28%.
Inoltre, nella stessa fascia di età (30-34), soltanto il 35% dei toscani ha almeno un figlio (40% in Italia).
La prolungata permanenza in famiglia dei giovani toscani – e italiani - è riconducibile da un lato a motivazioni di carattere sociale e culturale, dall’altro a fattori di natura economica e alle difficoltà di accesso al mercato del lavoro: più della metà (54%) dei giovani toscani 20-34enni non ha mai svolto un lavoro retribuito (61% in Italia).
La percentuale sale addirittura il 70% tra i 20-24enni (76% in Italia), mentre è del 31% fra i toscani di età compresa fra i 30 e i 34 anni (in Italia 42%).
Anche quando il lavoro lo trovano, i giovani trovano (spesso) un lavoro precario. Hanno un contratto a termine:
- il 45% dei 20-24 enni toscani (40% di quelli italiani)
- il 25% dei 25-29 enni toscani (22% di quelli italiani).
Il passaggio verso il lavoro a tempo indeterminato è poi un processo lungo e faticoso: la transizione da un lavoro temporaneo ad uno stabile è bassa. Nella nostra regione, la proporzione è identica in Italia, nell’arco di un anno si stabilizzano solo 13 atipici ogni 100.
Si aggiunga poi che nel tempo è aumentata la distanza fra il reddito dei più giovani (25-30 enni) rispetto al reddito medio dell’intera popolazione: in Toscana alla fine degli anni ‘80 un giovane percepiva il 21% in meno (20% in Italia), oggi siamo ad una differenza di circa il 28% (34% in Italia).
Ecco i 5 Obiettivi del Progetto:
• contributi per affittare o acquistare un’abitazione.
• garantire il diritto allo studio e alla propria formazione, professionale e civile;
• favorire l’inserimento lavorativo;
• accesso agevolato al credito e microcredito;
• sostegno per l’avvio di attività economiche
Vogliamo creare un circolo virtuoso: la Toscana investe sui giovani…e i giovani poi investono sulla Toscana…
Ecco gli 11 interventi previsti dal Progetto Giovani per un investimento di 295,7 milioni nel periodo 2011-2013
4. CONTRIBUTO PER L'AFFITTO E L'ACQUISTO PRIMA CASA
Dal 2011 al 2013: finanziamento di 45 milioni
Leggevo un libro di Henning Mankell…uno scrittore svedese…tra i personaggi del libro c’era una ragazza che l’autore descrive così:
“benché avesse 19 anni, viveva ancora a casa coi genitori”…
A volte basta una piccola frase per descrivere il gap che esiste tra i nostri giovani e i loro coetanei europei…
Se un giovane a 30 anni è ancora costretto a vivere coi genitori, deve andarsene fuori casa… oppure andrà fuori di testa… Per un giovane mettere su casa non dovrà più essere un castello in aria….
La possibilità di andare a vivere da soli dipende molto dalla disponibilità di una abitazione di proprietà, magari dei genitori, causa l’alto costo degli affitti: infatti, secondo i dati Istat, solo il 22% dei giovani toscani (under 30) che vivono lontano dalla famiglia paga l’affitto (34% in Italia).
E’ previsto un contributo a fondo perduto a chi contrae un regolare contratto di affitto:
• di 200 euro al mese alle coppie con figli, nonché nuclei monoparentali (un genitore con uno o più figli), a cui sarà riconosciuta una precedenza. Per queste coppie il requisito del limite di età è stabilito a 34 anni ed è sufficiente che sia rispettato anche solo da uno dei partner;
• di 150 euro al mese alle giovani coppie senza figli (di fatto, di diritto o in formazione), così come ai giovani singles o forme di convivenza tra giovani (studenti e lavoratori fuori sede). Sempre con limite di età inferiore a 34 anni;
• contributo per l’acquisto della prima casa. Faremo un accordo con i costruttori, in modo che dopo un periodo di locazione massimo di 4 anni a canoni migliori di quelli di mercato il beneficiario possa avere la possibilità di trasformare l’affitto. In questo caso è previsto un contributo al costruttore che aderisce al progetto, pari a 30mila euro in caso di acquisto al termine dei 4 anni di locazione. A ciò si aggiunge un contributo per i giovani a integrazione del canone di locazione di € 150/200 al mese per un massimo di 4 anni.
5. STAGES RETRIBUITI
Dal 2011 al 2013: finanziamento di 33,5 milioni
Uno stage deve essere un trampolino, non un trappolone.
Nel 2009 a fronte di 121.000 disoccupati, i giovani in cerca di lavoro erano 69.000 (con un tasso di disoccupazione del 26% nella fascia 15-24 anni e del 12% in quella 25-34 anni, con un’incidenza della disoccupazione femminile doppia rispetto a quella maschile).
Stages post laurea e di inserimento lavorativo. Devono riconoscere a giovani diplomati o laureati una condizione di “lavoratori in formazione” evitando forme di strumentalizzazione, pur tenendo conto che non si tratta, comunque, di un rapporto di lavoro contrattuale. Anche già ora le imprese private più avvedute remunerano i propri stages formativi in quanto spesso prodromi ad assunzioni vere e proprie, così come in altri Paesi europei esistono programmi di stages con diverse forme di remunerazione. Il progetto “Giovani, Sì!” introduce una nuova misura tesa a garantire l’attivazione di stages lavorativi co-finanziati da soggetti convenzionati al programma regionale. La retribuzione prevista è pari a €400 mensili, di cui €150 a carico della Regione e €250 dei soggetti convenzionati (es. imprese, cooperative, altri enti pubblici) per una durata massima di 12 mesi.
6. ASSUNZIONE GIOVANI LAUREATI
Se ua nostro ragazzo, ad esempio, è un bravo ricercatore, perché dovrebbe cercarsi il lavoro da un’altra parte? Un giovane con un contratto atipico, non deve essere considerato un giovane atipico, e non deve vivere una vita atipica…
E’ prevista la possibilità di richiedere il contributo regionale (circa 6.000 euro per laureati e 6.500 per dottori di ricerca) in caso di successiva assunzione con contratto a tempo indeterminato full-time e di 3.000/3.250 euro nel caso di assunzioni con contratto a tempo indeterminato part-time. Nel caso, invece, di assunzione con contratto a tempo determinato full time, della durata di almeno 12 mesi, il contributo sarà pari a 3.000/3.250 euro (e di 2.000/2200 euro per il part time). Se, entro il termine di scadenza del contratto a tempo determinato, il lavoratore venisse stabilizzato, l’azienda potrà richiedere un ulteriore contributo. A seconda della disponibilità di risorse, la misura potrà essere estesa anche alle attività di stage per soggetti non laureati.
Dal 2011 al 2013: attualmente è previsto un finanziamento di 1,2 milioni destinato a crescere in base alle richieste.
7. SERVIZIO CIVILE
Professionalizzare i giovani attraverso il servizio civile..questa mi sembra una proposta civile…di una Regione civile…
Attualmente sono 700 i giovani che ogni anno prestano il servizio civile nazionale e regionale, a fronte di un numero di domande di 2700 nel 2010.
Saranno attivati bandi annuali con finanziamento di progetti relativi ai settori: sanità, ambiente, istruzione, cultura, aiuto alla persona, protezione civile, immigrazione, tutela dei consumatori, pari opportunità, commercio equo e solidale, cooperazione internazionale, che potrebbe essere estesa a servizi di orientamento o di supporto di fronte alle scuole, ai monumenti, nei musei, ecc., contribuendo quindi ad un’attività relazionale ed informativa con spirito appunto giovanile.
I progetti, sono presentati dai soggetti iscritti all’albo degli enti di servizio civile regionale. Partecipano alla realizzazione dei progetti i soggetti ammessi a servizio civile con apposito bando regionale i cui requisiti siano l’età compresa tra i 18 e i 30 anni, la residenza o il domicilio per motivi di studio/lavorio in Toscana. Per i diversamente abili la fascia di età è ampliata dai 18 ai 35 anni.
Dal 2011 al 2013: finanziamento di 45 milioni.
8. LAVORATORI ATIPICI
Sì…ovvio, un giovane precario un lavoro ogni tanto ce l’ha…quello che non c’ha è la vita…
Disponiamo già di un fondo di garanzia per lavoratori atipici per consentire loro l’accesso al credito finalizzato ad interventi legati alla propria condizione familiare, alloggiativi, scolastica, formativa e di salute nonché all’acquisto di beni strumentali che ne aumentino la possibilità di assunzione in pianta stabile.
Il fondo, attualmente in gestione ad Artea, opera in una logica di rotazione delle risorse, a fronte delle garanzie prestate sui mutui.
Dal 2011 al 2013: finanziamento di 3 milioni
9. MICROCREDITO
Dal 2011 al 2013: finanziamento di 3 milioni
Ai giovani che hanno voglia di fare diamo modo di fare bene.
Finanzieremo, tramite banche o intermediari finanziari, giovani imprenditori per crediti non superiori a € 15.000 a fronte di un investimento massimo di € 20.000. La durata massima del finanziamento è di 5 anni. Gestito da Fidi Toscana.
In questo ambito Fidi fornisce garanzie ma si preoccupa anche di trovare i finanziatori per creare occupazione (start-up) ma anche far crescere e diversificare l’economia toscana. Il fondo per i giovani di Fidi Toscana consentirà pertanto di garantire piccoli prestiti a giovani di età inferiore ai 40 anni che intendano mettersi in proprio o fondare una cooperativa.
Oltre a Fidi Toscana saranno coinvolte anche le Camere di Commercio, i Confidi tra cui Artigiancredito, gli Enti locali, gli Enti previdenziali, le banche e altri soggetti privati.
Con 1 milione di euro di garanzie si possono infatti sostenere circa 5 milioni di finanziamenti. Inoltre, quando il prestito viene restituito, le risorse messe a garanzia tornano a disposizione.
Alle risorse già previste per il microcredito si aggiungono ulteriori 500.000 eleggibili a finanza etica, con ciò intendendosi casi in cui l’imprenditore sia “portatore” di iniziative apprezzabili dal punto di vista etico.
A solo titolo di esempio:
• l’attività intrapresa ha una particolare coerenza con le politiche regionali di intervento, quali quelle in ambito sociale, così da migliorare la qualità dei servizi a disposizione della collettività;
• l’imprenditore si impegna ad ospitare stagisti e titolari di borse di studio;
• in ambito agricolo, l’imprenditore si dedica a terreni dismessi;
• in ambito commerciale l’attività si concentra su prodotti del commercio equo e solidale, su prodotti biologici, sulla filiera corta;
10. IMPREDITORIA GIOVANILE
Aprire una “piccola” impresa non deve più essere una “grande” impresa.
La L.R. 21/2008 già prevede finanziamenti per PMI, di nuova costituzione. E’ rivolta ad imprenditori di età non superiore ai 35 anni per progetti imprenditoriali innovativi e ad elevato contenuto tecnologico. Il finanziamento riguarda investimenti materiali e immateriali, oppure marchi e brevetti per importi compresi tra 70mila e 285mila euro, o partecipazioni minoritarie al capitale di rischio tramite Fidi Toscana. E’ previsto inoltre il tutoraggio per 2 anni dall’inizio dell’attività alle aziende beneficiarie.
Rispetto all’impianto esistente, questo Progetto estende la normativa:
• i benefici saranno estesi anche ad imprese a titolarità femminile;
• l'apertura a tutti i settori produttivi e l’innalzamento dell’età dell’imprenditore beneficiario da 35 a 40 anni.
Dal 2011 al 2013: finanziamento di 13,5 milioni
11. GIOVANI IMPRENDITORI AGRICOLI
Vogliamo favorire il ricambio generazionale nel settore agricolo…così l’agricoltura non resta a terra.
Vogliamo sostenere la nascita di nuove imprese agricole da parte di giovani imprenditori: favorire il ricambio generazionale nel settore agricolo attraverso il prepensionamento.
Sosterremo la costituzione di nuove imprese agricole condotte da giovani al di sotto dei 40 anni mediante:
• premi una tantum di 40mila euro per l’avvio dell’attività;
• sostegni all’acquisizione di servizi di consulenza per l’avvio e la gestione della nuova attività in forme innovative;
• contributi per gli investimenti in attività produttive, agriturismo, energie rinnovabili e attività sociali;
• coinvolgimento in progetti di cooperazione per l’innovazione;
• premi per attività agro ambientali e forestali.
Dal 2011 al 2013: finanziamento di 30 milioni
12. GIOVANI PROFESSIONISTI
La Regione Toscana ha attivato con L.R. 73/2008 uno specifico fondo speciale per la concessione di garanzie a favore di giovani professionisti o tirocinanti toscani.
Il fondo è gestito da Artea e aiuta l’accesso al credito di giovani che vogliono avviare uno studio professionale (anche in forma associata) o che acquistano strumentazione o software informatico. La garanzia è concessa per finanziamenti che vanno da un minimo di €3.000 a un massimo di €9.000 di durata massima pari a 60 mesi, a cui si applicano i tassi massimi definiti in uno specifico Accordo sottoscritto tra Regione e banche, senza ulteriori spese.
13. PRESTITO D'ONORE
Se un giovane vuole investire su se stesso, la Toscana investirà su di lui…
Master, dottorati e specializzazioni richiedono risorse significative e sfide impegnative in Italia o all’estero.
Per favorire lo sviluppo dei “talenti” sarà istituito un fondo presso Fidi Toscana.
Attraverso un fondo di natura rotativa, Fidi Toscana rilascerà garanzie gratuite a totale copertura del rischio bancario, in favore di giovani di qualsiasi nazionalità residenti o domiciliati in Toscana, nella fascia di età 18-35 anni, in possesso di laurea, anche conseguito all’estero, che presentino un programma di studio fino ad una durata triennale ed un piano di copertura finanziaria delle spese che si prevede di sostenere.
La garanzia sarà concedibile su finanziamenti bancari di durata ventennale, il cui rimborso inizierà entro 12 mesi dall’ingresso nel mondo del lavoro.
L’importo massimo di finanziamento e garanzia sarà di 50mila euro.
Dal 2011 al 2013: finanziamento di garanzie bancarie fino a 15 milioni
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