lunedì 13 ottobre 2008

Così si uccide il Sapere in Italia


Cari tutti di seguito la mozione presentata e votata nello scorso Consiglio Comunale contro la legge 133 (cosiddetta Riforma Gelmini)

Cosa ne pensate? Avete idee da proporre sia a livello locale che a livello Nazionale?

Sono a vostra disposizione

Antonio



MOZIONE

OGGETTO: Università e Ricerca ad un punto di non ritorno: le conseguenze della Legge 133/2008 e delle norme antistabilizzazioni del ddl n.1441

Visto lo stato di agitazione dichiarato dai ricercatori, i professori e i tecnico amministrativi precari e non precari dell’Ateneo pisano e del Cnr;

Viste le mozioni e le successive prese di posizione approvate sin dall’emanazione del Decreto Legge 112 del 18 Giugno 2008, convertito il 6 Agosto nella Legge 133/2008, dalla Crui e dal Cun, ovvero i maggiori organi di rappresentanza delle Università italiane, da diverse Conferenze dei Presidi, dai Senati Accademici e dai Consigli di Amministrazione della maggior parte degli Atenei italiani;

Vista la posizione espressa dai Senati Accademici delle Università Toscane riunitisi per via straordinaria in seduta congiunta;

Viste le prese di posizione di molti organi collegiali delle facoltà e dei dipartimenti dell’Ateneo pisano e Toscani;

Vista la preoccupante “denuncia” all’opinione pubblica fatta dall’assemblea generale del personale dei tre Atenei pisani rivolta ad evidenziare il rischio dello smantellamento dell’Università pubblica;

Visti gli elementi emersi la mattina del 30 settembre, quando circa trecento precari dell’Università, del Cnr e dell’Istituto di Fisica Nucleare hanno civilmente manifestato dinanzi a Palazzo alla Giornata e a Palazzo Gambacorti contro un emendamento presentato all’interno del collegato “monstre”, ddl n.1441, nel quale non solo si sopprimono le disposizioni presenti nella finanziaria 2007 e le misure successive finalizzate alla stabilizzazione del precariato pubblico, ma si ipotizza addirittura la decadenza automatica dei contratti attualmente in proroga;

Vista l’attuale sordità da parte del Governo nei confronti dei pareri discordanti delle rappresentanze dei docenti e delle associazioni di dottori di ricerca, dei dottorandi, contrattisti, precari e studenti, della CRUI e del CUN, delle Conferenze dei Presidi, dei Senati Accademici e Consigli di Amministrazione della maggior parte degli Atenei italiani;

Considerato molto grave l’intervento su materie così delicate e strategiche per il paese come la formazione universitaria e la ricerca pubblica attraverso strumenti legislativi che di fatto non consentono alcun confronto preventivo, né un dibattito approfondito nel Parlamento e nel Paese;

Considerato che le normative adottate non sono ispirate ad alcun progetto - condivisibile o non condivisibile - di riforma, bensì documentano la scelta di fare cassa senza considerarne gli effetti reazionari e dannosi per settori strategici come Università e Ricerca, per i quali l’Italia accusa una persistente arretratezza in termini di investimenti, come da rapporto OCSE 2008;

Considerato che l’Italia, nei primi posti per produzione scientifica, è già molto lontana dagli obiettivi europei sulla formazione, in quanto molto indietro per spesa annua per studente ed ultima in Europa per spesa totale destinata all’Università rispetto al PIL (0,9% contro 1,3% della media UE), per la quota di spesa pubblica per l’Università (1,6% contro 2,8% della media UE), per spesa totale destinata alla ricerca rispetto al PIL (1,09% contro il 2,26% della media UE);

Considerato che facendo leva su una campagna mediatica indiscriminata a tratti diffamatoria - scandali sul nepotismo, sullo spreco del personale, sulle superpaghe dei dirigenti, ecc., seppur veri e diffusi non sono sufficienti a giustificare “comode” generalizzazioni - vengono accomunate tutte le Università in un unico calderone e viene colpito il sistema pubblico nella sua essenza penalizzando soprattutto gli Atenei con maggiore tradizione nella ricerca e nell’insegnamento;

Considerato che il sistema universitario e di ricerca italiano esige un percorso di analisi approfondita e un ampio confronto preventivo al fine di approdare ad una indispensabile riforma che metta al centro gli obiettivi di Lisbona, ovvero la strategia europea che individua nella conoscenza il fulcro centrale del nuovo sviluppo sociale ed economico, che dia maggiore attenzione agli studenti dalla laurea al dottorato di ricerca, che premi il merito e apra le porte ai giovani talenti;

Rilevato che la Legge 133/2008 (conversione del DL 112/2008) infligge un colpo di grazia al sistema pubblico universitario e di ricerca in quanto mina principi Costituzionali fondamentali quali il “DIRITTO ALLO STUDIO” in una Università libera, democratica e aperta a tutti, il “DIRITTO AL LAVORO” vero e non precario, il “DIRITTO AD UNA VITA DIGNITOSA” a partire dalle condizioni salariali e materiali, sociali e culturali, la “LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO, DI RICERCA”; in particolare i provvedimenti del Governo produrranno i seguenti effetti:

• una riduzione annuale fino al 2013 del Fondo di Finanziamento Ordinario di 467 milioni di euro (taglio del 6%) e un taglio del 46% sulle spese di funzionamento per sostenere l’abolizione dell’ICI sulla prima casa per le famiglie con redditi alti (per quelle con bassi redditi le misure erano già state studiate nella finanziaria 2008);

• una riduzione del turn-over al 20% per le università (su 5 che vanno in pensione 1 solo verrà assunto) nel periodo 2009-2013 (in termini finanziari -64 milioni di euro nel 2009, -190 milioni di euro nel 2010, -316 milioni di euro nel 2011, -417 milioni di euro nel 2012, -455 milioni di euro nel 2013). Per gli EPR si avrà una riduzione del 20% nel 2009 mentre dal 2010 al 2013 ogni unità di personale che esce potrà essere sostituita da una sola unità di personale in entrata e non in base al valore economico "liberato" (un dirigente di ricerca libera un valore economico che corrisponde a più unità di personale al primo impiego);

• un taglio complessivo di quasi 4 miliardi di euro in 5 anni;

• la trasformazione delle Università pubbliche in Fondazioni di diritto privato;

• anche per gli enti di ricerca come per le altre amministrazioni dello Stato, una riduzione della pianta organica pari almeno al 10%, con conseguente blocco delle assunzioni per molte realtà;

Rilevato che gli effetti combinati tra l'articolo 49 della Legge 133/2008, ovvero il divieto di ricorrere al medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell'arco del quinquennio ultimo, e il 37-bis inserito nel ddl 1441 in iter d’approvazione parlamentare, ovvero la cancellazione della procedura delle stabilizzazioni, determineranno il devastante blocco per le forme contrattuali a tempo determinato in enti dove la frequenza dei concorsi è scarsissima e il licenziamento in tronco (dopo 3 mesi dall' eventuale entrata in vigore del ddl 1441) di chi aveva già ricevuto garanzie dallo Stato di un percorso per andare a stabilizzare la propria attività professionale;

Ritenuto che le misure descritte mettono a rischio il normale esercizio della didattica e della ricerca nelle Università e nei centri di ricerca, aggravano il problema del numero e della media anagrafica del personale, tradiscono gli accordi europei e il dettato costituzionale sulla necessità della natura pubblica dell’istruzione, compreso quella universitaria;

Ritenuto in particolare che:

• i tagli, previsti in maniera indiscriminata senza alcun accenno a criteri di valutazione, risultano insopportabili per un settore già in grave sofferenza e del tutto sottovalutato rispetto a quanto sta succedendo nel resto del mondo;

• vengono chiuse le porte ai giovani talenti, ovvero una delle risorse più pregiate del nostro paese;

• il taglio indiscriminato delle risorse unito alla possibilità di trasformazione in fondazione privata rischia di modificare il sistema universitario nazionale in un sistema di formazione estremamente debole e con accessi differenziati in base al censo (nessun tetto per le tasse universitarie). Inoltre, senza alcun riferimento alla valutazione si selezioneranno le discipline e le sedi universitarie non sulla base del loro valore didattico e scientifico ma in ragione della diversità del contesto socio economico in cui operano;

• lo Stato non può garantire un percorso di acquisizione certa di diritti e immediatamente dopo tradire quella garanzia mettendo in gioco tanto la reputazione delle Istituzioni quanto le stesse basi di solidità civile dei cittadini;

• le norme approvate e in fase di discussione sono come bisturi di una demagogia impietosa nelle speranza viva dei giovani e dei precari di tutte le età e delle loro famiglie;

Constatato che gli effetti di una crisi del sistema formativo e di ricerca pisano avrebbe enormi ripercussioni sulla città e sull’intera provincia sia in termini socioculturali che economici;


Il Consiglio Comunale di Pisa

Esprime piena solidarietà ai docenti, i ricercatori, i precari e gli studenti.

Denuncia all’opinione pubblica l’azione del Governo di voler smantellare il sistema pubblico universitario e di ricerca.

Afferma con grande preoccupazione la propria contrarietà ai provvedimenti adottati dal Ministro e dal Governo, evidenziando i gravi rischi legati ad un indebolimento del ruolo complessivo della produzione e fruizione del Sapere nel nostro paese.

Chiede:

che il Governo riveda i propri orientamenti;

che il Parlamento non approvi il ddl n.1441;

che, a partire dalla prossima discussione parlamentare della legge finanziaria, si riaffermino gli obiettivi europei e che siano corrette le norme previste nella Legge 133/2008;

che, dato il carattere strategico delle politiche sulla formazione universitaria e la ricerca, tale materia non venga trattata con decreti e colpi di maggioranza, ma con un serio confronto parlamentare, col coinvolgimento degli esponenti della cultura italiana e di tutti i soggetti interessati.

Impegna il Sindaco e il Presidente del Consiglio a farsi interpreti in tutte le sedi opportune delle posizioni espresse, a prendere contatto tempestivamente con i rappresentanti istituzionali, sindacali e associative delle Università e dei Centri di Ricerca della città di Pisa e a farsi promotori di iniziative congiunte con la Provincia e la Regione.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Commentare...beh e' molto difficile soprattutto dopo che si sono letti gli ultimi rilevamenti dei sondaggisti nei quali danno La destra,il governo tutto,Berlusconi e i suoi ministri tra i quali Gelmini in costante ascesa nel gradimento degli italiani..purtroppo qualcosa mi sfugge..eppure mi dico/chiedo..cosa hanno fatto??Si e' passati l'estate a parlare di intercettazioni,lodo Alfano,magistratura,puttane.e di una fantomatica riforma della scuola..Avete mai visto nel mondo una Riforma che ripristina regole di 25 anni fa? ma come si fa a chiamarla Riforma?...Eppure nonostante quello che e' la destra piace piace sempre di piu'...dove sbagliamo noi?mi faccio coraggio e penso..ilpartito democratico deve portare avanti progetti e soluzioni che devono avere un contenuto sociale/morale di giustizia e di equita' che deve essere alla base di tutto..e poi correre correre come si dovesse fare uan maratona..si arriva solo dopo tanta fatica e sudore ma si ci si 'allenati si arriva...la speranza viene dall'america..se vincesse Obama chi l'avrebeb mai detto che una nazione che 25 anni fa elesse un ex attore di Holliwood ora elegge un senatore nero..? Dobbiamo essere Riformisti,nel senso piu' essenziale e letterale del termine.Ciao a tutti Stefano A.