lunedì 8 marzo 2010

Non sarà davvero una festa finché saremo vittime di violenza

Ringrazio Sandra per l'interessante spunto di discussione che ci offre e che io condivido completamente. Le prime pagine servono a poco... il ricordo può aiutare, i fatti concreti di ogni giorno devono essere però la strada maestra da consegnare alle generazioni future.

Antonio


di Sandra Capuzzi - Direzione regionale del Partito democratico

Oggi 8 marzo saremo, ancora una volta, sommerse di prime pagine a noi dedicate, di titoli che ci ricordano questo giorno, la sua storia, la sua origine. Saremo sommerse di mimosa da amici, compagni e figli compiacenti che in questo giorno, il nostro giorno, ci regaleranno un fiore, il nostro fiore.
In questi anni, abbiamo creduto e ci siamo illuse che questa fosse davvero una festa. Una festa da passare semplicemente divertendosi, anche con “sbracate” cene di genere, che finiscono col diventare estremi baccanali di euro tra gli slip di avvenenti spogliarellisti maschili.
Abbiamo creduto di aver lasciato alle nostre figlie solo diritti da preservare mentre ancora oggi qualcuno, in questo mondo occidentale di veline e prostitute e in quello orientale di lapidazioni e infibulazioni, ricorda alle donne il proprio dovere.
L’8 marzo non sarà più la festa di Hina, uccisa dal padre pakistano, e non sarà la festa Aisha, lapidata a 13 anni in Somalia dopo essere stata stuprata. Non sarà più la festa di Laura, violentata dal branco, né di Sara, violentata dal padre.
Non è più festa nemmeno per Elena che, vinta dalla solitudine e dalla depressione, ha ucciso il figlio di un anno. E non sarà più festa nemmeno per Stefania, licenziata dopo una gravidanza, né di Paola, costretta a firmare dimissioni preventive e licenziata dopo essere rimasta incinta.
Vorrei che l’otto marzo diventasse davvero semplicemente una festa, per le donne, fra le donne. Vorrà dire che potremo finalmente dimenticarci che ogni giorno in ogni posto del mondo, con ogni cultura, con ogni religione, da un doppio petto o da una tuta da lavoro, da un amico o da un estraneo, migliaia di donne subiscono violenza. E non è importante ciò che provano ma quanto saranno in grado di dimostrare, se sono più spose o semplicemente prostitute. La festa è finita, perché nulla, oggi, abbiamo più da festeggiare.
Nel silenzio e nelle lacrime di queste donne c’è tutta la loro forza e determinazione, silenzio e lacrime che ancora oggi gridano una libertà, la libertà di essere semplicemente donne.

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