lunedì 27 aprile 2009

25 aprile: per non dimenticare

Da tempo occasione di riflessioni e bilanci, il 25 aprile 2009 si candida a divenire il primo post-25 aprile. Una data che ovviamente ha attraversato tutti i tempi della nostra Repubblica - quelli del sacrificio e della ricostruzione, quelli della rinascita economica e civile ma anche della rivalità senza frontiere tra democristiani e comunisti, la drammatica stagione del terrorismo, la nebulosa degli anni ’80, così come il collasso dei primi ’90 e la lenta, aggrovigliata, per molti versi infinita, transizione verso una modernità sempre a venire. Un 25 aprile, quello di oggi, che potrebbe sancire la fine di un’era geologico-antropologica della nostra Repubblica perché registra e racconta - come un telescopio la luce di stelle lontane e spente da tempo - la fine della supremazia culturale della sinistra che, più di ogni altra corrente ideologica, ad eccezione di quella cattolica, ha dominato l’orizzonte della vita politica e sociale permeando di sé l’edificio delle regole e delle istituzioni democratiche.

Ovviamente, non che questa primazia finisce oggi, ma oggi si celebra una nuova sorta di 25 aprile, un 25 aprile non più unilaterale, anche se non ancora (e forse non lo sarà mai) bi-partisan; un 25 aprile post-ideologico, un post-25 aprile. Una celebrazione della liberazione dalla guerra e dall’oppressione nazi-fascista che, pur lasciando intatti i suoi caratteri fondanti, l’immutabile imprinting genetico di valori e aspirazioni che sono divenuti un tutt’uno con il paradigma della scelta democratica compiuta sulla macerie della guerra, si apre all’innesto di quel blocco popolar-conservatore che dinnanzi all’orgoglio della sinistra aveva sempre fatto un passo indietro o a lato.
Il primo 25 aprile di Berlusconi, lungi dal segnare una riconciliazione o una pacificazione nazionale (perché, come è stato giustamente scritto, il paese non è in guerra con se stesso e quindi non ha bisogno di essere pacificato), lasciando, come ha scritto Walter Barberis, alla memoria gli steccati delle sue tracce individuali e particolari che il tempo non può modificare, e alla storia i suoi percorsi d’incessante indagine e riscrittura, apre ad una nuova stagione nella quale il presente non è più forzatamente ipotecato dal passato ma naturalmente ingaggiato dal futuro.
Io stamani sono stato per la prima volta come Consigliere Comunale alle manifestazioni del 25 Aprile organizzate dal Comune di Pisa e devo essere sincero mi sono commosso riflettendo su quello che è stata questa data per il popolo italiano. Le belle parole pronunciate dal Sindaco Marco Filippeschi e il video registrato di Teresa Mattei in cui racconto il ruolo dei costituenti ed il valore della Costuzione in maniera semplice e toccante…con la voce flebile di chi non ha bisogno di urlare per farsi ascoltare… devono essere per tutti stimolo per vivere il nostro impegno istituzionale con passione e rispetto civico, ringraziando giorno dopo giorno chi ci ha dato la possibilità di vivere in uno Stato Democratico.



Buon 25 Aprile
Antonio


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mercoledì 22 aprile 2009

Legalità e (in)sicurezza‏

Pubblico volentieri alcune considerazioni ricevute da Federico Gelli, Vicepresidente della regione Toscana, sulla legalitàe sulla sicurezza. Temi che ha sempre affrontato con equilibrio ponendo al centro dell’attenzione la qualità della vita dei cittadini.

Un caro saluto

Antonio


Galli Della Loggia sulle pagine del Corriere di domenica scorsa (leggi l'articolo) ha lanciato una provocazione sul tema della sicurezza delle città, un argomento non banale e ricco di implicazioni. Fuori dal solito teatro che se ne fa, vorrei impostare un ragionamento partendo dai concetti di legalità e sicurezza.

Quando si riflette su parole come legalità e sicurezza bisogna intendersi. Si ha la sensazione che vengano usate con troppa approssimazione. Ad esse ognuno appende concetti diversi. La legalità, per fare un esempio, non è qualcosa di formale, di astratto, e soprattutto non è qualcosa che si può chiedere solo agli altri, a chi dissente, a chi è diverso da noi. E questo è molto importante, in un paese che spesso ha usato due pesi e due misure, che oggi invoca misure molto drastiche per ripristinare la legalità degli immigrati ma magari ha chiuso gli occhi su tipi di reati decisamente più dannosi della vendita abusiva di un accendino, quale può essere un falso in bilancio.

Io penso che la legalità significhi semplicemente cultura delle regole, delle regole condivise che consentono di vivere e vivere bene in una comunità. Delle regole che devono essere rispettate da tutti e che richiamano una responsabilità diretta, in prima persona, di ciascuno di noi. E se si pensa così. è indubbio che nel nostro paese vi sia un generalizzato deficit di legalità.

La Regione Toscana investe molto e da anni nella promozione della cultura della legalità. Stiamo lavorando molto, in particolare, con la scuola e con le associazioni che si occupano di questo tema (Arci, libera, altre) con cui da anni portiamo centinaia di ragazze e ragazzi nelle terre confiscate alle mafie, dove con il loro soggiorno, toccano con mano cosa significa vivere in terre dove la presenza della criminalità organizzata è tangibile e reale.

Il lavoro sulla legalità è complementare al lavoro sulla sicurezza. Non è forse un deficit di rispetto delle regole che porta a comportamenti sbagliati, per esempio, sulla strada. Non faccio a caso questo esempio. Da un'indagine svolta recentemente risulta che per i cittadini toscani l'insicurezza sulle nostre strade è la prima fonte di preoccupazione, davanti ad altre vere e proprie forme di criminalità, che pure sono purtroppo presenti.

Sulla sicurezza, e sulla grande domanda di sicurezza che i cittadini pongono, ovviamente ci sarebbe molto da dire. Si tratta di una domanda che è stata anche molto manipolata e strumentalizzata. Il paese di fatto però è più insicuro rispetto a qualche anno fa, ma soprattutto si percepisce più insicuro, cosa che non è affatto la stessa, come ci dimostrano molte statistiche sul crimine e sulla percezione che se ne può avere.

In ogni caso si tratta di una domanda reale, importante. Le istituzioni non possono sottrarsi a questa domanda dei cittadini, che chiedono di più della semplice sicurezza. Chiedono di poter uscire tranquillamente la sera, chiedono di poter vivere serenamente nelle loro comunità. Chiedono, direi, un diritto alla tranquillità o serenità, che è un concetto bellissimo, che mi pare attraversi tutti gli altri menzionati e che implica un impegno davvero trasversale, che va dalle politiche di prevenzione per la sicurezza fino alle politiche sociali, alle politiche urbanistiche e alle politiche dei tempi delle città, fino ad arrivare agli aspetti più puntuali e quotidiani di un'amministrazione (per esempio, come si cura un giardino pubblico o come si regola la circolazione su una strada).

Ciò che esige questo concetto di serenità è un impegno che può essere assai complesso, non fosse per le competenze che chiama in causa. Eppure rappresenta l'unica alternativa a scorciatoie che non portano da nessuna parte, se non forse all'individuazione di capri espiatori e alla demagogia di chi invoca le maniere forti. La premessa è stata lunga ma mi sembrava doverosa, perchè in realtà rappresenta il background che anima la nostra proposta di legge "in materia di contrasto al degrado e di tutela della sicurezza urbana".

La sicurezza, intesa nel suo significato più ampio, diventa uno degli impegni del governo locale, assumendo un rilievo nella strategia dell'amministrazione della cosa pubblica che non le era proprio fino alla fine degli anni novanta.

Molti enti locali si sono effettivamente mossi in questi ultimi mesi, raccogliendo anche un "invito alla creatività" che il Ministro dell'Interno ha rivolto ai sindaci. Ne è venuto fuori qualcosa che ha più a che vedere con la complicazione che con la complessità. Una valanga di provvedimenti assunti dai sindaci in qualità di ufficiali del Governo. E già qui ci sarebbe qualcosa da dire. Un profluvio di ordinanze, più o meno accettabili, più o meno comprensibili, in una logica di emergenza, che hanno creato una situazione estremamente caotica, frammentaria, incerta, con forti disomogeneità anche nello spazio di pochi kilometri. Senza dimenticare che resta tutta da dimostrare la possibilità di contrastare situazioni urbane di degrado a colpi di ordinanze.

Vorrei rilanciare una piena assunzione di responsabilità da parte del governo regionale, quale soggetto che può coordinare, dare omogeneità, armonizzare le scelte sui comportamenti rilevanti, sui provvedimenti da adottare, sulle sanzioni da contemplare.

Per questo con la nostra legge puntiamo a fornire una disciplina generale nella quale si possano inserire regolamenti comunali che intendano affrontare le questioni legate alla sicurezza urbana. Abbiamo voluto individuare i comportamenti rilevanti ai fini dell'ordinato svolgersi della vita delle comunità locali che possono essere disciplinati dalle amministrazioni comunali, distinguendo bene tra concetti come: la convivenza civile, la vivibilità, l'igiene e il pubblico decoro, la quiete e la tranquillità delle persone.

Mi pare importante sottolineare che accanto all'individuazione dei comportamenti rilevanti abbiamo prodotto un'attenta analisi sugli spazi pubblici, come premessa ad interventi che ci consentano di sottrarli al degrado fisico.

Ritengo che occuparsi del disegno urbano, cioè dell'organizzazione degli spazi, dell'impianto degli edifici, dell'uso dei piani terra e dei piani superiori, della struttura delle aree versi, del tracciato delle strade, dell'illuminazione e dell'ubicazione delle fermate del trasporto pubblico, possa rendere le nostre città più vivibili e concorre ad aumentare la fiducia dei cittadini, mentre un disegno urbano mal concepito può produrre spazi vuoti, ambienti squallidi, generare paura e attrarre comportamenti incivili e atti criminali.

In questo paese troppe volte senti invocare l'uso dell'esercito o delle forze dell'ordine, come soluzioni a problemi che richiedono risposte ben più articolate e complesse. Allo stesso modo troppo spesso abbiamo sentito parlare di cittadini armati, di ronde, di appelli all'autodifesa, di tentativi di far passare l'idea di punizioni draconiane o esemplari...

C'è bisogno di molto buon senso, di equilibrio. Per capire, ad esempio, che non c'è bisogno di pene esemplari, ma semmai c'è necessità di pene certe, di una giustizia che funzioni, in grado di assolvere le sue funzioni in tempi accettabili; che non c'è bisogno di presidi militari nelle nostre strade, ma semmai di risorse e mezzi per le forze dell'ordine che devono essere messe in grado di lavorare e valorizzate nella loro professionalità; e che i nostri quartieri, le nostre periferie, potranno diventare davvero sicure solo anche quando saranno più vivibili.


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Le circoscrizioni sono indispensabili ed il PDL dovrebbe parteciparvi

Caro Direttore,
leggo con piacere la lettera del Consigliere Provinciale del PDL Stefano Barsantini e concordo con lui che le circoscrizioni sono essenziali per permettere la partecipazione attiva dei cittadini alla vita del territorio: luoghi in cui si verificano le scelte, si raccolgono le istanze dei cittadini, si seleziona le priorità degli interventi e si controlla la qualità dei servizi. Come spesso accade, si avverte l’importanza di qualcosa quando non c’è più.Il governo Prodi con una scelta poco felice, quando si è posto il problema di ridurre i costi della Politica decise di eliminarle per i comuni con meno di 200 mila abitanti.
In questi giorni il governo di Centro Destra sta valutando di abolirle anche per i Comuni con più di 200mila residenti, invece l’Amministrazione Filippeschi a fine febbraio (con il voto favorevole di tutte le forze politiche presenti in Consiglio eccetto il PDL) ha deciso di riattivarle, cambiandone il nome (Consiglio Territoriale di Partecipazione), aumentandone funzioni e competenze specifiche e non prevedendo per i componenti dei consigli territoriali, cosi come previsto dalla legge, alcun compenso. Attualmente siamo in attesa di conoscere il parere del Ministero in merito alle variazioni apportate allo Statuto e necessarie per attivare i nuovi Consigli Territoriali.
La nostra volontà è quella di renderle operative nel minor tempo possibile in quanto la loro eliminazione ha penalizzato pesantemente (e ce siamo resi conto nel primo anno di Amministrazione) città come Pisa, in cui non solo il numero degli abitanti è ben al di sopra dei centomila (rispetto ai 90.000 residenti), ma soprattutto ha visto nelle circoscrizioni un forte momento di partecipazione che ha reso i quartieri partecipi alla vita dell’amministrazione sia in termini informativi che propositivi.
Con molto piacere, dopo le polemiche degli scorsi mesi, leggo che anche all’interno del PDL, c’è chi è di nuovo interessato ad attivare da subito i nuovi Consigli Territoriali. Noi siamo disponibili, anche domani, ad iniziare insieme un percorso di discussione e dibattito con i gruppi e le associazioni che giornalmente operano sul territorio in quanto riteniamo che questi consigli avranno un peso se sapremo trasferirvi competenze specifiche vere e se i gruppi politici sapranno aprire e dialogare con i cittadini, le associazioni, piuttosto che utilizzare queste nomine per recuperare qualche escluso. Su questi temi siamo assolutamente disponibili a discutere e collaborare in quanto riteniamo necessario intervenire rapidamente per non disperdere quella ricchezza di partecipazione che Pisa aveva saputo costruire nel corso degli anni.
Questo è comunque solo l’inizio di un lungo percorso, per arrivare in un periodo di tempo più lungo (la Giunta Comunale ha già attivato un percorso di coinvolgimento della Regione anche al fine di ottenere specifici finanziamenti così come previsto dalla legge sulla partecipazione) a costruire un modello di decentramento più innovativo facendo tesoro dei regolamenti che già esistono, della Legge regionale sulla Partecipazione e di esperienze come il bilancio partecipato e gli urp decentrati.
Siamo sicuri che i nostri concittadini beneficeranno dell’attivazione dei Consigli Territoriali di Partecipazione e auspichiamo che anche il PDL voglia partecipare a questi organi cosi come a tutto il percorso, che consentirà nei prossimi anni di offrire alla città nuovi strumenti partecipativi per un rapporto più rispettoso, efficace e trasparente tra Comune e cittadini.


Antonio Mazzeo
Presidente IV Commissione Consiliare Permanente

lettera pubblicata sul tirreno del 21 aprile 2009


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lunedì 20 aprile 2009

Solidarietà e sostegno alle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto

Mozione del Consiglio Comunale di Pisa

VISTO
Il grave terremoto che il 6 aprile u.s. ha colpito i Comuni e le popolazioni dell’Abruzzo, in particolare i Comuni della provincia de L’Aquila ed i centri limitrofi;

VISTA
l’intensità del sisma che ha causato un altissimo numero di perdite umane e danni ingenti a strutture pubbliche e private, crolli e danni che in molti casi hanno reso inutilizzabili gli uffici pubblici necessari per il normale andamento della vita quotidiana;

CONSIDERATA
l’importante mobilitazione attivata da tutte le istituzioni, nazionali e locali, in sostegno dei territori colpiti dal dramma del terremoto;
la grande azione messa in campo dal circuito dei soccorsi (Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Associazioni di volontariato, ecc.) nella fase di emergenza;
la moltitudine di iniziative di solidarietà avviate in maniera diffusa a livello nazionale e internazionale;

CONSIDERATE
le molteplici affinità tra la città de L’Aquila e quella di Pisa, ambedue sedi di due grandi e prestigiose Università e entrambe caratterizzate da una lunga storia e da un grande patrimonio artistico culturale;

RITENUTI
meritevoli i primi dispositivi emanati dal Governo;
lodevoli le azioni intraprese dalla Regione Toscana e dai Comuni della Toscana nella fase di prima emergenza;
apprezzabili i primi provvedimenti adottati dall’Università di Pisa e dall’Azienda unica Regionale per il diritto allo studio universitario, volti a garantire una serie di agevolazioni agli iscritti provenienti dalle zone terremotate, quali azzeramento tasse, alloggi e mensa gratuiti, ecc.;
encomiabile l’azione delle associazioni di volontariato che hanno concorso in maniera sostanziale all’efficienza del meccanismo dei soccorsi;

IL CONSIGLIO COMUNALE DI PISA

ESPRIME
il proprio cordoglio alle famiglie e ai cari delle vittime;
la propria solidarietà e il massimo sostegno alle popolazioni dei comuni colpiti dal terremoto, di cui in particolare si ammira e si apprezza la straordinaria dignità con la quale stanno reagendo al dramma che li ha colpiti;
apprezzamento e gratitudine per l'opera esperita da tutti i volontari, dalla Protezione Civile, dalle forze dell'ordine e dal corpo nazionale dei vigili del fuoco, di cui ricordiamo in particolare il Caposquadra del comando provinciale di Bergamo, Marco Cavagna, morto durante le operazioni di soccorso;

AUSPICA
che questa immane tragedia non diventi oggetto di strumentalizzazione politica e che le indagini avviate dalla Magistratura proseguano velocemente al fine di individuare quanto prima le eventuali responsabilità;
che l’attenzione a questo dramma non venga meno con lo spegnimento dei riflettori e che la fase di ricostruzione avvenga in maniera virtuosa;

SI IMPEGNA
a promuovere tutte le iniziative necessarie per sostenere con i mezzi e le risorse disponibili gli sforzi di soccorso e le azioni di ricostruzione da avviare immediatamente dopo la fase di emergenza;

INVITA
la Presidente del Consiglio a istituire un fondo per agevolare le donazioni volontarie da parte dei cittadini pisani, del personale del Comune di Pisa, o dei Consiglieri e degli Assessori Comunali che, rispondendo all’invito dell’Anci, decidano di devolvere parte dei propri emolumenti legati all’attività istituzionale; tale fondo dovrà essere utilizzato per realizzare un'opera pubblica da concordare con i responsabili delle Istituzioni locali abruzzesi o un progetto educativo con esse individuato, che rimanga anche a testimonianza del forte legame tra Pisa e L’Aquila;

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

nell'ottica di un gemellaggio di fatto con la città de L’Aquila

a prendere contatto con le Istituzioni locali delle zone terremotate al fine di poter individuare aiuti mirati;

ad attivarsi al fine di catalizzare e mettere a disposizione le tante professionalità presenti sul nostro territorio;

a disporre tempestivamente le misure necessarie per garantire ai lavoratori del Comune, qualora allertati come volontari o iscritti alla Protezione Civile, di poter conseguire l’assenza giustificata dal lavoro per partecipare agli interventi di soccorso, e di attivarsi affinché altri enti e aziende del territorio facciano altrettanto;

a disporre di concerto con il Rettore dell’Università di Pisa e il Presidente dell’Azienda per il Diritto allo Studio Universitario misure rivolte a garantire agevolazioni agli iscritti provenienti dai Comuni interessati dal sisma (ad es. azzeramento tarsu, abbonamento gratuito servizio pubblico di trasporto, ecc.) e “accoglienza” senza oneri aggiuntivi per gli studenti delle zone terremotate iscritti all’Università de L’Aquila che intendano transitoriamente continuare gli studi presso la nostra Università (ad es. possibilità di sostenere esami singoli senza pagare ulteriori tasse, ecc.);

a vigilare nel tempo affinchè le promesse legate alla ricostruzione diventino atti concreti, sottolineando presso le sedi opportune, in particolare presso i Ministeri interessati, l’importanza per la rinascita anche economica della città de L’Aquila del ripristino dei beni culturali e delle sedi universitarie;

a farsi carico presso le Istituzioni competenti e presso l’Anci della necessità di sostenere e rinforzare il Corpo dei Vigili del Fuoco;

a potenziare sul nostro territorio di concerto con i rappresentanti degli altri Enti Locali, della Regione e degli Organi nazionali competenti le attività di prevenzione e controllo relativi agli edifici pubblici e privati, in particolare a realizzare una verifica contro il rischio sismico di tutti gli edifici pubblici strategici, come le scuole, disponendo uno screening per eliminare le possibili criticità.


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Rispetto della legalità e attenzione alle strumentalizzazioni

Rispetto della legalità. E' il punto fermo messo dal Partito Democratico sul tema dell'abusivismo commerciale, alla luce delle polemiche di questi giorni e a seguito della manifestazione di sabato scorso a Pisa. “L'ordinanza del sindaco – osservano il segretario provinciale Ivan Ferrucci e il segretario comunale Nicola Landucci – ha come obiettivo il contrasto ad una situazione di massiccia concentrazione di abusivismo in alcune zone della città, che si era fatta insostenibile. Non c'è e non c'è mai stato alcun intento discriminatorio nei confronti della comunità senegalese. Comunità nei confronti della quale è aperto un dialogo costruttivo, che ha portato ad alcune importanti proposte presentate da Comune e Società della Salute: licenze commerciali straordinarie, permessi di soggiorno, micro-prestiti, distribuzione di generi alimentari, attività di informazione e orientamento. Siamo certi che il dialogo proseguirà, all'interno di un progetto più complessivo di città rispettosa dell'ordine e del decoro, ma anche accogliente e inclusiva”.

Secondo il Partito Democratico è questa la strada da seguire: nessuna demagogia e confronto nel merito concreto delle questioni. “Purtroppo invece – proseguono Ferrucci e Landucci – dobbiamo rilevare un utilizzo sempre più strumentale della vicenda e, ancor peggio, delle difficoltà oggettive degli immigrati e della comunità senegalese. E' evidente che una parte della sinistra e del mondo dell'antagonismo pisano sta cercando di alzare il livello della discussione verbale, con l'unico scopo di mettere in difficoltà l'amministrazione. Infatti in molti interventi di questi giorni non vengono risparmiate le critiche al sindaco ma non c'è traccia di proposte concrete per affrontare la situazione”. Infine la manifestazione in programma domani a Pisa. “Rispettiamo le posizioni di tutti – concludono Ferrucci e Landucci – ma non vediamo come questa manifestazione possa aiutare ad entrare nel merito di un problema così difficile e complesso. Auspichiamo pertanto che i toni non siano mirati alla ricerca della pura visibilità elettorale, perchè quello che è importante è muovere dei passi avanti concreti nella direzione dei diritti e l'integrazione. Un obiettivo che possiamo ottenere soltanto aumentando i momenti di confronto tra le comunità degli immigrati e la città. Sbaglia chi pensa che l’integrazione si possa fare stimolando comportamenti illegali”.

E’ evidente che il rispetto della legalità è fondamentale…ma solo insieme ad una elevata capacità di integrazione, credo che riusciremo ad offrire una città che sappia guardare con ottimismo alle sfide che ci attendono e ci attenderanno nei prossimi anni

Antonio


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venerdì 17 aprile 2009

Il PD e il Referendum

di Maurizio Sereni

Il Governo Berlusconi ha deciso di non effettuare l'accorpamento il 7 giugno, delle elezioni europeee ed amministrative locali assieme ai e quesiti referendari di modifica della legge elettorale del 2005 in senso maggioritario e con l'abrogatura delle candidature multiple, impedendo un risparmio di circa 400 mln di € alle casse dello Stato Italiano. La responsabilità di spesa di cui si fa carico il Governo, nel momento attuale di crisi economica-finanziaria mondiale e nel contesto drammatico della ricostruzione dell'Abruzzo post terremoto, rappresenta, non solo uno spreco inutile di denaro pubblico, ma un vero e proprio schiaffo a tutta l'Italia per bene. Con questa scelta, NON si impedisce la tornata referendaria, ma si depotenzia fortemente la portata di un reale strumento di democrazia sollecitato da miglia di firme di cittadini e la possibilità di raggiungere un quorum sufficente a determinare un esito positivo o negativo, non permettendo che lo svolgimento del referendum avvenga contestualmente alle elezioni europee, ma, soprattutto, amministrative locali (notoriamente con un buon numero di elettori partecipanti).

Mentre è chiaro il perchè ci si schieri per il NO e quindi si faccia di tutto per ostacolarlo da parte della Lega e dei piccoli partiti in particolare di derivazione comunista, c'è da interrogarsi profondamente sul silenzio o sulle dichiarazioni di alcuni noti esponenti politici di varia estrazione.

Nel PDL ci sono esponenti liberali che fanno parte del Comitato Promotore (Capezzone, Quagliarello, Scognamiglio, Taradash), altri della destra (Alemanno, Berselli, Selva), ministri in carica (Alfano, Brunetta, Prestigiacomo), ma l'unico che ha preso una posizione netta e precisa di dissenso è il Presidente della Camera, sempre più allergico alle decisioni prese contro corrente rispetto al sentimento popolare diffuso.

Perchè questa decisione, ma in buona parte anche quella sul testamento biologico e su diversi capitoli della sicurezza, va contro la maggioranza del popolo italiano e quindi pone Berlusconi di fronte ad una difficoltà nuova, lui che del populismo e della condizione di eletto dal Popolo si fa forte da sempre.

E il Partito Democratico che fa?

Fino al giorno prima della decisione tutti compatti dietro il Segretario Franceschini nel sostenere la proposta di accorpamento e di destinazione del risparmio di spesa pro Abruzzo.

Il giorno dopo la decisione già distinto nelle posizioni in alcuni esponenti.

Chi come la Lanzillotta dà ragione a Calderoli ovvero l'autore della porcata che si vorrebbe tentare di cambiare per via referendaria visto che per via parlamentare tutti non la vogliono ma nessuno la modifica, chi come la Turco perchè vede una deriva nel bipartitismo contrario alla (buona !?!) tradizione italiana delle grandi ammucchiate, chi come Latorre, quello dei "pizzini in TV", che sostiene che con il referendum si abroga una parte della legge (bella scoperta) ma "...prima di pronunciarci a favore bisognerebbe verificare se in Parlamento esiste, in questo momento, una maggioranza disposta ad una riforma elettorale, subito dopo l'eventuale vittoria referendaria."

Beh, stai pur tranquillo caro Latorre e cari tattici della politica, questa maggioranza non esiste e non esisterà mai fino a che non si comincia a cambiare dalle radici questa oligarchia politica.

E stai pur tranquillo che anche dai territori, una volta passata la sbornia del tentativo d'innovazione veltroniana, tutto ritornerà come prima, con tutte le caselline che vanno al loro posto e tutte le filiere a seguito del guru politico di turno che si ricompatteranno.

Poi però meravigliatevi voi se Fini prende i voti nel bacino del PD.


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venerdì 10 aprile 2009

Auguri di Buona Pasqua


Inizia il triduo Pasquale, momento
di riflessione e preghiera profonda.


Con l’occasione auguro Buona Pasqua
a Voi ed alle vostre famiglie


Antonio


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giovedì 9 aprile 2009

Le aziende partecipate: un'opportunità o un limite per la crescita dell'economia pisana?

In queste settimane nella IV commissione comunale, che presiedo, mi sono trovato ad affrontare diverse volte tematiche legate alle società partecipate dal Comune e al loro impatto sull'economia pisana. L'opposizione ha sempre definito le aziende partecipate un limite, io invece credo che possano diventare un'opportunità se mettiamo in atto due azioni concrete:
- cambiare il modello delle partecipazioni comunali (creando una holding);
- selezionare il management pubblico attraverso criteri di meritocrazia e di competenze e non sempre attraverso "vecchie logiche di partito".

Nel primo caso la creazione di una holding è fondamentale in quanto gli amministratori riconoscerebbero un referente qualificato e competente nel management della holding al quale devono rispondere non solo in termini politici. Questa governance, anche se creerebbe maggior distacco tra il consiglio Comunale e le aziende partecipate, risulta piu efficace rispetto alla situazione attuale in quanto i manager pubblici vedono l'unità operativa del Comune come un luogo a cui inviare meramente i dati di bilancio e non come luogo di indirizzo politico. Inoltre (ma i motivi sono molti di più e non mi dilungo qui a presentarli) si crerebbero diverse economie di scala:
- conseguire un utilizzo efficiente ed efficace delle risorse interne;
- reperire soluzioni comuni ai vari problemi aziendali;
- ridurre le diseconomie legate alla presenza di funzioni identiche all'interno del gruppo;
- etc.

Nel secondo caso, mi sono reso conto (con grande rammarico) che alcune nostre aziende partecipate potrebbero essere gestite in maniera più effficace ed innovativa da manager qualificati e non da politici prestati al management. Su questo credo che il PD, se vuole diventare un grande partito riformista, non debba fare sconti verso nessuno. Gli amministratori attualmente in carica devono essere valutati per la loro capacità di aver saputo guidare l'Azienda (è semplice farlo, basta leggere i Bilanci e i piani industriali), per il livello di raggiungimento degli obiettivi proposti. I nuovi amministratori devono essere invece scelti con criteri di meritocrazia e in base alle competenze nel settore di interesse. Basta scegliere il management pubblico (voglio essere molto chiaro e diretto) con "vecchie logiche di partito"!

Su questo mi ci sono impegnato nel primo anno di mandato consiliare (vedi intervento durante discussione Bilancio Preventivo e caso Geofor e Teatro) ed anche all'interno del partito e chiederò a tutti i colleghi consiglieri di non fare sconti, di iniziare un percorso comune di analisi dello stato dell'arte, di indirizzo e di controllo (come nelle funzioni dei consiglieri comunali) di tutte le società partecipate. E' un momento in cui sfidare noi stessi e le nostre relazioni... lo chiedono i cittadini... lo chiede la nostra visione riformista del Paese.

Cosa ne pensate?

Antonio


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mercoledì 8 aprile 2009

Il dramma abruzzese

di Maurizio Sereni

Amici ed amiche,

come tutte le catastrofi che si ripetono sotto varie forme ed alle quali il nostro sentimento e la nostra passione non vogliono arrendersi, il sisma che ha colpito l'Abruzzo ha sconvolto il nostro ordinario vivere. Siamo ancora adesso, nel dramma dell'emergenza e della conta delle vittime, dei feriti, dei dispersi.

Eppure le notizie e le immagini che ci provengono dalle terre aquilane, inquietano per la facilità con la quale gli edifici pubblici e le abitazioni sono crollati o sono gravemente lesionati; più che la polemica sulla eventuale previsione del terremoto, a me pare importante capire, nei modi e nei tempi opportuni, come sia stato possibile assistere ad un pressochè totale implosione strutturale di un capoluogo di Regione e di una serie di paesi limitrofi, in alcuni casi densamente popolati.

Come comprenderete senza dubbio, questo dramma riguarda anche le nostre comunità e interroga in profondità la Politica, le scelte delle Amministrazioni locali, lo Stato.

Perchè le scelte urbanistiche in merito alle zone edificabili, le modalità di accesso e partecipazione ad una gara d'appalto, le scelte di adottare il massimo ribasso sull'offerta di gara, i controlli del rispetto delle normative cantieristiche e dei materiali impiegati nelle costruzioni, i collaudi finali sono elementi di garanzia civile e democratica che ci siamo costruiti con grandi sacrifici (persino con il sangue di molti lavoratori mi verrebbe da dire), che non ci possiamo permettere di barattare o contrattare rispetto ad una visione sempre più larga che si può riassumere nello slogan "l'edilizia è stato e sarà il volano della ripresa economica".

Avrei il piacere, magari in una riunione centrata sull'argomento, di discutere della responsabilità di queste scelte e delle politiche che si intendono attuare in merito, nei lavori del Partito Democratico di Pisa.

A presto


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martedì 7 aprile 2009

Sconti del 40% per gli studenti universitari per utilizzare gli autobus in Città‏

Care/i amiche/i universitari,

vi segnalo (in dettaglio potete leggere l’articolo del Tirreno di seguito) che è possibile acquistare l’abbonamento mensile all’intera rete urbana di Pisa al costo di soli 12,5 euro, con uno sconto di oltre il 50%.

Richiedere lo sconto è semplice. Basta andare presso gli uffici della CPT in Piazza S’Antonio, compilare il modulo di richiesta, portare una foto formato tessera , un documento di identià ed il libretto universitario. Questo è un bel modo per dimostrare che l’Amministarzione Comunale e gli altri enti coinvolti sono attenti alla tutela dell’ambiente ed alla riduzione del traffico in centro città



Utilizzate in molti questa importante opportunità e in caso di eventuali disservizi segnalatemelo prontamente

Antonio



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sabato 4 aprile 2009

PISA E LA CRISI: STRATEGIE COMUNI PER USCIRNE - DIBATTITO APERTO TRA IMPRESA E POLITICA‏

Finalmente un incontro che guardi più alle esigenze dei cittadini/associazioni/imprenditori, invece dei soli convegni fatti a misura dei soli iscritti del PD. Guardare fuori dai nostri confini, coinvolgere i cittadini e ascoltare le loro proposte è l’unico strumento che ha il PD per uscire dalla sua crisi.

Quando mi hanno chiesto una mano per predisporre questo convegno ho chiesto proprio questo!! E sono contento che finalmente siamo stati in grado di pensare ad una iniziativa un po’ piu innovativa, non tanto sul tema che è al centro dell’agenda politica (purtroppo) quando per la modalità proposta…che sono certo sar in grado di coinvolgere molti piu cittadini/operatori.

Cosa ne pensate?

Un saluto
Antonio

MARTEDÌ 7 APRILE ORE 21
Auditorium R. Gagliardi, Navicelli SpA –Via della Darsena N°3

PISA E LA CRISI:
STRATEGIE COMUNI PER USCIRNE


DIBATTITO APERTO TRA IMPRESA E POLITICA



Saluti: Giandomenico Caridi, Presidente Navicelli Spa, Pisa

Coordina: Nicola Landucci (Segretario Comunale PD Pisa)

Introduce: Marco Magnarosa (Responsabile Provinciale PD Economia)

Partecipano:
Andrea Bonaccorsi – Docente Economia e Gestione d’Impresa Università di Pisa
Gianfranco Francese – Segretario provinciale Cgil
Biagio Longo – Lobim Srl – Spin-off Università di Pisa
Gualtiero Masini – Teseco S.p.A.
Carlo Palomba – Società Navale Pisa S.r.l.
Massimo Rota – Rota Costruzioni Snc
Andrea Zavanella – Responsabile ICT CNA Pisa

Conclusioni: Marco Filippeschi (Sindaco di Pisa) - Andrea Pieroni (Presidente Provincia di Pisa)


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mercoledì 1 aprile 2009

La riqualificazione urbanistica del quartiere CEP passa attraverso l’aumento degli standard pubblici

Unione Comunale di Pisa e Circolo del CEP

L’intervento di riqualificazione urbana che interessa il quartiere CEP, è compreso nella variante al Regolamento Urbanistico che in tutti gli interventi previsti, compreso quello del CEP, si qualifica tra l'altro per un forte incremento degli standard pubblici rispetto alla normativa vigente: parliamo di cessione di aree pubbliche da adibire a parcheggi, aree a verde e piste ciclabili. Altri due elementi di interesse pubblico che guidano la ratio di questa operazione, sono la possibilità di utilizzare aree da destinare a nuovi impianti sportivi, polifunzionali, con alti standard di efficienza energetica ed edilizia, in sostituzione di impianti vecchi ed inefficienti; la possibilità di intercettare finanziamenti europei e regionali, al fine di aumentare il numero di residenze ERP, di incrementare la costruzione di appartamenti ad affitto concordato decennale, di rivedere le previsioni di costruzioni residenziali PEEP.

L’intervento che riguarda il territorio del CEP si basa proprio sulla possibilità di utilizzare dei finanziamenti della Regione Toscana per riqualificare aree destinate ad ERP a condizione che siano di proprietà pubblica. L’area, di circa 7400 mq posta tra Via Veneziano e Via dell’Argine, attualmente occupata da impianti sportivi la cui vetustità e insicurezza è evidente, rientra in questi requisiti. Il Comune è inoltre proprietario di un’area destinata a verde sportivo di circa 20.000 mq in Via Vecelio a circa 200 mq dall’altra.

La proposta contiene l'edificazione di circa 50 alloggi da destinare ad ERP nella zona dei vecchi impianti sportivi, con moderni criteri di edilizia e la realizzazione di un impianto completamente nuovo, funzionale, polivalente nell’area di Via Vecelio. Si realizza così un intervento di edilizia popolare quanto mai necessario per sostenere le famiglie più in difficoltà di fronte alla drammatica crisi in corso e si riqualifica un’area vicina con una struttura sportiva meno dispendiosa e più sicura.
In questo contesto, si registrano scomposte ed impensabili convergenze politiche fra la destra e la sinistra più radicale, nelle quali si attribuisce al Comune una volontà cementificatrice e si muovono accuse personali all’Ass. Cerri, di cui si chiedono a gran voce le dimissioni.

Il Partito Democratico di Pisa ed il Circolo del PD del CEP esprimono il pieno sostegno all’azione amministrativa volta ad un governo del territorio con al centro la qualità della riqualificazione urbanistica e l’aumento degli standard pubblici. Respingono con grande forza le accuse di “Partito del cemento” provenienti da coloro che a livello nazionale, dopo il taglio dell’ICI , si esibiscono sul tema “Piano Casa” con argomentazioni eversive per i bilanci degli enti dei Comuni e prive di qualsiasi rispetto degli equiòibri ambientali. Al tempo stesso siamo indignati che coloro che sul sociale affermano grandi e solenni richieste d’intervento pubblico in questo caso strumentalizzano spudoratamente i residenti dei quartieri popolari a puri fini elettoralistici.

Il PD sostiene, senza ombra di dubbio, il lavoro dell’Ass. Cerri, a cui tutti riconoscono un forte senso di etica e responsabilità pubblica accompagnato da un impegno politico-amministrativo di grande qualità.
Invitano tutti i cittadini del quartiere CEP, alla partecipazione delle assemblee pubbliche che il Circolo del PD del CEP programmerà a breve, nelle quali sarà illustratata in tutti i suoi dettagli l’operazione che interessa il quartiere.


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venerdì 27 marzo 2009

Mozione del Consiglio Comunale sugli scontri dello scorso 6 marzo in Sapienza - Siamo per una università pubblica, libera e aperta‏

Ieri siamo riusciti a votare una mozione che esprime una posizione chiara sugli scontri in Sapienza dello scorso 6 marzo durante la presentazione del Libro di Marcello Pera, in cui si evidenzia che il dissenso non violento è legittimo, un’Università pubblica, libera e aperta è un caposaldo della democrazia.

In particolare abbiamo sottolineato che si ritiene che in ogni caso la risposta al dissenso non violento devono darla la politica e le istituzioni, non il semplice ricorso alla forza, anche a fronte di infelici provocazioni e tristi contraddizioni storiche come “l’intolleranza gioiosa” con la quale è stata promossa la contestazione;che la “Sapienza” blindata, la trasformazione di un’iniziativa pubblica in un problema di ordine pubblico e la degenerazione del confronto politico nello scontro sono espressione di una sconfitta della democrazia e della politica; si deplora ogni violenta e intollerante azione di dissenso alla stessa stregua del “facile” ricorso alla forza repressiva; si Impegna l’amministrazione comunale e il sindacoad attivarsi di concerto con i rappresentanti delle altre Istituzioni, universitarie e non, al fine di riaffermare il valore del confronto democratico, garantendo la libertà di espressione tramite l’agibilità politica degli spazi universitari e cittadini, e non tramite la loro “militarizzazione”;a verificare se il susseguirsi di episodi conflittuali sia una tendenza dettata da un nuovo indirizzo politico e, eventualmente, a contrastarla repentinamente con determinazione.

Di seguito trovate la mozione completa. Cosa ne pensate?


MOZIONE

OGGETTO: il dissenso non violento è legittimo, un’Università pubblica, libera e aperta è un caposaldo della democrazia - gli scontri in Sapienza di Venerdì 6 Marzo

Visti
gli scontri tra polizia e studenti, con deplorevole seguito di feriti e contusi, avvenuti Venerdì 6 Marzo all’esterno della Sapienza in occasione della presentazione del libro del prof. Marcello Pera, dal titolo “Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberismo, l’Europa, l’etica”;

Visto
che già in occasione del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Pisa del 25 Novembre scorso si erano verificati scontri tra studenti e forze dell’ordine;

Vista
la mozione approvata all’unanimità nella seduta del Senato Accademico dell’Università di Pisa del 10 Marzo 2009;

Considerato
che esprimere la solidarietà alle persone rimaste coinvolte risulterebbe essere un semplice atto dovuto se le Istituzioni non si interrogassero a fondo su quanto sta accadendo e non riportassero al centro della discussione politica e istituzionale il concetto di Democrazia;
che, come riportato in un volantino promosso da alcuni dei manifestanti stessi della Sapienza in occasione di un diniego ricevuto per lo svolgimento in una sede universitaria di una propria iniziativa considerata troppo di parte, “l’Università deve essere uno spazio pubblico aperto al sapere, alla conoscenza, al confronto, alla pluralità delle idee....”;
che, in coerenza con quanto espresso, nessuno può e deve mettere in discussione il diritto del senatore professor Pera di esprimersi all’interno della nostra Università in un clima sereno e civile.

Ritenuto
che in ogni caso la risposta al dissenso non violento devono darla la politica e le istituzioni, non il semplice ricorso alla forza, anche a fronte di infelici provocazioni e tristi contraddizioni storiche come “l’intolleranza gioiosa” con la quale è stata promossa la contestazione;
che la “Sapienza” blindata, la trasformazione di un’iniziativa pubblica in un problema di ordine pubblico e la degenerazione del confronto politico nello scontro sono espressione di una sconfitta della democrazia e della politica;

Rilevato
che le stesse forze dell’ordine in passato hanno gestito a Pisa situazioni molto più complesse di quella in oggetto senza particolari tensioni, né eccessive militarizzazioni;


Il Consiglio Comunale di Pisa

Deplora
ogni violenta e intollerante azione di dissenso alla stessa stregua del “facile” ricorso alla forza repressiva;

Esprime
grande preoccupazione per il ripetersi di episodi conflittuali che rischiano di deteriorare i rapporti interni all’Università e alla città di Pisa;

Ribadisce
che nessun atteggiamento violento deve avere cittadinanza nell’Università e nella città di Pisa, spesso identificata con le tre “T”, tolleranza, talenti, tecnologia;
che la libertà di espressione, così come il diritto a manifestare il proprio dissenso civilmente e nel rispetto della posizione degli altri, è un principio fondamentale della nostra Repubblica e delle nostre Istituzioni;

Invita
tutte le Istituzioni, a partire dalle forze dell’ordine, ad attivarsi per prevenire degenerazioni violente e per evitare di dover intervenire con la forza creando pericoli per chi deve garantire l’ordine e chi manifesta;

Auspica
che tutte le forze politiche democratiche cittadine, a partire da quelle presenti in Consiglio Comunale, diano il proprio contributo al fine di ristabilire in maniera duratura un clima di confronto basato sul rispetto reciproco, stigmatizzando tempestivamente e pubblicamente le azioni di dissenso violento e di incivile inneggiamento all’intolleranza, sin dalla fase di diffusione del materiale con il quale queste vengono promosse;

Impegna l’amministrazione comunale e il sindaco
ad attivarsi di concerto con i rappresentanti delle altre Istituzioni, universitarie e non, al fine di riaffermare il valore del confronto democratico, garantendo la libertà di espressione tramite l’agibilità politica degli spazi universitari e cittadini, e non tramite la loro “militarizzazione”;
a verificare se il susseguirsi di episodi conflittuali sia una tendenza dettata da un nuovo indirizzo politico e, eventualmente, a contrastarla repentinamente con determinazione.


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Sconto a residenti e studenti con PisaPass‏

L´amministrazione ha mantenuto l´impegno preso in campagna elettorale: scontare ai residenti, ma anche ai non residenti che dimostrino di avere un regolare contratto di locazione, i costi dei parcheggi in città. Ieri in Consiglio Comunale è stato votato il regolamento attuativo che permetterà a Pisamo di rendere operativa la proposta presentata insieme al Bilancio di Previsione.

Un altro ottimo risultato raggiunto dall’Amministrazione Comunale.


Per conoscere tutte le info e i dettagli, qui di seguito il comunicato della Pisamo.

Il comunicato della PisaMo

La PISAMO spa informa che è in corso presso le circoscrizioni e all´ufficio relazioni con il pubblico del Comune di Pisa (URP) la distribuzione dei moduli per richiedere la tessera Pisa Pass , che consentirà ai residenti e agli studenti di usufruire di una riduzione del pagamento della sosta dal 1 giugno 2009:

Nella zona B1 e B2 da € 0,60/h, la tariffa per il residente e lo studente sarà di € 0,45

Nella zona A1 da € 0,60/h, la tariffa per il residente e lo studente sarà di € 0,45

Nella zona A2 da € 1,25/h, la tariffa per il residente e lo studente sarà di € 0,90

Nella zona A3 da € 1,75/h, la tariffa per il residente e lo studente sarà di € 1,35

I residenti e gli studenti potranno richiedere una PisaPass per ogni mezzo di proprietà, anche se l´auto è intestata ad un parente di 1° grado (figlio o genitore) ; se quest´ultimo è residente a Pisa o nei paesi limitrofi di Pisa ( Calci, San Giuliano Terme, Cascina, Vecchiano, Vicopisano, Calcinaia, Pontedera, Viareggio, Lucca, Collesalvetti e Livorno ) è necessario che l´intestatario del mezzo presenti un comodato d´uso registrato all´Agenzia delle Entrate (Pisa galleria G.B. Gerace 7/15 tel. 050/315471).
Nel caso in cui, invece, il parente di 1° grado non sia residente nelle zone di cui sopra, dovrà produrre un´autocertificazione dichiarando di lasciare l´auto in comodato d´uso gratuito al soggetto che presenta richiesta per ottenere la tessera PisaPass.
Non verranno rilasciati i PisaPASS per le autovetture Euro 0, ovvero autovetture M1 non catalitiche a benzina e diesel non omologate secondo la Dir. 91/441/CEE
Gli interessati dovranno recarsi alle circoscrizioni o all´URP con la fotocopia della carta di circolazione.
Gli studenti oltre la fotocopia della carta di circolazione dovranno produrre fotocopia del contratto di locazione registrato e fotocopia del libretto Universitario.


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domenica 22 marzo 2009

DOPO VELTRONI...ORA TUTTI ADDOSSO A RENZI‏

Da qualche settimana a questa parte è cominciata una nuova moda, nel Pd e non solo. Sparare addosso a Matteo Renzi.

Hanno cominciato gli sconfitti alle primarie di Firenze e i loro padrini. Poi una parte degli ex Ds fiorentini, feriti nell’orgoglio dalla vittoria di un candidato che Ds non era. Comprensibile. Quello che, francamente, non capisco - o meglio lo capisco e lo trovo intollerabile – è che il tiro al bersaglio contro il vincitore delle primarie di Firenze, eletto dalla gente, si stia generalizzando . Dirigenti di ogni provenienza, opinionisti, persino i pasdaran delle primarie sempre e comunque. Venuto a mancare Veltroni, ora si dà addosso a Renzi.

E allora via con articoli e prese di posizioni (l’ultima, sul Riformista, di Peppino Calderola), conversazioni pubbliche o private. La direttrice dell’Unità scrive addirittura che “la vittoria di Matteo Renzi alle primarie fiorentine segna il punto più basso della storia del partito” e sostiene che Renzi è tutt’altro che nuovo, visto che ha alle spalle una lunga storia di partito. Vivaddio, aggiungo io! Ma come? Il problema non erano i giovani cooptati, sbucati dal nulla e catapultati in testa alle liste alle ultime Politiche?

Persino sui blog e su facebook, è tutto un fiorire di perplessità. E’ diventato trendy dire che Renzi è di destra. Sì, ha vinto le primarie Firenze, ma chissà come (traduzione: l’hanno votato quelli della destra). E comunque, si dice con ghigno di masochistica soddisfazione, vedrete che non vincerà le elezioni. Tanto è l’astio che ci si augura di perdere Firenze. Si arriva all’attacco personale: Renzi? Un ragazzetto pieno di sé, arrogante, totalmente inadeguato. Si arriva a prenderlo in giro anche per il maglione. Se lo indossa Walter o Dario, è fico, se lo mette Matteo diventa il look di un “giovanottone pasticcione”.

Quando ogni argomentazione è finita, ecco la chicca finale: se i giovani sono questi, si dice, meglio i vecchi. Persino i peggiori. Come è arrivato a scrivere Caldarola, commentando l’ultima puntata di Anno Zero dove, insieme a Renzi, c’era Antonio Bassolino. Tra i due, ha detto, scelgo il governatore della Campania. Buon per lui. Io tra Bassolino e Renzi scelgo mille volte Matteo. Se persino un osservatore lucido come lui arriva a preferire un amministratore ultrasessantenne, travolto dagli scandali e dai rifiuti a un 34enne che finora ha vinto tutto quello che poteva vincere, allora vuol dire che qualcosa non funziona. E si rischia tanto di assomigliare a quegli sciocchi che guardano il dito, ignorando la Luna.

Tutto questo accade, peraltro, mentre la stampa internazionale ha gli occhi puntati sulla sua vittoria (il Time lo ha addirittura paragonato ad Obama), la destra fiorentina lo teme e non sa ancora bene chi contrapporgli e forze con le quali dovremmo aumentare la collaborazione (vedi l’UDC) sono pronte a sostenerlo.

Ci riempiamo quotidianamente la bocca di parole sul ricambio generazionale. Servono giovani che non siano il frutto di un casting ben fatto, ma di un cursus honorum che li renda in grado di avere una marcia in più, così che il loro merito non sia solo l’età. Poi ne arriva uno così. Che corrisponde perfettamente all’identikit. E’ riuscito ad emergere, ha una squadra di coetanei intorno, ha fatto leva sulle sue capacità, sul coraggio di metterci la faccia. E ha saputo conquistare il consenso. Anche nelle zone più “rosse” della città. Il che è tanto più miracoloso in un momento in cui il Pd continua a perdere da un anno e mezzo. E il suo partito che fa? Gli spara addosso. Perché è ambizioso. Perché ha la lingua un po’ troppo lunga. Scusate: ma non avevamo detto che i giovani si devono svegliare e sfidare i grandi? E come dovrebbero farlo, chiedendo il permesso?

E i giovani? Quelli come me, i ventenni e i trentenni del partito, che fanno? Lo guardano con sufficienza anche loro. Quelli che a parole sono pronti a fare la rivoluzione, quelli che vogliono “uccidere il padre” , dove sono? La verità è che la malcelata ostilità di molti di loro verso Matteo somiglia tanto ad invidia. L’invidia di chi si sente tanto bravo e sottovalutato, ma non ha la forza di condurre una battaglia a viso aperto.

A meno che il problema di Renzi non sia un altro. Non un aspetto caratteriale (Massimo D’Alema vi sembra simpatico?). Non la sua età (difficile rimproverargli l’inesperienza). Dirò una cosa scomoda: il sospetto è che Renzi non vada giù per altre ragioni. Innanzitutto perché è cattolico. Urta il fatto che non solo sia riuscito a battere lo stato maggiore del partito e che continui a sfidarlo senza precauzioni diplomatiche. Ma che lo faccia senza mettere i suoi valori tra parentesi. Dice che la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro è una provocazione, che è contro i matrimoni gay. Che non voterebbe una legge per l’eutanasia. E via così. Questo dà davvero fastidio di Renzi. Perché esce dai binari. Perché non la pensa come il bignamino delle opinioni politicamente corrette “di sinistra” prevederebbe. E’ rivelatrice la scena a cui abbiamo assistito ad Anno Zero, quando due signore anziane al mercato gli rimproverano il suo passato scout – “mica possiamo votare come sindaco un pretino come te” – e lui, orgoglioso: “non mi vergogno di essere cattolico”.

L’altro motivo per cui irrita è che fa sul serio. Ha dimostrato che si può fare sul serio. Perché non si accontenta del ruolo che il copione prevede per gli outsider. E’ libero e anche ora, che avrebbe bisogno di “allargare” il suo consenso, di dire cose gradite, non sceglie cinicamente di compiacere ma continua, coraggiosamente, a dire quello che pensa. Per questo Renzi viene attaccato. Ed è proprio per questo che è stato premiato dai cittadini.

Mi piacerebbe sbagliarmi, ma allora dovete spiegarmi, in maniera molto più convincente, che cosa non va in lui.

Nel frattempo, io sto con Matteo. E ho voglia di “pensare l’impensabile” come dice il Time. Dovrebbero farlo anche i tanti miei coetanei che, come me, non hanno ancora avuto il coraggio di farlo e tutti quelli che tengono al futuro del nostro partito nuovo che sembra già così vecchio.

Antonio


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Problemi difficili, soluzioni incerte…..

Da alcuni mesi la politica sanitaria per la tutela della salute dei membri di una comunità politica è sotto pressione. Non solo in Italia, per la verità. Basti pensare al tentativo dell’amministrazione Obama, per una riforma sanitaria estesa a tutti i cittadini statunitensi, ovvero ai sistemi di welfare europei che hanno sempre meno risorse per garantire i diritti sociali in modo universalistico ai loro cittadini. Per di più, in periodi di vacche magre, come quello attuale, il razionamento e la scelta delle priorità su chi e che cosa curare sono all’ordine del giorno.Tuttavia, in Italia, da alcuni mesi, dal caso Englaro alle cure mediche per i clandestini presenti sul territorio italiano pongono riflessioni in ordine alla definizione del diritto alla salute. Non entriamo in questa sede nel merito delle dichiarazioni del papa sull’Aids e i metodi più efficaci per debellarla….
Nell’assetto della futura “Italia federale”, per quanto riguarda le regioni, le funzioni fondamentali concernenti sanità, assistenza, istruzione e tutti gli altri livelli essenziali delle prestazioni (Lep) sui diritti civili e sociali, saranno calcolati attraverso una perequazione al 100% sui costi standard e non più sulla base della spesa storica. Nella sanità si terrà conto in ogni caso dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) che devono essere garantiti, nonché dei dettami dell'art.32 della Costituzione.
Ora, l’esame alla Camera del Ddl sulla Sicurezza, già approvato al Senato (al di là dei tatticismi di alcuni politici del centrodestra in vista del nascente Pdl), volto a sopprimere il comma 5 (“l’accesso alle strutture sanitarie, sia ospedaliere, sia territoriali, da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”) dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998, Testo Unico sull’immigrazione, che sancisce il divieto di “segnalazione alle autorità”, apre la delicata questione relativa alla segnalazione dei clandestini che si presentano al pronto soccorso. La norma in discussione stabilisce, infatti, che il medico possa segnalare alle autorità chi non e' in regola, prevedendo tuttavia che non ci sia alcun obbligo. Rimandando la decisione alla libertà di coscienza di ogni singolo medico, la discrezionalità o meno dell’assistenza sanitaria comporta una maggior incertezza e potrebbe compromettere la fiducia e il rapporto di ‘confidenzialità’ tra istituzione sanitaria, medico curante, paziente, con conseguenze negative dal punto di vista della salute intesa come interesse della collettività, oltre che come diritto individuale (art.32 Cost.).
A tal proposito, il dibattito parlamentare in ordine al pacchetto sicurezza (Ddl 733), in generale pone, anche per le politiche sanitarie, una questione di fondo, vale a dire che il tema cittadinanza sanitaria per gli immigrati non è solo un problema giuridico.
Per l’immigrato la difficoltà di accesso alle strutture sanitarie del paese ospitante è, prima ancora che un problema di carattere etico-giuridico circa la legittimità del diritto alla salute e all’assistenza sanitaria, un problema di carattere culturale e psicologico che rischia di aumentare il disagio esistenziale (fragilità, insicurezza, precarietà) dovuto allo sradicamento dai propri valori, tradizioni e comunità di riferimento. Come trattare allora, dal punto di vista della pretesa a trattamenti sanitari, individui e gruppi sociali non appartenenti alla comunità politica? Lo status di “cittadino”, contrapposto a quello di “straniero” influenza fortemente la piena tutela giuridica di un diritto. Non entriamo qui nel merito di quale sia la nozione di persona cui facciamo riferimento: se quella di cittadino membro di una collettività, per cui l’individuo potrà godere di certi benefici e sostenere alcuni costi, oppure quella di individuo che esige il riconoscimento della propria sfera privata autonoma rispetto alla sfera cui il potere politico è indirizzato a interferire. E’ opportuno riconoscere che, anche nelle democrazie occidentali, l’appartenenza dell’individuo a un determinato ordinamento politico lo legittima a una maggiore protezione giuridica (diritti di cittadinanza in senso lato) di colui che non gode di tale status.
Al di là dei buoni propositi e affermazioni di principio (dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino della Rivoluzione Francese del 1789, alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale dell’Onu, alla Conferenza dell’Oms tenutasi ad Alma Ata nel 1978 e, infine, alla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia approvata nel 1979 sempre dall’Onu, nonché ad altre carte e documenti internazionali), parlare di diritti umani intesi come diritti morali universali – che prescindono dunque da razza, sesso, religione, nazionalità e posizione sociale – pur esprimendo un ideale di cittadinanza universale in grado di riconoscere i diritti degli individui in quanto tali, comporta che i singoli stati non siano solo d’accordo in termini di dichiarazioni e raccomandazioni “prescrittive”, ma che da principi morali universali discendano politiche pubbliche antidiscriminatorie.
Certo è che il dibattito di queste ultime settimane ripropone il problema di come si deve comportare lo Stato di fronte a un immigrato extracomunitario presente sul territorio italiano in quanto clandestino. Per ora non ci resta che concordare con Zincone [1991: 435] laddove, con riferimento ad un’affermazione di Brubaker - «L’uguaglianza inerente all’idea di cittadinanza è un’eguaglianza limitata. È necessariamente ristretta ai cittadini. La piena uguaglianza tra cittadini e non cittadini renderebbe la cittadinanza priva di significato» [Brubaker 1989: 17] - sostiene che «l’accoglienza assoluta e indiscriminata non è un prezzo necessario da pagare per soddisfare criteri di uguaglianza».

Ringrazio per gli spunti l’amico Nicola Pasini e mi scuso con lui per non essere presente a Milano all’incontro degli ex alumni della Scuola di Formazione Politica CFP


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martedì 10 marzo 2009

Sicurezza: i cittadini partecipino ma non con le ronde‏

Credo sia importante una premessa, anzi, la ritengo necessaria, perché quando si affrontano temi come quello della sicurezza bisogna stare molto attenti alle parole che si usano e ai concetti cui esse si legano. Oggi si tende a fare molta confusione tra legalità, sicurezza, degrado, decoro urbano. Sono parole che usano tutti, ma appendendo a esse concetti diversi.
Sono per esempio convinto che la grande domanda di sicurezza che da tutto il paese è emersa prepotentemente in questi mesi sia almeno in parte una domanda di città meno degradate, più vivibili, direi addirittura anche più serene.
E indubbiamente ci sarebbe molto da dire, su questa domanda, che, mi pare, è stata anche molto manipolata, strumentalizzata, usata per interessi più o meno trasparenti.

C'è forse un paese più insicuro rispetto ad anni fa, ma c’è sicuramente un paese che si percepisce più insicuro, come ci dimostrano molte statistiche sul crimine e sulla percezione del crimine in Italia. Anche la nostra Relazione 2008 sullo stato di insicurezza, solo per fare un esempio, conferma che non esiste una stretta correlazione tra i dati statistici ufficiali sulla criminalità e la percezione della sicurezza dei cittadini.

In Toscana, a fronte di un indubbio trend di aumento delle denunce, i cittadini continuano a sentirsi relativamente sicuri, o almeno più sicuri che altrove, tanto che ci collochiamo all'undicesimo posto nella graduatoria regionale per percezione dell'insicurezza.

Inutile ovviamente manifestare soddisfazione per un dato come questo, che comunque non può nascondere il fatto che anche da noi è in crescita l'insicurezza e con essa quello che chiamerei un sentimento di vulnerabilità. E di tutto questo va tenuto conto perché rappresenta un aspetto importante della qualità della vita di tutti noi.

Questa domanda di sicurezza rappresenta una domanda reale, importante. Le istituzioni non vi si possono sottrarre. I cittadini, in effetti, chiedono di più della semplice sicurezza, chiedono di poter uscire tranquillamente la sera, chiedono di poter vivere serenamente nelle loro comunità. Chiedono insomma, un diritto alla tranquillità o serenità, che è un concetto bellissimo, che mi pare inquadri tutti gli altri che ho menzionato e che implichi un impegno davvero trasversale, che va dalle politiche di prevenzione per la sicurezza fino alle politiche sociali, alle politiche di pianificazione urbanistica e alle politiche dei tempi della città. Per arrivare a toccare gli aspetti più quotidiani dell'impegno di un'amministrazione: per esempio come si cura un giardino pubblico o come si regola la circolazione su una strada.

Questo concetto di serenità esige un impegno che può essere assai complesso per le molte competenze che chiama in causa, eppure rappresenta l'unica alternativa a scorciatoie che non portano da nessuna parte, se non forse all'individuazione di capri espiatori e alla demagogia di chi invoca le maniere forti.

La premessa è stata lunga ma mi sembrava doverosa, perché in realtà rappresenta il background che sta dietro la nostra proposta di legge “in materia di contrasto al degrado e di tutela della sicurezza urbana” su cui da mesi gli uffici regionali stanno lavorando.

A problemi complessi, insomma, bisogna attrezzarsi con risposte complesse, e in primo luogo con una piena assunzione di responsabilità. La sicurezza, intesa nel suo significato più ampio, diventa uno degli impegni del governo locale, assumendo un rilievo nella strategia dell'amministrazione della cosa pubblica che non le era propria fino alla fine degli anni Novanta.

Molti enti locali si sono effettivamente mossi, raccogliendo anche un “invito alla creatività” che il ministro degli interni a suo tempo rivolse ai sindaci. Ne è venuto fuori qualcosa che, a mio parere, ha a che vedere più con la complicazione che con la complessità. Una valanga di provvedimenti assunti dai sindaci in qualità di ufficiali del governo, e già qui ci sarebbe molto da dire; un profluvio di ordinanze, più o meno accettabili, più o meno comprensibili in una logica di emergenza, ma che hanno creato una situazione estremamente caotica, frammentaria, incerta, con forti disomogeneità anche nello spazio di pochi chilometri. Senza dimenticare che resta tutta da dimostrare la possibilità di contrastare situazioni urbane di degrado a colpi di ordinanze.

Con la nostra legge intendiamo rilanciare una piena assunzione di responsabilità da parte del governo regionale, quale soggetto che può coordinare, omogeneizzare, armonizzare le scelte sui comportamenti rilevanti, sui provvedimenti da adottare, sulle sanzioni da contemplare. Tutto questo fornendo una disciplina generale nella quale si possano inserire o valorizzare provvedimenti delle singole amministrazioni. Con il nostro lavoro stiamo individuando i comportamenti rilevanti ai fini dell'ordinato svolgersi della vita delle comunità locali che possono essere disciplinati dalle amministrazioni comunali, distinguendo bene tra concetti come la convivenza civile, la vivibilità, l'igiene e il pubblico decoro, la quiete e la tranquillità delle persone.

Non solo. Mi pare importante sottolineare che accanto all'individuazione dei comportamenti rilevanti abbiamo prodotto un’attenta analisi sugli spazi pubblici, come premessa a interventi che ci consentano di sottrarli al degrado fisico.

Tutto questo con la consapevolezza che occuparsi del disegno urbano, cioè dell’organizzazione degli spazi, dell’impianto degli edifici, dell’uso dei piani terra e dei piani superiori, della struttura delle aree verdi, del tracciato delle strade, dell’illuminazione o dell'ubicazione delle fermate del trasporto pubblico, rende le nostre città più vivibili e concorre ad aumentare la fiducia dei cittadini, mentre un disegno urbano mal concepito può produrre spazi vuoti, ambienti squallidi, generare paura e attrarre comportamenti incivili e atti criminali.

In questo paese troppe volte negli ultimi mesi abbiamo sentito invocare l'uso dell'esercito o delle forze dell'ordine, come soluzioni a problemi che richiedevano risposte ben più articolate e complesse. Allo stesso modo troppo spesso abbiamo sentito di cittadini armati, di ronde, di appelli all'autodifesa, di tentativi di far passare l'idea di punizioni draconiane o esemplari...

Io penso invece che ci sia bisogno di molto buon senso, di equilibrio. Per capire, a esempio, che non c'è bisogno di pene esemplari, ma semmai di pene certe, cioè di una giustizia che funzioni, in grado di assolvere le sue funzioni con tempi accettabili; che non c'è bisogno di presidi militari nelle nostre strade, ma semmai di risorse e mezzi per le forze dell'ordine che devono essere messe in grado di lavorare e valorizzate nella loro professionalità; e che i nostri quartieri, le nostre periferie, potranno diventare davvero sicure solo quando saranno anche più vivibili.

Quando parlavo di scorciatoie mi riferivo anche ad alcuni aspetti del recente pacchetto sicurezza del governo, con disposizioni che temo che non solo possano non centrare gli obiettivi proclamati ma addirittura produrre situazioni più confuse e problematiche.

Questo, anche tenendo fuori i contenuti a mio avviso meno condivisibili: a partire dalla possibilità di denuncia degli immigrati irregolari da parte dei medici, norma che ha sollevato una forte reazione da parte dello stesso ordine professionale chiamato a tutelare i principi deontologici e che, mi pare, può creare notevoli problemi anche dal punto di vista della salute pubblica.

Ma non si può non essere preoccupati anche per tutto quanto si sta dicendo e facendo oggi sulle ronde. Bene ha fatto il prefetto di Firenze nei giorni scorsi a fermare il ribollire di propositi e iniziative con un invito alla cautela, in attesa che arrivino i regolamenti attuativi aiutandoci magari a capire meglio cosa sono o cosa dovrebbero essere, nelle intenzioni del governo, soggetti che, a sentire le varie dichiarazioni, sono ronde che non si vogliono nemmeno chiamare ronde.

La situazione, insomma, è molto confusa, come purtroppo accade sempre quando si cede alla lusinga degli slogan di facile presa.

Io penso che la strada da battere sia un'altra. Quella di forze di polizia più preparate, più addestrate, più motivate. E anche quella di un nuovo modello di polizia, basata sulla capacità di legarsi davvero ai territori e ai cittadini: e penso ai modelli di polizia di comunità o di prossimità su cui il governo regionale della Toscana sta lavorando, andando a scuola, per così dire, da paesi che da tempo vantano questa esperienza, come il Canada.

E' in questo modello che, a mio parere, sta anche il senso e la possibilità di una partecipazione e di una collaborazione dei cittadini al bene comune della sicurezza. Che è cosa ben diversa dalle ronde che, al momento, mi sembra siano qualcosa di poco pensato e di molto improvvisato.

In ogni caso penso che sia importante che anche su questo la Toscana non vada in ordine sparso. Penso che sia davvero necessario che dalla nostra regione emerga una risposta comune e coerente, ispirata a un modello condiviso di relazioni tra forse di polizia, istituzioni e cittadini: qualcosa che non sia solo il frutto di tentazioni demagogiche, ma che semmai valorizzi la nostra esperienza e la forza delle nostre comunità.

Per questo sarà bene che le istituzioni locali si confrontino e si parlino, a tutti i livelli. E su questo terreno la Regione Toscana intende fare la sua parte, non sottrarsi magari usando la tattica dello struzzo e nascondendosi dietro ragionamenti sulla mancanza di competenze dirette. Per questo fin dai prossimi giorni proporrò un incontro a tutti i sindaci dei capoluoghi di provincia e comunque delle città più sensibili alle questioni della sicurezza e della vivibilità, per un confronto a tutto campo su queste tematiche.

Con la consapevolezza, ancora una volta, che non ci sono risposte precostituite, ma solo un gran bisogno di fare un percorso quanto più possibile condiviso, in cui ognuno faccia la sua parte.

Federico Gelli
Vice Presidente della Regione Toscana con delega al coordinamento delle politiche per la legalità e la sicurezza dei cittadini




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lunedì 9 marzo 2009

Iniziativa con Stefano Ceccanti 14 marzo ore 10.00 - tema Testamento Biologico‏

Continua il ciclo di formazione politica del PD Unione Comunale di Pisa.
Sabato 14 marzo, rifletteremo su un tema di attualità: i diritti civili e in particolare il testamento biologico. Diverse posizioni e sfumature riguardanti questo tema esistono nel nostro partito, quale migliore cosa allora di affrontare la questione?Seguiremo un approccio da formazione, cercando di capire come inquadrare il problema, individuando i concetti fondamentali e le parole chiave da usare nella strategia comunicativa.Ne parleremo con Stefano Ceccanti.L'iniziativa avrà luogo in Via Fratti sabato 13 marzo ore 10.00
Vi aspetto numerosi
Antonio


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domenica 8 marzo 2009

Una scelta coraggiosa - Chiedere l'albo pubblico "Testamento Biologico"

In Consiglio Comunale martedi scorso il partito Democratico di Pisa ha fatto un ulteriore passo avanti nella definizione di una linea politica comune e condivisa.
E’ stato infatto votato un ordine del giorno per chiedere alla giunta la creazione, presso il Comunedi Pisa, di un apposito registro per raccogliere, autenticare e conservare le dichiarazioni dei cittadini in ordine alle proprie “Direttive Anticipate” o “Testamento Biologico” secondo il modello diffuso dalla Fondazione Veronesi nel quale, liberamente, la persona dichiara quali terapie accettare o meno in caso di incapacità e nomina un fiduciario al quale affidare l’esecuzione della propria volontà (di seguito il documento completo).

Ciò che a livello Nazionale ha creato tante tensioni interne al Partito…a Pisa è stato momento di unione e di dialogo!!! Ecco cosi possiamo costruire un partito nuovo che sappia dialogare con i cittadini e sappia proporre nuove politiche che sintetizzino le diverse storie ed esperienze che compongono il PD.


Credo sia stato davvero un grande risultato..che non è stato semplicissimo da raggiungere…ma che rappresenta la nostra voglia di costruire percorsi e raggiungere obiettivi nuovi



Cosa ne pensate?



Antonio







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venerdì 6 marzo 2009

Combattere le lobby con altre lobby

Pochi giorni fa, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha messo in atto quella che potremmo definire una preventive strategy. Dopo aver gettato sul tavolo il suo piano economico da 1.170 miliardi di dollari è passato subito all’attacco, piuttosto che aspettare una sicura e implacabile guerra di logoramento dei suoi avversari. Quest’ultimi non possono che essere numerosi, agguerriti e organizzati, se la sua candidatura, il suo piano e la sua presidenza tutta, sono votate al cambiamento.Ma se qualcuno immagina che, come vuole la logica italiana, Obama abbia sferrato un attacco principalmente agli oppositori politici, e segnatamente partitici, si sbaglia. L’obiettivo della sua dichiarazione di guerra sono le lobby, ovvero i gruppi di pressione che difendono interessi particolari, che finora hanno dominato a Washington. Partire da questa definizione essenziale, quasi scarna, ci può servire per capire al meglio il fenomeno lobbistico americano, la concezione della pressure politics che vi sta alla base e, infine, cercare di intuire quali potrebbero essere le intenzioni del neo-presidente.
Sgombriamo subito il campo da una tentazione: catalogare tutte le lobby e i lobbisti come pura incarnazione del male. Così come è assolutamente vero che esistono professionisti che si sono resi colpevoli di reati o che hanno attuato pratiche illegali, allo stesso modo non è possibile generalizzare su un fenomeno complesso, ma anche molto normato e sottoposto a rigide e (generalmente) rispettate regolamentazioni. Nessuno di noi, se non al bar tra un quotidiano sportivo e un caffé, sarebbe pronto ad affermare che tutti gli avvocati sono disonesti visto che alcuni di essi non rispettano la legge e l’etica professionale. Ugualmente, di fronte ad alcuni lobbisti americani che rischiano utilizzando la corruzione, la stragrande maggioranza di essi lavora rispettando leggi ben precise e restrittive, che arrivano a vietare la corrisposizione di regali o agevolazioni non solo ai decisori pubblici, ma anche ai relativi staff (Honest Leadership and Open Government Act, 2007). Accanto ad una precisazione sugli “strumenti” della pressione (ovvero i lobbisti) è necessario anche interrogarsi su chi attua negli Stati Uniti un’azione di pressione politica, direttamente o attraverso dei professionisti esterni. La risposta in questo caso è semplice: tutti. Bisogna senza timori superare lo stereotipo del lobbista meschino che difende solo gli interessi di ricche e potenti corporation che inquinano con il petrolio, fanno ammalare con il fumo o uccidono vendendo e diffondendo armi. Fortissime lobby, che finanziano e influenzano ampiamente tutti i decisori pubblici americani (con mezzi non soltanto economici, ma anche di carattere elettorale, come il voto), sono anche quelle della sanità (intesa sia come assicurazioni che come dipendenti), ma anche quella degli insegnanti, dei pensionati, accanto a tutti i settori industriali, che si raggruppano in associazioni di categoria o agiscono individualmente (come capita con le grandi company). In maniera più specifica, infatti, i lobbisti sono tutti coloro che portano avanti in modo professionale un’attività di pressione, solitamente rivestendo il ruolo di funzionari a tempo pieno, figurando all’interno degli organigrammi di organizzazioni, o come liberi professionisti, che vengono contattati per lavorare al servizio di singole società, ma anche (e solitamente questa figura viene sottovalutata nella realtà italiana) dei cittadini e delle loro associazioni. Da questo punto di vista va allora diviso nettamente in due il mondo della rappresentanza di interessi particolari: da un lato coloro che si mobilitano per difendere interessi economici (oggettivamente più forti in termini di risorse economiche), dall’altro quelli che si mobilitano per tutelare interessi “senza fini di lucro” (più forti in termini di risorse “umane”).
È dunque intorno a questo concetto che ruota la pressure politics americana, ovvero intorno al tentativo di far coincidere il “proprio” interesse particolare (sia esso una normativa preferibile nel proprio ambito industriale, delle sovvenzioni al settore proprio settore produttivo, ma anche l’attuazione e la tutela di diritti in ambito ambientale o civile) con l’interesse generale perseguito dalla società sotto la guida della politica. Sin dalle lezioni dei “padri fondatori” come James Madison (1751-1836), gli Usa hanno scelto una strada opposta rispetto a quella perseguita dalle democrazie di tradizione rivoluzionaria-giacobina (come la Francia e l’Italia). Negli Usa, per prevenire il rischio che un interesse particolare riesca a dominare sugli altri assoggettando completamente l’interesse generale, si è favorito il più possibile la diffusione di questi interessi particolari e tentando di normarne l’attività di pressione. Un processo che dunque richiede la più completa trasparenza per funzionare, pena la sua solidificazione attorno a “potentati”.
Solo avendo ben in mente tutto ciò è possibile capire quanto realmente detto da Obama nel suo intervento e quale sia il significato della sua imperiosa affermazione: “loro sono pronti a combattere. Il mio messaggio per loro: lo sono anche io!”. La sua mossa non è una negazione della pressure politics in toto e nemmeno una retorica denuncia delle malefatte dei “brutti, sporchi e cattivi” lobbisiti, con annessa promessa del loro totale debellamento. Il presidente si scaglia contro quei gruppi consolidati di interessi economici che vorranno ostacolare i suoi progetti e le sue promesse, chiamando a raccolta proprio altri portatori di interessi particolari: coloro che NON sono “special interests and lobbyists who are invested in the old way of doing business” (e quindi chiama a sè quei settori, come l’industria “verde”, che finora sono stati avversati perché “avversari” delle lobby prima dominanti) e gli stessi cittadini, che autonomamente compongono l’altra “metà del cielo” delle lobby, ovvero quelle non a fine di lucro, o che semplicemente si mobilitano per tutelare i propri diritti, il proprio voto, e il cui agire dal basso viene battezzato grass roots lobbying (ovvero, un lobbying che agisce come le radici dell’erba, che cresce bottom up).
In altre parole, il sogno americano continua anche in questo caso: non rinunciando alle lobby, manifestazione della libertà di espressione, ma rinnovandole. Obama intende approfittare della crisi e del forte consenso popolare per sfondare i sancta sanctorum, senza rinunciare al pluralismo.
Anche questo è Change, yes we can.



P.s. Un ringraziamento agli amici del CFP per gli spunti interessanti



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giovedì 5 marzo 2009

Articolo che vi consiglio di leggere‏

Ciao a tutti,
vi invio di seguito un bellissimo articolo di Curzio Maltese che rappresenta benissimo il nostro percorso comune. Cosa ne pensate? Vi ci rivedete?
Un abbraccio e grazie per il continuo supporto

Antonio


Ricorrono i termini "Bisogna", "fare" e "politica", oltre che "destra" e "Stato"
di CURZIO MALTESE


Le crisi storiche dei grandi partiti occidentali si sono quasi sempre concluse con l'avvento di una nuova generazione di trentenni e quarantenni. E' successo al Labour inglese e ai socialisti spagnoli, come ai loro avversari, poi ai democratici americani, oggi accade ai socialdemocratici tedeschi e svedesi.Tutti partiti che si chiamano così da oltre un secolo. Il centrosinistra italiano, dopo ogni sconfitta, ha cambiato marchio e simboli, conservando linguaggio e nomenklatura. Veltroni e D'Alema litigano da vent'anni e da quattro partiti (Pci, Pds, Ds e Pd), ha scritto Ezio Mauro.

Questa finzione gattopardesca è ormai intollerabile all'elettorato che reclama il ricambio del gruppo dirigente nei sondaggi e nelle primarie. A volte senza neppure conoscere i nuovi, soltanto per esclusione. Siamo andati alla ricerca dei giovani democratici e abbiamo scoperto, per cominciare, che esistono. Non è vero che dietro l'oligarchia c'è il nulla. Al Nord, Centro e Sud s'incontrano donne e uomini di venti, trenta o quarant'anni, animati di passione politica, con le loro storie, professioni, idee. Da domani potrebbero prendere il posto dei vecchi senza farli rimpiangere troppo. E forse per nulla.

Migliori o peggiori dei Veltroni e D'Alema, Rutelli e Parisi, Bersani e Letta, Bindi e Marini? Giudicheranno i cittadini. Di certo, diversi. Più curiosi del futuro che del passato. Più simili ai cittadini che dovrebbero votarli. Non è soltanto questione di età, piuttosto di cultura e linguaggio. Mentre i vecchi leader litigavano sulle rispettive appartenenze, è cresciuta una generazione per la quale le categorie novecentesche hanno perso senso. A cominciare dalla questione dominante del secolo scorso, il comunismo. Che per l'Italia continua a essere un'ossessione. Ex e post comunisti, dialoganti con ex democristiani, in lotta con anticomunisti, a loro volte spesso ex comunisti, come se il muro non fosse mai caduto, in un delirio passatista di revisionismo rancoroso.


Questi altri, i giovani, non sono ex di nulla. Hanno votato Ulivo già a diciott'anni, sono cresciuti in una casa riformista comune, dove non è difficile trovarsi d'accordo sui valori fondanti. Cattolici e non cattolici, difensori della laicità dello stato. Moderati e radicali, convinti che il conflitto d'interessi (di Berlusconi, di Pincopallo o del governatore di una regione "rossa") sia un cancro della vita pubblica nazionale. Milanesi o siciliani, fieri europeisti, con esperienze di studio e lavoro all'estero, contatti quotidiani con coetanei che fanno politica a Berlino o Parigi, Londra o Madrid. In una specie di permanente Erasmus via Internet, dove ci si scambiano idee e informazioni sui temi del qui e dell'oggi, l'ambiente, l'energia, la crisi, i nuovi lavori, l'immigrazione. Assai più di quanto facciano con i colleghi europei i nostri parlamentari in villeggiatura politica a Strasburgo e Bruxelles, indipendentemente dal gruppo europeo al quale sono iscritti.

Hanno tutti vite che si possono raccontare oltre la sezione di un partito, non sono figli di dirigenti e funzionari, considerano la politica un impegno a termine, almeno per ora. E dalle esperienze di vita quotidiana hanno maturato quello che forse è mancato in tutti questi anni alle leadership di centrosinistra. Una visione della società italiana nei fatti alternativa a quella della destra di Berlusconi. Un'Italia più aperta e tollerante, ben disposta al merito e alla creatività, assai più integrata nel resto d'Europa, meno anomala e autarchica, familista e obbediente ai vescovi. Ma anche una sinistra meno autarchica e difensiva. E' una visione dove il coraggio si mescola con l'ingenuità. Ma forse è di coraggio e ingenuità che la sinistra ha bisogno.
Nel suo primo anno di vita il Pd non si è concentrato sulla più grave crisi economica dagli anni Trenta ma sull'annosa questione del dialogo con Berlusconi. Dialogo sì, dialogo no, a prescindere, come stile politico. Senza neppure capire che, visto il risultato elettorale, Berlusconi non ha più bisogno di dialogo. Il temuto o sperato (da Veltroni) pareggio elettorale non c'è stato. Al massimo il premier ha oggi bisogno di un'opposizione che lo aiuti a far ingoiare all'opinione pubblica irriducibilmente democratica un certo numero di leggi razziali impensabili nel resto del continente, il regolamento di conti finale con la magistratura e qualche raffica di nomine di basso livello alla Rai o negli enti pubblici. Tutte operazioni alle quali procederà in ogni caso, anche senza la benedizione degli avversari. A questo brutale stravolgimento delle garanzie costituzionali, il centrosinistra ha offerto in questi anni soltanto una resistenza trattabile e poco convinta. Fino alla resa ideologica di contrapporre la ronda di sinistra a quella di destra, la caccia al lavavetri democratica contro quella leghista, il buon portatore di conflitto d'interessi (Soru) contro il cattivo. In cambio della concessione da parte del sovrano di qualche riserva indiana, di un piccolo statuto albertino in materia di sindacato o televisioni, e ancor di più in cambio della sopravvivenza del centrosinistra come ceto politico. Il tempo di questi giochi da seconda repubblica è ora scaduto. I cittadini chiedono che la politica non si occupi della propria sopravvivenza ma della loro, minacciata dalla crisi.


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